Cesare Battisti affonda Ségolène Royal?
20-Mar-07

Si possono sostenere molte cose sulla campagna presidenziale francese per l’elezione del Presidente della Repubblica, non certo che sia noiosa. Fino a poche settimane fa il risultato del primo turno era chiaro: Sarkozy e Royal. Ma François Bayrou ha mischiato le carte di un’elezione che lascerà il segno nella storia della “République”. Oggi, se il candidato dell’UDF dovesse andare al secondo turno, i sondaggi lo vedrebbero vincente contro qualsiasi avversario. E le probabilità che ciò accada, crescono ogni giorno: a scapito di Ségolène Royal.
La bella candidata del PS non sa più che fare. Il suo partito non le sta dando il supporto dovuto, il suo ex consulente per l’Economia, uscito dallo staff sbattendo la porta, pubblica un libro nel quale la copre di insulti e dichiara apertamente che non la voterà. Si inventa perfino la “VIa Repubblica“. Se pure avessimo avuto qualche dubbio, anche noi, da oggi, avremmo deciso di non votarla. Grazie ad un certo Cesare Battisti.
Per uno scherzo del destino, questo assassino, condannato all’ergastolo dalla giustizia italiana, porta il nome di uno dei più illustri personaggi dell’irredentismo italiano del ‘800. Eppure la differenza tra i due è abissale. Mentre il patriota, eroe nazionale, ha affrontato il processo a testa alta ed è stato giustiziato gridando “Viva l’Italia libera”, il Battisti terrorista rosso, è scappato in Francia per tempo, per bere champagne ai circoli della sinistra intellettuale, protetto da un editto dell’allora presidente, François Mitterand.
La giustizia francese, dopo avere respinto per vizio di forma una prima richiesta di estradizione nel 1991, aveva accolto quella presentata nel 2004 dal governo Berlusconi. La storia, iniziata con questo accoglimento, aveva portato alla luce un volto della sinistra intellettuale francese erroneamente dato per scomparso. La nostalgia per le emozioni sessantottine è stata ed è ancora troppo forte in chi vorrebbe proiettare nella lettura delle azioni e dei libri di Battista, una stagione da considerare ormai sepolta.
Invece, il comitato capeggiato da Fred Vargas inizia nel 2004 la battaglia di solidarietà e di sostegno alla libertà di Battisti. Quest’azione prende piede anche all’interno dell’opinionismo transalpino e trascina la maggioranza dei giornalisti a prendere le difese dell’ex-terrorista, chiedendo, per lo meno, un nuovo processo. Ma la cosa più grave è che buona parte dello staff del Partito Socialista decide di impegnarsi in prima persona per evitare che venga estradato. François Hollande, segretario del partito, va nel carcere e manifesta la sua solidarietà. Il sindaco di Parigi, Bertrand Delanoe, dichiara di “avere messo Battisti sotto la protezione della Città di Parigi“. I Verdi chiedono che gli sia riconosciuto il titolo di “cittadino onorifico“. Bernard-Henry Lévy, Guy Bedos e Georges Moustaky mettono sullo stesso piano i guai giudiziari di Silvio Berlusconi con l’ergastolo di Battisti.
Ora la vicenda dell’ex-terrorista esplode nel mezzo della campagna elettorale, costringendo la Royal e Bayrou a giocare di rimessa nei confronti dell’artefice di questa cattura, il Ministro dell’Interno, Nicolas Sarkozy. I socialisti non hanno di meglio da fare che insinuare senza mezzi termini che la cattura sia stata abilmente orchestrata dal candidato dell’UMP per avvantaggiarsi nella corsa all’Eliseo. François Bayrou fa il prudente alla francese e cioè non senza pronunciare qualche affermazione stupidamente azzardata:
«Qualsiasi siano stati gli orrori di quel periodo, di quelle azioni, non sapendo se quell’uomo è colpevole o meno, il nostro diritto francese, europeo, occidentale, prevederebbe che ogni persona abbia diritto ad un processo in sua presenza.»
Se non fosse francese, rimarremmo sbalorditi davanti a tanta “prudenza” idiota. Chissà se Bayrou pensa che siano gli apparati della giustizia a sottostare all’obbligo di traslocare laddove si trova il processato. O se, invece, ricorda che l’assenza di Battisti al processo sia stata una sua scelta, della quale, oltre che dei delitti, deve obbligatoriamente prender su di sé la responsabilità.
E Sègolène Royal? Dopo avere amabilmente pranzato poche settimane fa con il tutore di Battisti, Fred Vargas, (incontro organizzato dall’avvocato Jean-Pierre Mignard, vicino alla Royal e difensore storico dei brigatisti fuoriusciti), non commenta. Suo marito, segretario del partito, è contrario all’estradizione e l’apparato del partito è in maggioranza sulla sua linea. Per questo, anche se avessimo avuto un dubbio, non li voteremmo.





