Attenti al ghiaccio

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Chi scrive qui non appartiene alla maggioranza di quelli che si fanno prendere dal panico ogni volta che una congrega di scienziati pretende d’avere scoperto l’ennesima causa della prossima catastrofe planetaria. Siamo convinti che la percezione nell’opinione pubblica di fenomeni come l’AIDS, la mucca pazza, la SARS o l’aviaria sia deformata da una sorta di convergenza di interessi di una parte della comunità scientifica, della politica e dei media.

Prova ne è che molte della vere catastrofi umanitarie come i massacri in Ruanda o in Darfur o la situazione di questi giorni in Zimbabwe, entusiasmano pochi e pochi sono i soldi versati per riportare questi problemi nell’alveo di ciò che possiamo definire come umanamente sopportabile. Invece per gli scienziati che ricercano cure definitive per debellare il virus dell’AIDS o quello dell’aviaria, la vita diventa molto sopportabile grazie alla pioggia di denaro destinata alla loro ricerca. Sono fenomeni che viaggiano sull’ottovolante, che oggi interessano tutti e domani, vista la loro vera portata, non interessano più nessuno.

L’evento del giorno, quello che ci porterà all’estinzione, è ovviamente il Global Warming. In questi giorni la sua corsa sta pericolosamente avviandosi su una china molto scoscesa, alla fine della quale alcuni, non a torto, vedono una fine infelice.

Dopo l’indubbio successo delle conclusioni alle quali è giunto l’IPCC, organismo assunto ai vertici della ricerca sugli effetti dell’aumento del CO2 sul riscaldamento del pianeta; dopo l’aumento smisurato della popolarità di personaggi come Al Gore, del suo libro An Inconvenient Truth  e dell’omonimo film, forse potrebbero assurgere all’olimpo dei famosi i 650 scienziati dell’Apocalisse (in aumento rispetto ai 500 del 2007).

Sono quelli in dissenso con i 52 dell’IPCC, e il loro numero supera di 12 volte i sostenitori della catastrofe da CO2. In un 2008 nel quale, per la prima volta dal 1913, non sono state rilevate macchie solari nel mese di Agosto, in un anno nel quale le condizioni di innevamento della Alpi hanno superato tutti gli standard generazionali, potremmo scoprire che il Global Warming non esiste.Un’affermazione, questa, facilmente interpretabile come una battuta. Peccato che i 650 scienziati esisteano davvero e che anche il Senato americano e le sue commissioni comincino ad accorgersene.

Tra tutti i “denigratori” della teoria del Global Warming, ci ha divertito molto il commento del chimico Patrick Franck:

But there is no falsifiable scientific basis whatever to assert this warming is caused by human-produced greenhouse gasses because current physical theory is too grossly inadequate to establish any cause at all”.

Chissà se il mainstream media si accorgerà dell’occasione, quella di lanciare sul ricco mercato dell’informazione una contro-informazione che confuti la teoria tanto cara a Gore e alla sua compagnia. Potrebbe rivelarsi una miniera d’oro anche ciò significherebbe smentire sé stessi e peccare di incoerenza. Ma, si sa, non è questo che conta.

Fidati dei vicini

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“If someone was sending rockets on my house where my daughters were sleeping at night, I would do everything to stop it, and I would expect Israelis to do the same thing.”- President-elect Barack Obama

Immaginatevi che in un paese come l’Italia, praticamente senza risorse energetiche, le nazioni confinanti forniscano quotidianamente tutto il fabbisogno di energia elettrica. E che, visto lo stato disastroso e l’inconsistenza del suo sistema sanitario le stesse nazioni si rendano quotidianamente disponibili a curare gratuitamente un numero illimitato di malati. E che, dato lo stato deficitario della sua economia, gli stessi stati inviino medicinali e cibo in quantità necessarie a provvedere alla sopravvivenza della popolazione.

Il tutto gratuitamente.

E immaginatevi che, invece di essere grati e di cercare di mantenere un equilibrio politico con i propri vicini, i governanti italiani utilizzino una certa quantità di denaro pubblico ricevuto da paesi “amici” per acquistare missili. Salvo poi, un bel mattino, iniziare un lancio continuo di queste armi di distruzione verso i centri abitati al di là dei propri confini.

Secondo voi, che dovrebbero fare i governanti dei paesi che tengono in vita l’Italia? Chiedere sommessamente di non esagerare con i missili? Oppure inviare ancora più kilowatt, accettare ancora più malati, inviare più medicinali e più cibo, nella speranza di vedere placato l’odio ed il desiderio di distruzione? E se poi scoprissero che in un articoletto della costituzione italiana fosse chiaramente espressa la missione del “bel paese” di continuare questa guerra a perpetuità fino a che tutti i paesi vicini siano distrutti? Che dovrebbero fare?

Magari difendersi, contrattaccando?

P.s.: al solito gli europei perdono un’occasione. Prima dichiarano che l’operazione di Israele è «più offensiva che difensiva» e poi, il primo ministro della Repubblica Ceca (paese alla presidenza della EU) Mirek Topolanek, dichiara che Israele non ha il diritto di intraprendere operazioni militari che «hanno ripercussioni in gran parte sui civili». Visto che Hamas intraprende senza sosta operazioni militari che hanno rupercussioni «SOLO» sui civili, Topolanek voleva forse dire che Israele dovrebbe fare come Hamas e non colpire le sue  forze militari…?

Disinformazione “Romana”

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Da molto tempo non aggiorniamo questo blog. Ciò non toglie che non abbiamo smesso di leggere e documentarci pure se con maggiore sporadicità.

Leggendo qua e là, ci siamo imbattuti in un articolo di Nico Valerio, basato su un’inchesta di Honestreporting che documenta come un certo giornalismo nostrano, definito da molti come “illustre”, altro non sia che un bell’esempio di disinformazione.

Da leggere.

Alla difesa del Liechtenstein

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A forza di leggere i j’accuse dei cacciatori di evasori e i tentativi di qualche astuto politico nostrano di manipolare una lista tanto misteriosa quanto inutile, cominciavamo a pensare che questa gente avesse ragione. Cominciavamo a farci assorbire dal mainstream del momento, secondo il quale chiunque favorisca l’utilizzo di strumenti giuridici atti a proteggere la propria privacy, sia condannabile a priori e debba essere cacciato dalla comunità finanziaria internazionale.

Il destino del Liechtenstein ci pareva così segnato ed eravamo pronti a cancellare il post di qualche giorno fa. Poi, continuando a scavare nei meandri dei notiziari, abbiamo letto due notizie interessanti che ci hanno fatto cambiare idea.

La prima è che il Ministro danese delle Finanze, Kristian Jensen, ha dichiarato la sua ostilità ad utilizzare informazioni acquisite da un informatore che le aveva rubate. Il Ministro ha sostenuto che questa forma di “etica” non sia il modo corretto di assicurare il pagamento delle imposte da parte dei cittadini. Chapeau!

Crediamo sia un errore e molto pericoloso giustificare il comportamento della Germania nel caso in questione. Se lo si fa è solo perché ad essere stato coinvolto è un piccolo stato europeo il quale, assieme al Principato di Monaco e ad Andorra, non è di alcun interesse strategico per gli stati dominanti. Anzi, utilizzando delle normative interne che favoriscono il mantenimento della privacy, risultano molto fastidiosi. In futuro però, potremmo trovarci noi al posto di uno di questi stati e l’interferenza di una Germania o di un altro paese nelle questioni legali verso un paese estero sarebbe altrettanto legittimo? Certo che no. Ma contro il Liechtenstein lo è.

Le altre notizie sono contenute in questo articolo apparso sul Wall Street Journal. Da leggere. Tra l’altro, il cronista nota la contraddizione nella quale è caduta nientemeno che Angela Merkel. Lei accusa il Liechtenstein di “favorire la mancanza di rispetto delle leggi” ma si può tranquillamente sostenere la stessa cosa parlando dello stato tedesco, protagonista di un atto di corruzione con il quale ha acquistato informazioni rubate che, probabilmente, non saranno neanche utilizzabili in un tribunale. Da notare, aggiunge il WSJ, che dal 1999 esiste in Germania una legge secondo la quale la corruzione nei paesi esteri da parte di un cittadini tedesco è considerata un atto criminale (vedi lo scandalo Siemens). Evidentemente in questo caso lo Stato si è posto al di sopra delle proprie leggi.

Più in generale, il WSJ fa emergere una questione di fondo: che si tratti o meno di leggi legate ad aspetti fiscali, è legittimo che un paese emani degli editti sulla congruità delle leggi di un altro paese rispetto alle proprie? In particolare: è legittima la caccia alle streghe nei confronti del Liechtenstein dovuta al diverso modo di trattare le frodi fiscali rispetto alla Germania?

Purtroppo in Italia questi eventi sono andati in pasto alla speculazione politica. Se c’è una lista di nomi, che la si pubblichi così può essere usata come una clava. La solita figura da peracottai.

Segreto bancario e sovranità

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È stato definito uno scandalo, quello della scoperta dell’esistenza di centinaia di conti correnti di tedeschi, celati dietro le fondazioni del Liechtenstein e parcheggiati in banche del principato e svizzere. A scoprirli sono stati nel 2002 i servizi segreti tedeschi, grazie ad un atto di corruzione costato al contribuente quasi 5 milioni di euro, andati nelle tasche di un infedele funzionario della società fiduciaria LGT, appartenente all’omonimo gruppo bancario, il cui proprietario altro non è che il principato stesso.

Troviamo buffo che si parli di scandalo per la scoperta di conti nascosti, la cui esistenza tutti conoscono, potendo supporre che qualsiasi cittadino del mondo possa avere rapporti con banche del Liechtenstein. Non è un mistero l’utilizzo dei privilegi del minuscolo Stato fatto da molti per nascondere soldi, o perché non dichiarati al fisco del paese di residenza o per tenerli al riparo di creditori, eredi o di chiunque non debba conoscerne l’esistenza.

Secondo noi, il vero scandalo è la violazione de,lla privacy del settore bancario di un paese, ottenuta ricorrendo alla corruzione di un funzionario, quindi con metodi criminali. Pensiamo a cosa sarebbe successo se gli agenti tedeschi avessero agito nello stesso modo in Francia, Gran Bretagna o negli Stati Uniti! Va da sé che un piccolo principato non ha gli stessi mezzi e lo stesso peso per difendere la sua sovranità.

L’altra cosa scandalosa è che con il ritrovamento dei conti si sia immediatamente evocato un gigantesco scandalo fiscale. I titoli roboanti, le conseguenti invettive contro i paesi che proteggono il segreto bancario e le dimissioni immediate di personaggi come Klaus Zumwinkel, capo di Deutsche Post, alzano un gran polverone e mistificano la realtà, dietro la quale non c’è altro che un’inchiesta dalla quale si dovranno appurare eventuali frodi fiscali o altri reati.

Per ora, il coinvolgimento del Liechentstein provoca molto rumore per nulla. E dire che i tedeschi avevano inizato bene, lamentando inizialmente un problema di etica interno al paese. Gli scandali Neue Heimat, Siemens, Volkswagen e le colpe di manager corrotti, evidenziano come l’essere apparentemente tutti di un pezzo non significhi nulla. Dalle buone intenzioni, si è poi passati alla retorica. Incolpando i paesi “poco trasparenti nella lotta all’evasione fiscale“, ministri ed ex ministri, giornalisti, intellettuali e personalità renane, hanno incominciato a tuonare contro i responsabili dell’eventuale gigantesca evasione fiscale.

Invece di interrogarsi sui motivi per i quali ci sia chi evita in modo illecito il pagamento delle imposte - in un paese che tassa con una aliquota marginale massima di oltre il 47% i redditi delle persone fisiche - e concentrarsi sui loro problemi interni, i teutoni vogliono mettere le colpe sulle spalle del piccolo principato e della Svizzera.

Sarebbe come dire che qualsiasi banca è colpevole di offrire alla propria clientela le cassette di sucurezza nelle quali nascondere soldi contanti non dichiarati; oppure criminalizzare i produttori di letti e materassi perché sono oggetti che possono servire a nascondere un tesoretto.

Oltre alle accuse, poi, arriva ora l’ora delle menzogne. Peer Steinbrück, socialdemocratico e Ministro delle Finanze tedesco in carica, dichiara al Bild am Sonntag la guerra a tutti i paradisi fiscali in Europa, Svizzera, Austria e Lussemburgo compresi. Lui non sa o fa finta di non sapere che il segreto bancario nulla c’entra con una bassa pressione fiscale e che paesi come la Svizzera tutto sono fuorché un paradiso fiscale. Si illude che le sue invettive impregnate di ideologismo possano distogliere l’attenzione del povero contribuente tedesco dalla pesante pressione fiscale del suo paese e, anzi, farlo sentire orgoglioso di stare dalla parte di chi paga molto e non da quella di chi paga poco.

Senza arrivare a definire i metodi e la posizione tedesca “degni della Gestapo“, come ha fatto il Presidente dell’Associazione delle Banche Svizzere, siamo a fianco della ministra elvetica, Doris Leuthard, la quale ricorda l’accordo finalizzato alla lotta contro la frode fiscale, fatto tra il suo paese e la UE (oltre 500 milioni di euro di introiti per i paesi UE). Secondo lei deve rimanere intatta la sovranità di qualsiasi paese a definire la proprie norme interne sul segreto bancario e la fiscalità.

Concludendo, ha ragione il presidente del PDC svizzero, Christophe Darbellay, quando parla della gelosia tedesca verso la piazza svizzera: i teutoni non sono i primi né saranno gli ultimi. In genere, chi è geloso, vede sempre problemi nel giardino del vicino, invece di guardare l’erba matta del proprio.

UPDATE: pare che le informazioni ottenute dalla Germania, corrompendo il funzionario della LGT, siano state “girate” ad un numero considerevole di altri paesi europei. Così ora tutti i governi degli stati “vampiri” potranno giustificare imposizioni fiscali insopportabili perché la caccia all’evasore non ha quartiere ed arriva oltre i patri confini…(sempre che i titolari dei conti siano evasori).

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