Quei cattivoni dei francesi

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Secondo il ministro degli Esteri francese, il mondo si dovrebbe preparare al peggio. Il peggio sarebbe una guerra contro l’Iran. Gli iraniani rispondono violentemente, come previsto, al fronte comune franco-americano:

Oggi, il dominio iraniano nella regione è tale che nessuno oserebbe attaccarci“.

La storia la conosciamo: si tratta di fare la voce grossa verso l’esterno del paese per dare l’impressione, a chi sta fuori e a chi è dentro, di essere grandi e forti. Ma è solo un’impressione perché, mentre fuori l’Iran può vantare un influenza su tutta l’area mediorientale, all’interno il paese sta rischiando l’implosione. E non sembra rendersene conto: continuando così torneranno a scaldarsi con la legna e a spostarsi in groppa ai cammelli.

Veltroni vs Blair

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L’eventualità che all’orizzonte della politica italiana appaia un personaggio come Tony Blair è remotissima. E’ ad un politico come lui che la classe dirigente del nostro paese dovrebbe ispirarsi, per il suo spirito riformatore ed il suo coraggio. Nessuno è immune da errori e anche Blair ne ha fatti ma la grandezza di un uomo politico è data dal bilancio della sua attività che, nel suo caso, lascerà il segno nella storia.

Tony Blair esce di scena e cambia mestiere. Sarà l’inviato del “Quartetto” per la pace nel Medio Oriente. Un compito difficilissimo, soprattutto per lui che non ha esitato a mandare le truppe in quella zona a combattere i dittatori ed il terrorismo islamico. Promette che non tornerà e che le minestre riscaldate non lo interessano. Guadagnerà 85.000 sterline in meno di adesso, il che la dice lunga. Si riconvertirà professionalmente, pure restando in ambito politico, come un qualsiasi manager di successo ed evitando di farsi remunerare a caro prezzo in conferenze dalla dubbia utilità.

Ma perché l’Italia non può aspirare a partorire il suo Blair? Perché nel nostro paese l’evoluzione del sistema politico si chiama Partito Democratico ed il suo nuovo leader si chiama Walter Veltroni. Anche lui voleva riciclarsi (in Africa…) e aveva pubblicamente dichiarato:

«il fatto di esserci sempre (nel balletto delle “voci” ndr) è la garanzia che non ci sarò… se faro il sindaco di Roma nel corso dei prossimi 5 anni, alla fine di questo secondo quinquennio io avrò concluso la mia esperienza politica… perchè non bisogna fare la politica a vita, bisogna continuare a fare le cose nelle quali si crede, facendo altro…ne parleremo tra 5 anni, si vedrà fra 5 anni se sarà vero o no.»

Ovviamente la promessa di Veltroni non si è rivelata vera anche se potremmo giustificarlo con l’impossibilità di rifiutare un incarico fondamentale nella vita politica italiana, attraverso il quale Veltroni ambisce a cambiare il paese.

Nal suo discorso di investitura, ha cercato di convincere gli spettatori sulla sua visione del futuro. In questo momento pieno di pathos, ha ricordato l’origine (antica, non futura), del neo costituendo Partito Democratico: è la sintesi delle due tradizioni popolari di questo paese, cioè Pci e Dc. Tradizioni che, seppure popolari, hanno portato il paese dov’è ora, generato una classe politica demenziale e depravato generazioni future del loro diritto a vivere dignitosamente. Una bella sintesi. Se è questo che ci aspetta, preferiremmo occuparci di compiti impietosi e improbabili come quelli di Blair.

Pericoli

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E ora vogliamo vedere chi può ancora sostenere che l’Islam sia un pericolo per l’Europa. Il pericolo sono gli europei: più sono evoluti di intelletto, peggio è.

Chi oserà?

Chissà chi oserà chiedere una protesta ufficiale del governo italiano dopo i fatti di Mosca. Il massimo che la Farnesina è riuscita a fare nell’occasione, è stata una richiesta di spiegazioni per gli incidenti. Qui sopra potete vedere il video con il racconto di Vladimir Luxuria. Per la cronaca, un parlamentare europeo del nostro paese, Marco Cappato, è stato fermato e poi rilasciato dalla polizia ma Luxuria ci tranquillizza e i dice che hanno sentito l’ambasciata italiana “molto vicina“.

Già sentiamo quelli che fanno finta di ignorare il problema Putin e che oggi avranno un argomento un più per mettere la testa nella sabbia: “dovevano aspettarselo, in Russia i gay non sono ben visti“.

In realtà, qui il tema gay è solo un pretesto. Il problema sono le relazioni tese tra la Russia di Putin e il resto del mondo, soprattutto l’Europa.

Questo signore si permette di destabilizzare gli stati confinanti, ricattare un intero continente con la sua politica energetica e sguinzagliare killer nel regno di Sua Maestà britannica, con la missione di eliminare personaggi scomodi. Senza contare la repressione selvaggia all’interno del suo paese.

Gli amici di Putin in Europa, Schroeder, Chirac e Berlusconi, non contano più. Qualcuno che si scoccia c’è, tra i cineasti. Ma per il momento ci dobbiamo tenere Luxuria, non abbiamo nulla di meglio da opporre al nuovo zar.

Islam, immigrazione e difesa della libertà

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Negli scorsi mesi, tra batti e ribatti su giornali e siti di opinione, si è assistito ad un interessante dibattito critico tra alcuni protagonisti europei esperti di Islam. Da una parte Ayaan Hirsi Ali e Pascal Bruckner, definiti spesso come troppo intolleranti nei confronti della religione musulmana e dall’altra Ian Buruma e Timothy Garton Ash, rappresentanti del modello multiculturale anglosassone.

Garton Ash ha aspramente criticato l’intolleranza e il fondamentalismo “illuministadi Ayaan Hirsi Ali:

«Non credo che stia offrendo una soluzione per la maggior parte dei musulmani europei. Una strategia che si aspetta che milioni di musulmani abbandoneranno immediatamente la fede dei propri padri e madri è semplicemente non realistica. Se il messaggio che ascoltano da noi è che la condizione necessaria per essere europei è abbandonare la loro religione, allora sceglieranno di non essere europei».

La diatriba ruota attorno a due visioni che divergono sin dalle premesse. Garton Ash sostiene che la possibilità di integrazione dei musulmani in occidente passi attraverso l’accettazione della loro identità religiosa ed una riflessione della nostra società sulle possibilità di accoglimento e di integrazione di una cultura a noi spesso estranea. La Hirsi Ali rifiuta invece ogni compromesso e vede nelle premesse insite negli insegnamenti coranici la causa delle violenze e dell’intolleranza della società musulmana (specialmente verso le donne).

Uno dei temi della polemica è l’accusa fatta alla Hirsi Ali e a Bruckner di sbagliare quando si pretende di togliere la libertà di culto ai musulmani, una volta che questi si vogliano integrare nel nostro continente. Si sostiene che l’ex parlamentare olandese si ispiri ad una “europeizzazione” ed una “occidentalizzazione” dei musulmani, cosa tanto pericolosa quanto irrealizzabile.

Purtroppo attorno alle posizioni divergenti si sta ingenerando, da parte di massimi esperti sul tema, un inutile dibattito ormai scivolato in pura polemica. Questa deriva rischia di fare perdere di vista il tema centrale del problema islamico: il rispetto della libertà.

Noi crediamo che non si possa obbligare un marocchino o un saudita all’abiura di 14 secoli di religione e di cultura, anche se da tre generazioni vive in paesi protestanti o cattolici. Crediamo che la nostra civiltà possa e debba sostenere la libertà di culto e la possibilità per gli immigrati di scegliere e non ci risultano derive repressive in tal senso da parte di qualche governo di un paese occidentale e democratico.

Il problema è piuttosto l’atteggiamento di molti musulmani. Spesso la loro visione dell’occidente è quello di una terra di conquista e ormai non si contano più le inchieste e le condanne di imam la cui missione essenziale è di propagandare una forma di Islam non accettabile per lo stato di diritto. Inoltre, quasi mai un musulmano può decidere a cuor leggero di cambiare religione. In tutto, un attentato alla libertà dei musulmani stessi e dei non-musulmani a decidere liberamente sui loro convincimenti religiosi e su molti comportamenti sociali.

Non si tratta di imporre un modello di assorbimento dell’immigrazione musulmana nel tessuto sociale e religioso occidentale. Né è realistico pensare alla possibilità di successo di una siffatta teoria. Ma, allo stesso tempo, nonostante la nostra tolleranza e senza imporre condizioni di reciprocità nei paesi di provenienza, pretendiamo di difendere la nostra libertà di vivere in uno stato laico di diritto ed il rispetto dei principi fondanti di una democrazia.

Paradossalmente la globalizzazione accompagnata dai mezzi tecnologici di quest’epoca peggiora le cose. Invece di essere al servizio di un genuino scambio e di un inquinamento fruttifero tra i popoli, permette a chi emigra di sfruttare le opportunità di una vita migliore senza necessariamente doversi integrare nel tessuto sociale. Spesso per gli immigrati extra-comunitario, la residenza in un paese europeo si manifesta solo con l’ottenimento di un documento d’identità.

Le donne filippine partoriscono i figli qui per ottenere il passaporto ma dopo pochi mesi li portano in patria dai nonni e lì resteranno fino alla maggiore età, quando i genitori torneranno nel loro paese. I cinesi o i kossovari, invece, tendono a raggrupparsi in enclaves, degli stati negli stati, le cui bandiere a forma di parabole sventolano su tutti i balconi.

Non crediamo che Ayaan Hirsi Ali ci renda servizio sostenendo pubblicamente che l’Islam è “arretrato” e il suo profeta è “perverso: serve solo a scaldare gli animi e fornisce un’arma in più a chi sostiene che l’islam sia costantemente minacciato in occidente. Siamo invece d’accordo con il suo amico Bruckner quando difende l’illuminismoche abbatterà anche l’idra islamista” (non l’Islam ndr), lo esalta per avere sconfitto “l’oscurantismo e la notte di San Bartolomeo” , che non è possibile tollerare nell’Islam quello che non abbiamo tollerato nel cattolicesimo e che dobbiamo

«estendere la nostra solidarietà a tutti i ribelli del mondo islamico, ai non-credenti, ai libertini atei, ai dissidenti, alle sentinelle della libertà, così come abbiamo sostenuto i dissidenti dell’Est Europeo nei tempi passato».

Grazie a ResetDOC.

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