Ségò va in televisione, noi preferiamo Sarkozy

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Sègo va in televisione e si fa intervistare da un pubblico di 100 persone su TF1 alla trasmissione “J’ai une question a vous poser“. Grazie agl’incredibili progressi multimediali, già pochi minuti dopo la fine dell’incontro era possibile visionare integralmente le riprese: si trova qui la prima parte e qui la seconda parte. Sono filmati interessanti perché mostrano la candidata in una situazione nuova, in cui è esposta a domande anche provocatorie e non concordate.

La stessa trasmissione è stata prodotta il 6 febbraio scorso da Nicolas Sarkozy. Di queste riprese sono disponibili degli estratti. Non vogliamo influenzare i lettori, ma per chi è curioso sarebbe interessante visionare entrambi i candidati in queste due situazioni comparabili e poi emettere un giudizio. Il nostro lo potete immaginare, anche se restano i dubbi sulle posizioni di Sarkozy su certi temi etici.

Mentre i candidati maggiori chiudono il ciclo di trasmissioni, i sondaggi continuano. L’uomo del giorno è François Bayrou, centrista giscardiano, dato ora al 16% al primo turno. La sua ascesa toglie definitivamente qualsiasi velleità all’estrema destra di Le Pen, destinato stavolta a tornare subito a casa con la coda fra le gambe (per fortuna, diciamo noi).

L’articolo del giorno, invece, è del Financial Times. L’autorevole quotidiano si sbilancia e sceglie Nicolas Sarkozy. Lo invita, per il suo bene, a dimettersi da ministro per non essere accusato di conflitti di interesse. Con questo “endorsement”, abbiamo ancora dubbi?

Jacques Chirac va in pensione: champagne!

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Questa sera si svolgerà l’atteso incontro televisivo di Ségolène Royal con 100 telespettatori, i quali potranno porre domande alla candidata del PS su qualsiasi argomento della campagna elettorale. L’incontro con Nicolas Sarkozy è già avvenuto circa due settimane fa e in quell’occasione il candidato dell’UMP ha dato prova della sua inossidabilità e del suo decisionismo. Anche davanti ad una madre che gli chiedeva cosa intendesse fare per aiutarla con tre figli a carico, ha risposto, senza mostrare dubbi, che prima o poi i figli sarebbero cresciuti e diventati indipendenti e allora lei avrebbe potuto fare un corso di riqualificazione professionale e tornare a lavorare.

Sègolène Royal ha un disperato bisogno di un evento di successo. Nel “Patto Presidenziale” aveva offerto qualche speranza di rimonta al suo elettorato. Ma la scorsa settimana è stata di nuovo foriera di sventure. Il responsabile dell’economia del Partito Socialista e membro dello staff, l’autorevole Eric Besson, ha sbattuto la porta in faccia alla candidata a causa dei dissidi che lo separano dal segretario del partito, François Hollande. Le reazioni nello staff di Ségolène sono state di sconforto e questo avvenimento ha avuto l’effetto temuto: un ulteriore aumento della distanza che la separa nei sondaggi da Sarkozy.

Dal canto suo, Nicolas Sarkozy prende le misure dalla sua avversaria e aggiusta il tiro. Dopo che la Royal aveva illustrato il suo piano presidenziale, l’opinione pubblica si era chiesta come avrebbe potuto realizzarlo. Accentuare il potenziamento del welfare e delle tutele sociali, assicurare alloggi a tutti i non abbienti con interventi nell’edilizia popolare, tornare alle 35 ore, alzare il salario minimo o fornire un sussidio pubblico per un anno pari al 90% del salario, sono interventi cari per le casse dello Stato. Il conto era stato fatto velocemente: 48 miliardi di euro. Oltre alle difficoltà politiche a realizzare il piano, molti si erano chiesti dove la Royal avrebbe trovato le risorse.

Sarkozy ha sentito puzza di bruciato e con l’aiuto degli esperti e del fido economista François Fillon, ha rimodulato le sue promesse. La loro realizzazione sarebbe costata come quella della Royal. Non si parlerà più quindi di abolizione dell’imposta di successione ma di una sua riduzione, come anche l’erogazione degli assegni familiari per il primo figlio saranno ridimensionati. Quanto alla riduzione di 4 punti percentuali in rapporto al PIL dei prelievi obbligatori, al massimo di potrà arrivare ad 1 punto.

Comunque vada, la cosa più positiva di questa competizione sarà l’uscita di scena definitiva di Jacques Chirac. Questo week-end è uscito in Francia un suo libro-intervista, dal titolo “L’Inconnu de l’Elysèe“. Si dice sia un tentativo di riabilitare una figura pubblica ormai logorata ed alla fine della sua carriera. Chirac deve avere dato il meglio di sé nel manoscritto, soprattutto quando ha ribadito alcuni suoi sentimenti tipicamente anti-americani.

Quando parla dei problemi con gli Stati Uniti, dice che

«…ne ho in continuazione…loro che cercano sempre di imporre il loro punto di vista (…) … sono convinto che il liberalismo è destinato allo stesso fallimento del comunismo e che porterà agli stessi eccessi. Entrambi sono perversioni della mente umana».

Non contento di queste affermazioni, ha aggiunto che la scoperta dell’America

«non è stato un grande momento storico»

e non è degno di essere celebrato in modo particolare, senza contare che gli scopritori furono i vichinghi e non Cristoforo Colombo (…).

Il suo modello socio-culturale sono le civiltà orientali (pare sappia tutto sui lottatori di Sumo). Al contrario, la sua avversione verso la civiltà romana, i conquistadores spagnoli, gli ebrei e gli americani sono risapute. E anche i risultati del suo agire politico sono sotto gli occhi di tutti. Ora speriamo che Sarkozy o la Royal cambino rotta, ripensino i loro alleati di oltre-atlantico in chiave differente, magari preferendoli ai vichinghi, un popolo ammirato da Chirac perché scoprirono il nuovo continente senza «fare tanto chiasso» ed «ebbero l’eleganza di autodistruggersi». Rinchiudetelo.

Ségolène Royal: il “Patto Presidenziale”

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Il marito di Ségolène Royal, François Hollande, segretario del PS, l’aveva chiaramente detto: la campagna elettorale inizia da qui, dal “Patto Presidenziale con i Francesi”. E Ségolène non l’ha smentito. A Villepinte la candidata socialista ha presentato, come annunciato, le 100 misure del Patto, senza rinnegare nulla di ciò che aveva sostenuto fin dall’inizio della campagna. Davanti a 20.000 sostenitori, in una atmosfera elettrizzata, ha tenuto un discorso di 2 ore.

L’impressione è stata di una donna decisa e aggressiva, più a suo agio in una situazione pubblica che in passato e pronta a arringare a braccio la platea. Per questa occasione ha lasciato i vestiti dai toni morbidi per indossare giacca e gonna rossi, quasi a volere interpretare un “senso di collera dei francesi“.

In concreto, il patto e le proposte fanno riferimento ad una serie di “misure sociali”, da introdurre al più presto. Tra queste spiccano l’aumento del salario minimo a 1.500 euro e l’aumento del 5% delle pensioni più basse. Gli altri argomenti sui quali ha molto insistito sono stati il diritto alla casa, l’istruzione e la sicurezza sociale professionale. Molte di queste proposte sono state espresse con concetti e senza precisare cifre e previsioni.

Un’altra cosa piuttosto sorprendente è stata la fermezza con la quale ha ribadito alcune sue posizioni vagamente iconoclaste e piuttosto in contrasto con l’ideologia socialista tradizionale: il servizio militare per i giovani che delinquono, la revisione della carta scolare, una spinta al federalismo contro “lo Stato gioacobino” e le giurie popolari.

Ségolène Royal rimane nei sondaggi dietro a Nicolas Sarkozy, sempre più lontano. Tuttavia non ha torto quando sostiene che la campagna si giocherà nei prossimi 70 giorni. Dopo i dibattiti televisivi aperti ai quali la Royal deve ancora partecipare, si potranno tirare le prime somme. Per il momento resta una delle candidate più attive nella comunicazione, su tutti i media, compreso Internet. Il suo sito “Desirsdavenir” con i forum partecipativi, resterà un esempio di innovazione. Alla memoria, speriamo.

Ségolène Royal: da una gaffe all’altra

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Ségolène Royal non ha fatto a tempo a dichiarare “on va tout casser (romperemo tutto ndr), che ha rischiato di rompersi definitivamente la testa sull’altare della campagna elettorale per le elezioni presidenziali. Gérald Dahan, famoso imitatore francese, l’ha messa nel sacco. Dopo averle telefonato spacciandosi per il Primo Ministro del Québec, Jean Charest, nel corso della conversazione ha evocato la polemica provocata in Canada dalle dichiarazioni della Royal sulla Sovranità del Québec e ha collegato l’argomento al problema dell’indipendentismo della Corsica.

Ségolène Royal c’è cascata e non ha perso tempo per sfoderare una delle sue imperdonabili gaffe: ha sostenuto che non tutti i francesi sarebbero contrari a liberarsi dell’isola mediterranea ma ha pregato anche Dahan di non divulgare questo il “royalpensiero” perché potrebbe causare un altro incidente diplomatico e va quindi considerato un segreto.

Ovviamente per Dahan, “piatto ricco mi ci ficco. Il giorno dopo ha fatto passare su RTL la telefonata, dando in pasto agli avversari della bella Ségolène un argomento per attaccarla e provocando l’ira dei corsi.

Intanto Sarkozy, sempre più a suo agio nella veste di favorito, continua a tenere alti i toni della gara elettorale (è stabile al 54% in caso di ballottaggio ndr) incassa il voto di André Glucksmann e va a fare visita a Tony Blair. I due giovani galli si capiscono al volo. Sarkozy ha dichiarato che

Blair è uno di noi…per come ha gestito il paese, risolvendo il problema dell’Irlanda del Nord, l’occupazione, la modernizzazione, tutte cose che ci devono fare riflettere“.

Ormai, grazie ai continui errori ed alle ingenuità di Sègolène Royal, “Sarko” sembra quasi passeggiare, tenendo l’avversaria sotto controllo e aspettando l’immancabile gaffe quotidiana. Una situazione piuttosto diversa da quella italiana, dove un candidato come Romano Prodi, definibile come la “gaffe ambulante“, nonostante tutto ha vinto le elezioni. Vive la France!

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Sègolène Royal: gaffe dopo gaffe, il precipizio

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(Secondo gli ultimi sondaggi, la Royal ha perso al primo turno altri 8 punti ed è scesa al 27%)

Per Ségolène Royal il mondo gira in modo strano. L’operato dei governi dovrebbe essere sottoposto al giudizio popolare, Hezbollah ha posizioni condivisibili, specialmente riguardo agli Stati Uniti, la giustizia cinese è un esempio da seguire per la sua celerità e ora il Canada.

Le aspirazioni separatiste dello stato canadese del Quebec hanno ora un nuovo appoggio. L’intervento è stato bollato dal Primo Ministro canadese come un’ingerenza nella vita democratica del paese. Va inquadrato nel desiderio, tradotto spesso in realtà, di recuperare il tempo perduto nell’ambito delle relazioni internazionali; un ambito dal quale la Royal è rimasta esclusa per molto tempo.

La strategia è quella di incontrare tutti, di qualsiasi colore, cultura, orientamento politico. Basta che siano stati eletti democraticamente. Lo ha fatto viaggiando in mezzo mondo e pranzando a Parigi con qualsiasi esponente politico straniero di passaggio. Una traslazione in chiave internazionale della “democrazia diretta“, tradotta in “diplomazia diretta“.

Nessuno può scampare un incontro, una discussione con la bella Ségolène e ormai tutti temono le conseguenze di tali incontri, le gaffe. L’unico a dormire sonni tranquilli è George W. Bush. Sègolène ha infatti dichiarato che non lo incontrerà nel caso facesse in viaggio negli States. Forse perché non è stato eletto democraticamente.

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