Bye Alitalia

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Avevamo scritto che, comunque fosse andata, la vendita di Alitalia sarebbe stata una débacle per il paese. Non potrà essere altrimenti perché una società di quelle dimensioni, in un settore strategico come i trasporti, con quel cumulo di perdite e le storture di mercato che si trascina da anni non può essere acquistata da qualcuno senza conseguenze.

Le conseguenze ci saranno e saranno pesanti. Malpensa, costruita ex novo pochi anni fa, 20 milioni di passeggeri e migliaia di posti di lavoro, sarà ridimensionata. Alitalia sarà inglobata nella più grande compagnia aerea del mondo e non si sa che fine farà. Il mondo del trasporto aereo nostrano sarà governato da altri, non da noi e speriamo in bene.

Dopo che Padoa Schioppa ha dato il via all’acquisto da parte di Air France i politici di destra e di sinistra del nord insorgono. Volevano essere “preventivamente consultati” e, vista la mal parata, ora minacciano la piazza oppure insistono per una moratoria, quasi che per l’aeroporto lombardo fosse stata decretata la pena di morte.

Solo Mercedes Bresso pone il dito sulla piaga. Dice che anche se gli slot Alitalia saranno ceduti ad altre compagnie più competitive, i problemi saranno risolti solo a metà. I problemi, quelli strutturali, saranno ancora lì e per quelli dovremo ringraziare proprio chi strilla.

Malpensa è un progetto nato obsoleto e soffre di ritardi infrastrutturali paurosi rispetto alla sua importanza e alle potenzialità. Vorrebbero che si tenesse conto del suo ruolo di “hub” ma per essere tale dovrebbe essere raggiungibile facilmente dalle principali città italiane del nord mentre, da Milano, per esempio, spesso è più facile andare a Bergamo. A chi è capitato di atterrare da sud e sedere sul lato ovest di un aereo, la vista della superstrada di raccordo con la MI-TO, asfaltata solo a metà, deve essere apparsa un fantasma.

Insomma, i Formigoni, le Bresso, i Penati e tutti i leghisti, dove erano? Che hanno fatto per risolvere il problema Alitalia e quello di Malpensa durante gli anni di governo? E dove era il Cavaliere, capitano d’industria, l’uomo che doveva introdurre in politica i sani principi dell’efficientismo aziendale? Ovvio, o era in elicottero o sul suo Gulfstream, un po’ lontano per accorgersi dei problemi veri.

Ora non si può più piangere. Si può solo sperare che francesi ed olandesi siano clementi con noi poveri mangiaspaghetti, artisti e corrotti. Sperare che si crei spazio per altri vettori con il gusto del rischio e della competizione. Sperare che la competizione sia possibile in un mercato, quello delle rotte MI-Roma, in cui i vettori italiani la fanno da padroni a spese dei viaggiatori.

Chissà se la soluzione invocata da Beppe Grillo, quella di vendere Malpensa a Ryanair, non sia poi così inverosimile. In altri paese l’avrebbero presa in considerazione, nel nostro ne dubitiamo: se passasse di mano non si potrebbero più riassumere gli addetti che rubano nei bagagli.

Sarkozy papista a sorpresa

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Chissà se, diventando cattolico, Tony Blair si sarà domandato il significato del nuovo termine coniato dal suo collega, capo di stato francese, Sarkozy: laicità positiva. Forse si riferiva a quella non troppo laicista, quella “fanatica”. Dopo Blair convertito, abbiamo ora quindi Sarkò convertendo. A cosa? Ma all’abbraccio universale del clero papale, alle sue radici di fervente cristiano cattolico, radicato nella religione, radice della Francia e quindi dell’Europa.

Avevamo detto che quando Sarkò si muove al di fuori dei confini d’oltralpe non ci piace per niente. La visita al Papa è stata un’altra occasione per dimostrare il suo opportunismo al servizio del potere ed in accordo con i potenti. C’è bisogno di fare affari? Bene, vendiamo un po’ di energia nucleare a di aerei ai dittatori, tanto tutto fa brodo. Dobbiamo mostrare la nostra vena umanitaria? Benissimo, lingua in bocca con i terroristi, convertiti pure loro, beninteso.

Ma il poligamo seriale” Sarkozy, come lo ha definito Stefano, non ce lo aspettavamo prostrato davanti al Papa, a giocare al cattolico dei cattolici. O al merovingio onorario, come lo ha definito Malvino. Invece eccolo lì, nell’improbabile tentativo di rimettere la religione al centro della vita pubblica. Da oggi la laicissima Francia deve tenere conto di un avvertimento:

La morale laïque risque toujours de s’épuiser quand elle n’est pas adossée à une espérance qui comble l’aspiration à l’infini”.

Quindi, cari francesi, preparatevi: da oggi, la domenica niente più gite in campagna ma solo messa e preghiere. Poveretti.

Hat tip: l’ultimo post di Malvino sull’argomento

Indovina

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Domanda (facile o difficile, mah…): è meglio vivere in un paese dove la vita scorre tranquilla, succede poco e quando succede qualcosa (di normale) il paese si agita? O è meglio vivere in un paese dove la vita è un caos (casino?), succede di tutto e quando succede qualcosa (di normale), chissene?

Indovina, indovinello…

I creazionisti accettano “Consigli”?

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Il creazionismo, che afferma che gli esseri viventi presenti sulla terra sono tali perché creati da Dio, non è una scienza; lo afferma una risoluzione adottata a Strasburgo dall’assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa. Il problema è che

«ci sono creazionisti che vogliono far passare le loro credenze, perché di questo si tratta, come scienza, e vorrebbero che si insegnassero nei corsi di biologia».

Questa teoria deve essere quindi esclusa dai programmi di insegnamento delle scuole.

Nella risoluzione, adottata a grande maggioranza, i parlamentari del Consiglio d’Europa, hanno quindi rifiutato il principio che le tesi creazioniste siano considerato come scientificamente valide e presenti in un ambito diverso da quello dell’insegnamento della religione. Non sono quindi altro che credenze, superstizioni. Nulla a che fare, ovviamente, con la fede, quella autentica.

Ogni tanto una buona notizia anche da Strasburgo. Meno buona dalla platea dei membri italiani. Ricordiamo che l’ex-ministro Letizia Moratti, in una circolare ministeriale del 2004, aveva tentato di fare scomparire completamente dagli insegnamenti scolastici la teoria evoluzionista di Darwin. E dire che l’abbiamo votata, grazie anche all’alleanza da lei fatta con Benedetto della Vedova, leader del movimento politico al quale facciamo riferimento. La prossima volta faremo molta più attenzione.

Vediamo ora la reazione del reazionario. Il quale, tra l’altro, ultimamente dà segni di peggioramento. Dopo avere manifestato l’intenzione di beatificare 500 franchisti spagnoli, ha deciso che è arrivato il momento di sovvertire l’ordine democratico planetario. Non più libere elezioni e decisioni prese a maggioranza ma solo i dogmi e quindi la dittatura divina. Evidentemente si sarà ripassato le gesta e la vita di Khomeini.

Update: la Svezia potrebbe essere un paese nel quale vivere.

In Svizzera è sempre questione di mucche

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Le reazioni alle affissioni dell’UDC svizzera - partito di destra vagamente xenofobo - sono state molto violente. Nel paese rosso crociato ed all’estero le critiche sono state feroci, al punto che un responsabile dell’ONU ha chiesto di ritirare i manifesti dalla circolazione.

La Svizzera da aperto i suoi confini alla libera circolazione nel 2002. Per i cittadini comunitari è ora più facile ottenere permessi di soggiorno e vivere in questo paese. Inoltre dal 1° luglio di quest’anno, sono stati aboliti anche i contingenti per i permessi si lavoro.

Molti sostengono che la popolazione svizzera sia in maggioranza xenofoba e razzista. In un certo senso è vero ma occorre anche comprendere i motivi di queste paure. Il paese gode di una stabilità economica e sociale invidiabile, la disoccupazione e la criminalità praticamente non esistono e l’economia marcia bene. Gli svizzeri, insomma, godono di una invidiabile situazione di privilegio e non hanno intenzione di perdere queste prerogative.

L’UDC è il principale partito del paese. A fine anno ci saranno le elezioni politiche e la campagna elettorale è iniziata. Il tema dell’immigrazione è un tema caldo e fa presa sull’elettorato, qui come non mai. Ma le mucche bianche e quelle nere sono davvero troppo, specialmente per un paese dove la popolazione straniera costituita da immigrati ha assicurato nell’ultimo secolo una disponibilità di mano d’opera fondamentale per il benessere degli svizzeri.

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