Cesare Battisti affonda Ségolène Royal?

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Si possono sostenere molte cose sulla campagna presidenziale francese per l’elezione del Presidente della Repubblica, non certo che sia noiosa. Fino a poche settimane fa il risultato del primo turno era chiaro: Sarkozy e Royal. Ma François Bayrou ha mischiato le carte di un’elezione che lascerà il segno nella storia della “République”. Oggi, se il candidato dell’UDF dovesse andare al secondo turno, i sondaggi lo vedrebbero vincente contro qualsiasi avversario. E le probabilità che ciò accada, crescono ogni giorno: a scapito di Ségolène Royal.

La bella candidata del PS non sa più che fare. Il suo partito non le sta dando il supporto dovuto, il suo ex consulente per l’Economia, uscito dallo staff sbattendo la porta, pubblica un libro nel quale la copre di insulti e dichiara apertamente che non la voterà. Si inventa perfino la “VIa Repubblica“. Se pure avessimo avuto qualche dubbio, anche noi, da oggi, avremmo deciso di non votarla. Grazie ad un certo Cesare Battisti.

Per uno scherzo del destino, questo assassino, condannato all’ergastolo dalla giustizia italiana, porta il nome di uno dei più illustri personaggi dell’irredentismo italiano del ‘800. Eppure la differenza tra i due è abissale. Mentre il patriota, eroe nazionale, ha affrontato il processo a testa alta ed è stato giustiziato gridando “Viva l’Italia libera”, il Battisti terrorista rosso, è scappato in Francia per tempo, per bere champagne ai circoli della sinistra intellettuale, protetto da un editto dell’allora presidente, François Mitterand.

La giustizia francese, dopo avere respinto per vizio di forma una prima richiesta di estradizione nel 1991, aveva accolto quella presentata nel 2004 dal governo Berlusconi. La storia, iniziata con questo accoglimento, aveva portato alla luce un volto della sinistra intellettuale francese erroneamente dato per scomparso. La nostalgia per le emozioni sessantottine è stata ed è ancora troppo forte in chi vorrebbe proiettare nella lettura delle azioni e dei libri di Battista, una stagione da considerare ormai sepolta.

Invece, il comitato capeggiato da Fred Vargas inizia nel 2004 la battaglia di solidarietà e di sostegno alla libertà di Battisti. Quest’azione prende piede anche all’interno dell’opinionismo transalpino e trascina la maggioranza dei giornalisti a prendere le difese dell’ex-terrorista, chiedendo, per lo meno, un nuovo processo. Ma la cosa più grave è che buona parte dello staff del Partito Socialista decide di impegnarsi in prima persona per evitare che venga estradato. François Hollande, segretario del partito, va nel carcere e manifesta la sua solidarietà. Il sindaco di Parigi, Bertrand Delanoe, dichiara di “avere messo Battisti sotto la protezione della Città di Parigi“. I Verdi chiedono che gli sia riconosciuto il titolo di “cittadino onorifico“. Bernard-Henry Lévy, Guy Bedos e Georges Moustaky mettono sullo stesso piano i guai giudiziari di Silvio Berlusconi con l’ergastolo di Battisti.

Ora la vicenda dell’ex-terrorista esplode nel mezzo della campagna elettorale, costringendo la Royal e Bayrou a giocare di rimessa nei confronti dell’artefice di questa cattura, il Ministro dell’Interno, Nicolas Sarkozy. I socialisti non hanno di meglio da fare che insinuare senza mezzi termini che la cattura sia stata abilmente orchestrata dal candidato dell’UMP per avvantaggiarsi nella corsa all’Eliseo. François Bayrou fa il prudente alla francese e cioè non senza pronunciare qualche affermazione stupidamente azzardata:

«Qualsiasi siano stati gli orrori di quel periodo, di quelle azioni, non sapendo se quell’uomo è colpevole o meno, il nostro diritto francese, europeo, occidentale, prevederebbe che ogni persona abbia diritto ad un processo in sua presenza

Se non fosse francese, rimarremmo sbalorditi davanti a tanta “prudenza” idiota. Chissà se Bayrou pensa che siano gli apparati della giustizia a sottostare all’obbligo di traslocare laddove si trova il processato. O se, invece, ricorda che l’assenza di Battisti al processo sia stata una sua scelta, della quale, oltre che dei delitti, deve obbligatoriamente prender su di sé la responsabilità.

E Sègolène Royal? Dopo avere amabilmente pranzato poche settimane fa con il tutore di Battisti, Fred Vargas, (incontro organizzato dall’avvocato Jean-Pierre Mignard, vicino alla Royal e difensore storico dei brigatisti fuoriusciti), non commenta. Suo marito, segretario del partito, è contrario all’estradizione e l’apparato del partito è in maggioranza sulla sua linea. Per questo, anche se avessimo avuto un dubbio, non li voteremmo.

Jacques Chirac va in pensione: champagne!

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Questa sera si svolgerà l’atteso incontro televisivo di Ségolène Royal con 100 telespettatori, i quali potranno porre domande alla candidata del PS su qualsiasi argomento della campagna elettorale. L’incontro con Nicolas Sarkozy è già avvenuto circa due settimane fa e in quell’occasione il candidato dell’UMP ha dato prova della sua inossidabilità e del suo decisionismo. Anche davanti ad una madre che gli chiedeva cosa intendesse fare per aiutarla con tre figli a carico, ha risposto, senza mostrare dubbi, che prima o poi i figli sarebbero cresciuti e diventati indipendenti e allora lei avrebbe potuto fare un corso di riqualificazione professionale e tornare a lavorare.

Sègolène Royal ha un disperato bisogno di un evento di successo. Nel “Patto Presidenziale” aveva offerto qualche speranza di rimonta al suo elettorato. Ma la scorsa settimana è stata di nuovo foriera di sventure. Il responsabile dell’economia del Partito Socialista e membro dello staff, l’autorevole Eric Besson, ha sbattuto la porta in faccia alla candidata a causa dei dissidi che lo separano dal segretario del partito, François Hollande. Le reazioni nello staff di Ségolène sono state di sconforto e questo avvenimento ha avuto l’effetto temuto: un ulteriore aumento della distanza che la separa nei sondaggi da Sarkozy.

Dal canto suo, Nicolas Sarkozy prende le misure dalla sua avversaria e aggiusta il tiro. Dopo che la Royal aveva illustrato il suo piano presidenziale, l’opinione pubblica si era chiesta come avrebbe potuto realizzarlo. Accentuare il potenziamento del welfare e delle tutele sociali, assicurare alloggi a tutti i non abbienti con interventi nell’edilizia popolare, tornare alle 35 ore, alzare il salario minimo o fornire un sussidio pubblico per un anno pari al 90% del salario, sono interventi cari per le casse dello Stato. Il conto era stato fatto velocemente: 48 miliardi di euro. Oltre alle difficoltà politiche a realizzare il piano, molti si erano chiesti dove la Royal avrebbe trovato le risorse.

Sarkozy ha sentito puzza di bruciato e con l’aiuto degli esperti e del fido economista François Fillon, ha rimodulato le sue promesse. La loro realizzazione sarebbe costata come quella della Royal. Non si parlerà più quindi di abolizione dell’imposta di successione ma di una sua riduzione, come anche l’erogazione degli assegni familiari per il primo figlio saranno ridimensionati. Quanto alla riduzione di 4 punti percentuali in rapporto al PIL dei prelievi obbligatori, al massimo di potrà arrivare ad 1 punto.

Comunque vada, la cosa più positiva di questa competizione sarà l’uscita di scena definitiva di Jacques Chirac. Questo week-end è uscito in Francia un suo libro-intervista, dal titolo “L’Inconnu de l’Elysèe“. Si dice sia un tentativo di riabilitare una figura pubblica ormai logorata ed alla fine della sua carriera. Chirac deve avere dato il meglio di sé nel manoscritto, soprattutto quando ha ribadito alcuni suoi sentimenti tipicamente anti-americani.

Quando parla dei problemi con gli Stati Uniti, dice che

«…ne ho in continuazione…loro che cercano sempre di imporre il loro punto di vista (…) … sono convinto che il liberalismo è destinato allo stesso fallimento del comunismo e che porterà agli stessi eccessi. Entrambi sono perversioni della mente umana».

Non contento di queste affermazioni, ha aggiunto che la scoperta dell’America

«non è stato un grande momento storico»

e non è degno di essere celebrato in modo particolare, senza contare che gli scopritori furono i vichinghi e non Cristoforo Colombo (…).

Il suo modello socio-culturale sono le civiltà orientali (pare sappia tutto sui lottatori di Sumo). Al contrario, la sua avversione verso la civiltà romana, i conquistadores spagnoli, gli ebrei e gli americani sono risapute. E anche i risultati del suo agire politico sono sotto gli occhi di tutti. Ora speriamo che Sarkozy o la Royal cambino rotta, ripensino i loro alleati di oltre-atlantico in chiave differente, magari preferendoli ai vichinghi, un popolo ammirato da Chirac perché scoprirono il nuovo continente senza «fare tanto chiasso» ed «ebbero l’eleganza di autodistruggersi». Rinchiudetelo.

Ségolène Royal: il “Patto Presidenziale”

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Il marito di Ségolène Royal, François Hollande, segretario del PS, l’aveva chiaramente detto: la campagna elettorale inizia da qui, dal “Patto Presidenziale con i Francesi”. E Ségolène non l’ha smentito. A Villepinte la candidata socialista ha presentato, come annunciato, le 100 misure del Patto, senza rinnegare nulla di ciò che aveva sostenuto fin dall’inizio della campagna. Davanti a 20.000 sostenitori, in una atmosfera elettrizzata, ha tenuto un discorso di 2 ore.

L’impressione è stata di una donna decisa e aggressiva, più a suo agio in una situazione pubblica che in passato e pronta a arringare a braccio la platea. Per questa occasione ha lasciato i vestiti dai toni morbidi per indossare giacca e gonna rossi, quasi a volere interpretare un “senso di collera dei francesi“.

In concreto, il patto e le proposte fanno riferimento ad una serie di “misure sociali”, da introdurre al più presto. Tra queste spiccano l’aumento del salario minimo a 1.500 euro e l’aumento del 5% delle pensioni più basse. Gli altri argomenti sui quali ha molto insistito sono stati il diritto alla casa, l’istruzione e la sicurezza sociale professionale. Molte di queste proposte sono state espresse con concetti e senza precisare cifre e previsioni.

Un’altra cosa piuttosto sorprendente è stata la fermezza con la quale ha ribadito alcune sue posizioni vagamente iconoclaste e piuttosto in contrasto con l’ideologia socialista tradizionale: il servizio militare per i giovani che delinquono, la revisione della carta scolare, una spinta al federalismo contro “lo Stato gioacobino” e le giurie popolari.

Ségolène Royal rimane nei sondaggi dietro a Nicolas Sarkozy, sempre più lontano. Tuttavia non ha torto quando sostiene che la campagna si giocherà nei prossimi 70 giorni. Dopo i dibattiti televisivi aperti ai quali la Royal deve ancora partecipare, si potranno tirare le prime somme. Per il momento resta una delle candidate più attive nella comunicazione, su tutti i media, compreso Internet. Il suo sito “Desirsdavenir” con i forum partecipativi, resterà un esempio di innovazione. Alla memoria, speriamo.

Presidenziali francesi: dibattito alla tele con domande democratiche

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Secondo l’ultimo sondaggio Ifop, se si andasse a votare ora in Francia per la nomina presidenziale, Nicolas Sarkozy vincerebbe contro Ségolène Royal con il 53% dei voti. Il risultato sarebbe ancora più favorevole se Sarkozy andasse al ballottaggio contro i socialisti Dominique Strauss-Kahn (57-43) o Laurent Fabius (61-39). Se invece andassero al ballottaggio la Royal e Michéle Alliot-Marie, la candidata socialista vincerebbe con il 58% delle preferenze contro il 42%.

I risultati del primo turno vedono in questo momento Sarkozy con il 32% delle preferenze, la Royal con il 26%, Jean-Marie Le Pen con il 13% e il presidente dell’UDF, François Bayrou con il 12%. (sondaggio telefonico realizzato il 12-13 ottobre su un campione rappresentativo di 892 persone).

Intanto stasera alle 20:35 si terrà il primo dei tre dibattiti televisivi tra i tre candidati del PS. Le discussioni in queste ultime ore si sono concentrate sulle regole. Molti detrattori di Ségolène Royal tentano di screditarla per una sua presunta debolezza ad accettare il contraddittorio ma lei smentisce la sua volontà di sottrarsi a queste occasioni, minacciando di non partecipare solo nel caso in cui non siano rispettati gli obbiettivi per i quali sono stati pianificate.

Anche il segretario del partito, François Hollande, ha ammonito i partecipanti a non considerare gli altri candidati come degli avversari perché si tratta di una competizione all’interno di un partito e non di una “confrontazione“.

Il tema dei questa prima serata sono le questioni economico sociali. I due candidati avversari della Royal, aspettano comunque questa occasione per fare “sgonfiare la bolla Royal” e cercheranno di evidenziare errori e contraddizioni di una candidata che, sicuramente, ha più da perdere che da guadagnare in questo confronto al quale deve partecipare suo malgrado.

Nel dibattito i tre candidati si esprimeranno per 30 minuti uno alla volta, con estrazione a sorte dell’ordine e poi risponderanno a delle domande (10-15 per ciascuno). Non è previsto alcun dibattito in contraddittorio e sarà vietato interrompere. Nello studio non vi saranno spettatori.

Le domande saranno estratte tra una cinquantina che sono state pre-selezionate da una commissione del PS. La scelta è stata fatta tenendo conto di tutte le questioni poste da qualsiasi militante del partito sul sito ufficiale. A partire dalle 20:35 la trasmissione sarà trasmessa in diretta sui canali parlamentari LCP-AN e Public Sénat. Gli altri due dibattiti televisivi sono previsti per il 24 ottobre e per il 7 novembre.

Stay tuned!

Presidenziali francesi: nel PS i candidati si presentano

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Sabato 7 Ottobre alla “Mutualité” di Parigi, si sono riuniti i 305 membri del Parlamento francese che appartengono al Partito Socialista. L’occasione è stata la presentazione e le dichiarazioni dei tre candidati ufficiali alle primarie del partito, in vista delle elezioni presidenziali del prossimo anno. Ségolène Royal, la grande favorita, Dominique Strauss-Kahn e Laurent Fabius, nei loro discorsi non hanno risparmiato né gli avversari della destra né i loro colleghi di partito. Anche il segretario del partito, nonché marito della Royal, ha preso la parola, ammonendo i candidati a non incamminarsi verso una campagna elettorale suicida, come quella che nel 2002 non ha permesso a Lionel Jospin, candidato del partito alle elezioni, di approdare al secondo turno.

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