Adderall online Cialis online Viagra online
Viagra online Cialis online Actos online

Sarkozy papista a sorpresa

sarko_bruni.jpg

Chissà se, diventando cattolico, Tony Blair si sarà domandato il significato del nuovo termine coniato dal suo collega, capo di stato francese, Sarkozy: laicità positiva. Forse si riferiva a quella non troppo laicista, quella “fanatica”. Dopo Blair convertito, abbiamo ora quindi Sarkò convertendo. A cosa? Ma all’abbraccio universale del clero papale, alle sue radici di fervente cristiano cattolico, radicato nella religione, radice della Francia e quindi dell’Europa.

Avevamo detto che quando Sarkò si muove al di fuori dei confini d’oltralpe non ci piace per niente. La visita al Papa è stata un’altra occasione per dimostrare il suo opportunismo al servizio del potere ed in accordo con i potenti. C’è bisogno di fare affari? Bene, vendiamo un po’ di energia nucleare a di aerei ai dittatori, tanto tutto fa brodo. Dobbiamo mostrare la nostra vena umanitaria? Benissimo, lingua in bocca con i terroristi, convertiti pure loro, beninteso.

Ma il poligamo seriale” Sarkozy, come lo ha definito Stefano, non ce lo aspettavamo prostrato davanti al Papa, a giocare al cattolico dei cattolici. O al merovingio onorario, come lo ha definito Malvino. Invece eccolo lì, nell’improbabile tentativo di rimettere la religione al centro della vita pubblica. Da oggi la laicissima Francia deve tenere conto di un avvertimento:

La morale laïque risque toujours de s’épuiser quand elle n’est pas adossée à une espérance qui comble l’aspiration à l’infini”.

Quindi, cari francesi, preparatevi: da oggi, la domenica niente più gite in campagna ma solo messa e preghiere. Poveretti.

Hat tip: l’ultimo post di Malvino sull’argomento

Sarkozy mette a dieta la Francia e gli avvocati divorzisti

Notaio Botero

Come previsto la maggior parte dei giornali hanno riportato in modo parziale la notizia del lancio delle riforme volute da Nicolas Sarkozy per rivoluzionare la pubblica amministrazione francese. È comprensibile l’interesse per le nuove procedure atte a semplificare i divorzi da un punto di vista burocratico ma gli obbiettivi di cambiamento che si pone il Presidente francese vanno ben al di là di questa pur interessante notizia.

Dopo l’avvento del muscoloso e deciso Sarkò, la Francia ci piace ancora poco sui temi di politica estera, a causa del suo smaccato opportunismo, mascherato da interventismo. I diritti umani, tanto presenti nel motto della “République”, rimangono sul suolo francese quando le opportunità di vendita di centrali nucleari o di aerei a paesi dittatoriali si fanno interessanti. Né ci entusiasma il ritornello su un possibile ritorno a politiche protezioniste.

All’interno del paese, invece, Sarkò ci diletta. Vuole che il paese si scrolli di dosso le derive socialiste, apparentemente ugualitarie ma causa del radicamento di privilegi inaccettabili. Non indietreggia davanti alla minaccia di paralisi del paese, quando 10 giorni di sciopero paralizzano i trasporti. Vuole riformare tutto e difende ad oltranza l’operato dei suoi ministri.

La Francia ha l’apparato burocratico più mastodontico d’Europa. Efficiente, è vero, ma troppo costoso e macchinoso. Ora il programma presidenziale prevede circa 100 misure, volte a raggiungere un sistema ancora più efficiente e, soprattutto, meno costoso.

L’esempio preso è quello della Germania. La differenza della spesa per la Pubblica Amministrazione tra i due paese è di circa 150 miliardi e Sarkozy ha così commentato:

«Chi mi dice che su questi 1.000 miliardi (l’ammontare totale della spesa per la burocrazia in Francia ndr), non è possibile fare delle economie senza ridurre la qualità del servizio pubblico, nega qualsiasi idea di progresso».

Vale la pena, comunque, parlare anche del divorzio. In futuro in Francia si potrà divorziare davanti ad un notaio, sempre che i coniugi lo vogliano in modo consensuale. Per gli interessati si tratterà di un risparmio di tempi e di costi e l’apparato giudiziario ne beneficerà per l’eliminazione di attività non necessarie nelle aule dei tribunali.

Tutte queste cose in Italia non sono neanche lontanamente pensabili. I governi di sinistra e di destra non hanno mai intrapreso nessuna iniziativa concreta per semplificare l’operato della burocrazia. Il motivo è semplice: nel nostro paese il burocrate non è al servizio del cittadino ma di sé stesso e della politica. Se il suo lavoro non è più complicato o è addirittura inutile, la sua esistenza cessa di esistere e, con essa, l’interesse della politica a mantenerlo in vita. Il cittadino esiste per tenere in vita il burocrate, non è il burocrate che aiuta a vivere il cittadino.

Così, oltre ai costi a carico della comunità, il rapporto con i cittadini è complesso e conflittuale e il paese arretra, nonostante un settore privato che tira la carretta. A questo problema strutturale ne aggiungiamo un altro: l’Italia non ha un Sarkozy né può pensare di partorirlo. Glielo impedisce anche un sistema elettorale e di regolamenti, ora in discussione tra i principali leader del paese. Pensiamo davvero che partoriranno un elefante? O, piuttosto, un topolino?

P.s. è un italiano, un “cervello in fuga” ad aiutare la Francia nella riforma dello Stato. Volere è potere.

Nicolas Sarkozy, lo statista

nicolassarkozy1.jpg

Ieri sera ho visto l’intervista a Nicolas Sarkozy (è lunghina ma vi assicuro che ne vale la pena). Era la prima volta che assistevo ad un suo dibattito con domande fatte a bruciapelo da giornalisti e relative risposte. I francesi gli hanno già affibiato un soprannome: “Hyper President“, noi lo definiremmo un vero statista. È Presidente della Repubblica da pochi mesi e tuttavia il paese sta già cominciando ad essere rivoltato come un calzino, in un processo inarrestabile, nel quale la collaborazione dei suoi amici e degli oppositori affianca un decisionismo ed una lucidità formidabili.

Che l’Italia abbia bisogno di un Sarkozy, è stato già detto troppo volte. Il dramma è che, forse, nel nostro paese uno come lui non riuscirebbe a fare molto. Per il momento ci tocca stare a guardare cosa farà un comico, un Beppe Grillo qualsiasi. Che disperazione.

Quei cattivoni dei francesi

rushdie_hate.jpg

Secondo il ministro degli Esteri francese, il mondo si dovrebbe preparare al peggio. Il peggio sarebbe una guerra contro l’Iran. Gli iraniani rispondono violentemente, come previsto, al fronte comune franco-americano:

Oggi, il dominio iraniano nella regione è tale che nessuno oserebbe attaccarci“.

La storia la conosciamo: si tratta di fare la voce grossa verso l’esterno del paese per dare l’impressione, a chi sta fuori e a chi è dentro, di essere grandi e forti. Ma è solo un’impressione perché, mentre fuori l’Iran può vantare un influenza su tutta l’area mediorientale, all’interno il paese sta rischiando l’implosione. E non sembra rendersene conto: continuando così torneranno a scaldarsi con la legna e a spostarsi in groppa ai cammelli.

Turchia: la rinuncia di Abdullah Gül

danza_del_ventre.jpg

Abdullah Gül, Ministro degli Esteri turco, ha annunciato la sua rinuncia a ripresentarsi come candidato alla presidenza del paese dopo che lo scrutinio è stato invalidato dal Presidente del Parlamento a causa della mancanza del quorum. Ora si terranno le elezioni anticipate, previste per il 22 luglio ma le speranze di vedere mutati gli equilibri in Parlamento sono deboli.

Il partito dell’attuale premier Erdogan ha proposto una modifica della legge elettorale, con l’abbassamento a 25 anni dell’età minima per l’eleggibilità dei deputati il che rendrebbe, tra l’altro, più difficile l’elezione di parlamentari indipendenti. Purtroppo c’è da registrare il pericolo reiterato di una rappresentanza post elezioni che non cambierà gli attuali assetti parlamentari.

L’AKP rischia di riuscire ancora ad ottenere una maggioranza schiacciante e questo, paradossalmente, anche grazie alle gerarchie militari. Dal 2002 vige infatti un sistema di sbarramento proporzionale del 10%, causa della disparizione del voto di circa la metà dei votanti e della vittoria schiacciante dell’AKP. I militari quindi sono le sentinelle ma anche gli involontari fautori di questa situazione.

L’Europa invece continua a non capire. Molti, specialmente a sinistra, ritengono che le manifestazioni oceaniche a difesa dello stato laico, tenutesi nelle ultime settimane, altro non siano che una strumentalizzazione di piazza dei kemalisti e dei militari. La maggioranza, invece, sarebbe silenziosa e favorevole ad una continguità della politica con la religione. Non è ben dato sapere come si possa affermare una tale idiozia visto che alle ultime elezioni sono stati quasi il 50% i voti andati ai piccoli partiti indipendenti, tagliati fuori dalla competizione dalla clausola di sbarramento.

Oggi l’Europa è alleata nei fatti agli islamisti, moderati o meno che siano. Entrambi chiedono il rispetto delle regole democratiche, dimenticando che i casi storici della Germania d’ante guerra o della Palestina di oggi dimostrano che un paese può perdere la libertà attraverso libere elezioni. Resta quindi in sospeso il problema della legittimità e ammissibilità elettiva di qualsiasi partito islamista, seppur moderato, la cui dottrina si fonda sempre sul presupposto che non vi possano essere altre leggi se non quelle dettate dalla sharia.

La vicenda dell’Algeria ci ha anche insegnato che se i laici ed i militari permettono una fuga in avanti ai partiti coranici, la guerra civile può essere il prezzo necessario per scrollarsi di dosso la capitolazione dello stato laico ed indipendente. Nonostante questo paese si situi a pochi chilometri dalle coste europeee e che la Turchia sia un nostro vicino, c’è chi continua a sostenere la necessità di negoziati e di regole democratiche ed il rispetto della costituzione.

Da ieri nel continente c’è però una novità. L’elezione di Nicolas Sarkozy e l’eventuale spostamento a destra del Parlamento francese, promettono un cambiamento nella politica del dialogo con il paese di Ataturk. Il nuovo Presidente è stato chiaro su cosa si dovrà dire ai turchi:

Potrete essere associati in ambito europeo ma non potrete diventare un paese membro: siete in Asia minore“.

Una affermazione tanto schoccante quanto chiara. Inverosimile nella bocca di un qualsiasi uomo politico italiano, di un campione del politically correct.

Chiudi
Invia e-mail

Fatal error: Call to undefined function: phpdefine() in /web/htdocs/www.cantorblog.net/home/wp-content/themes/plaintxt_II/footer.php on line 1