Presidenziali francesi: Sarkozy vince

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Sarkozy vince nettamente. Il suo vantaggio sarà probabilmente di oltre 6 punti nei confronti di Ségoléne Royal che ha ammesso la sconfitta. Un dato molto significativo della votazione è la partecipazione al voto, attestatasi al 86%, il più alto dal 1965.

Il risultato segna una svolta nella politica della Francia con il ritorno al potere del gollismo, nalla sua nuova espressione incarnata da Sarko, ex ministro dell’Interno del governo Villepin. Molti sostengono che in realtà la figura del Presidente non abbia che un valore simbolico e che la verità si saprà al prossimo turno delle elezioni per il rinnovo del Parlamento. Ma la svolta c’è e il paese ha mostrato di esprimere una maggioranza che vuole un cambiamento in tema di ordine pubblico, immigrazione e politica economica ed estera.

Sarkozy è un francese e in francese resterà. La Francia e la sua “grandeur” sempre al primo posto. Ciononostante la sua elezione segna una rottura con le gerarchie dell’amministrazione di centro-destra e si propone come una alternativa vera alla sinistra.

Update: le elezioni segnate da atti di vandalismo
Update: la dichiarazione di Ségoléne Royal
Update: i primi sondaggi Ifop per le legislative di Giugno vedono un Parlamento mai così a destra
Update: la prima dichiarazione di Nicolas Sarkozy
Update: le foto della serata
Update: Ségoléne Royal si candida alla testa dell’opposizione
Update: G.M. Le Pen: gli elettori hanno il Presidente che si meritano
Update: manifestazione anti-Sarkozy alla Bastiglia
Update: i video della dichiarazioni di Sarkozy e della Royal
Update: le prime rese dei conti nel PS

A via Solferino brindano i catto-comunisti

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Un consiglio ai lettori: incorniciate la prima pagina di oggi del Corriere della Sera. All’alba dell’anno 2007, dopo 13 anni dalla nascita della cosiddetta Seconda Repubblica, i titoli principali del maggior giornale italiano sono ancora quelli. Difesa indifendibile del Papa e del socialismo.

1) Il titolo di testa: “Terrorismo gli attacchi al Papa” e appena sotto

Concerto del Primo maggio, l’Osservatore contro il conduttore“; e poi “ROMA - E’ vile e terroristico lanciare sassi questa volta addirittura contro il Papa“. Lo ha scritto l’Osservatore Romano a proposito delle frasi pronunciate da Andrea Rivera contro la Chiesa durante il concertone del Primo maggio in piazza San Giovanni a Roma. Il presentatore sconfessato anche dalle confederazioni sindacali. Prodi abbassare o toni.”.

La sorprendente solidarietà mostrata al Papa dai sindacati, la dice lunga. Convergenze, si chiamano, tra i cattolici e i comunisti.

Che ha detto poi questo Rivera?

Il Papa ha detto che non crede nell’evoluzionismo. Sono d’accordo, infatti la Chiesa non si è mai evoluta…Non sopporto che il Vaticano abbia rifiutato il funerale a Welby, cosa che non ha fatto per Pinochet, per Franco e per uno della banda della Magliana. [Ma] è giusto: assieme a Gesù Cristo non c’erano due malati di Sla, ma due ladroni”.

E la replica dell’Osservatore?

Anche questo è terrorismo. È terrorismo lanciare attacchi contro la Chiesa. È terrorismo alimentare furori ciechi e irrazionali contro chi parla in nome dell’amore, l’amore per la vita e l’amore per l’uomo…È vile e terroristico lanciare sassi questa volta addirittura contro il Papa, sentendosi coperti dalle grida di approvazione di una folla facilmente eccitabile. Ed usando argomenti risibili, manifestando la solita sconcertante ignoranza sui temi sui quali si pretende di intervenire pur facendo tutt’altro mestiere”.

Chi meglio di lui può definire questa reazione? Farla fuori dal vasino, si chiama. Per intanto tutti noi “laici delinquenti” ci facciamo medicare quasi giornalmente le ferite causata dai sassi che il Papa lancia a ogni piè sospinto dal balcone di Piazza San Pietro. Questo per dire che ben gli stanno le parole di Rivera e il rumore provocato, perché, come dice ilFoglio

l’impatto pubblico della predicazione civile della chiesa, che non è agente politico ma ormai rivendica giustamente un luogo pubblico per le sue idee: e in luogo pubblico si sconta il dissenso, anche brutale”.

E, come dice sorella Inyqua, ormai in Vaticano il termine terrorista è piuttosto abusato. Sarà che la Chiesa ha avuto il beneplacito dei suoi alleati comunisti per sdoganare questo concetto, tanto caro ai loro padrini. Sarà.

2) In mezzo alla pagina con tanto di foto: “Royal all’offensiva, Sarko in difesa“.

Insomma, la gatta con il topo. Un gatta di certo furba e all’offensiva. Ma un’offensiva avulsa dalla realtà politica della Francia, un attacco continuo contro il lupo Sarkozy, nel disperato tentativo di dipingerlo come un personaggio troppo arrogante, violento, pericoloso. Un continuo richiamo a fattori emozionali, con schemi precostituiti, tanto evidenti quanto banali. Poche cose dette sul suo programma, posizioni evasive su molti temi come quello dell’allargamento dell’Unione Europea.

Di fronte, che piaccia o no, un ministro competente, pragmatico, realista, fermo, pacato, e risoluto. Recentemente, in un’intervista su un quotidiano francese, Giuliano Ferrara aveva dichiarato che più che la Francia sarebbe l’Italia ad avere bisogno di uno come lui.

Evidentemente il Corriere ha voluto trasmettere un concetto diverso. Bisogna andare fino a pagina 42 per trovare un articolo pro-Sarkozy, scritto da Andrè Glucksmann, un pentito ex maoista, un bel viaggio dalla prima pagina.

Questi titoli insieme ad un “Kabul, D’Alema critica gli USA“, ad un “Dadullah: «Karzai tratta con noi»” e infine un “Israele, la Livni a Olmert: dimettiti“, caratterizzano con il peggio del peggio una prima pagina del quotidiano di via Solferino. Pure cercando di comprendere quale possa essere la logica della linea editoriale o la pressione di qualche gruppo di potere, la nostra capacità a darci risposte plausibili rimane limitata. Non per questo smetteremo di acquistare questo giornale: contiene troppo materiale di prima scelta per tenere il blog aggiornato.

Avanti con Nicolas Sarkozy

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Nicolas Sarkozy non è proprio simpaticissimo. Oltretutto ha tendenze protezioniste, la spocchia tipicamente francese, è piuttosto arrogante e fa paura molti. Ma se fossimo francesi, il 22 Aprile prossimo non avremmo dubbi. Il perché? Ce lo spiega nostra sorella Inyqua.

Sarkozy trova scioccante che la Chiesa consideri l’omosessualità un peccato. Noi no. Perché noi, italiani, abbiamo la Chiesa tra le chiorbe da molti secoli. I francesi, invece, oltre a non avere il Concordato e le revisioni del Concordato, della Chiesa sentono parlare solo ogni tanto. Per di più, loro hanno avuto cose che a noi sono mancate: i Re Sole, la rivoluzione con la ghigliottina, Voltaire e Napoleone. Ve lo immaginate un Papa al cospetto di Napoleone? Ci scappa da ridere.

Non che i francesi ci stiano particolarmente simpatici, ma a Cesare dobbiamo ciò che è di Cesare. Hanno dei vantaggi, è indubitabile. Hanno eliminato tutti i partiti della sinistra radicale e non hanno influenze ecclesiastiche nella vita politica e sociale. Cioè non hanno ciò che condiziona maggiormente (insieme alla corruzione), la vita del nostro paese in negativo: il catto-comunismo, del quale, ogni giorno di più, ci dobbiamo sorbire dosi massicce. E dire che qualcuno sosteneva la fine della Prima Repubblica.

Avanti Sarkozy.

Cesare Battisti affonda Ségolène Royal?

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Si possono sostenere molte cose sulla campagna presidenziale francese per l’elezione del Presidente della Repubblica, non certo che sia noiosa. Fino a poche settimane fa il risultato del primo turno era chiaro: Sarkozy e Royal. Ma François Bayrou ha mischiato le carte di un’elezione che lascerà il segno nella storia della “République”. Oggi, se il candidato dell’UDF dovesse andare al secondo turno, i sondaggi lo vedrebbero vincente contro qualsiasi avversario. E le probabilità che ciò accada, crescono ogni giorno: a scapito di Ségolène Royal.

La bella candidata del PS non sa più che fare. Il suo partito non le sta dando il supporto dovuto, il suo ex consulente per l’Economia, uscito dallo staff sbattendo la porta, pubblica un libro nel quale la copre di insulti e dichiara apertamente che non la voterà. Si inventa perfino la “VIa Repubblica“. Se pure avessimo avuto qualche dubbio, anche noi, da oggi, avremmo deciso di non votarla. Grazie ad un certo Cesare Battisti.

Per uno scherzo del destino, questo assassino, condannato all’ergastolo dalla giustizia italiana, porta il nome di uno dei più illustri personaggi dell’irredentismo italiano del ‘800. Eppure la differenza tra i due è abissale. Mentre il patriota, eroe nazionale, ha affrontato il processo a testa alta ed è stato giustiziato gridando “Viva l’Italia libera”, il Battisti terrorista rosso, è scappato in Francia per tempo, per bere champagne ai circoli della sinistra intellettuale, protetto da un editto dell’allora presidente, François Mitterand.

La giustizia francese, dopo avere respinto per vizio di forma una prima richiesta di estradizione nel 1991, aveva accolto quella presentata nel 2004 dal governo Berlusconi. La storia, iniziata con questo accoglimento, aveva portato alla luce un volto della sinistra intellettuale francese erroneamente dato per scomparso. La nostalgia per le emozioni sessantottine è stata ed è ancora troppo forte in chi vorrebbe proiettare nella lettura delle azioni e dei libri di Battista, una stagione da considerare ormai sepolta.

Invece, il comitato capeggiato da Fred Vargas inizia nel 2004 la battaglia di solidarietà e di sostegno alla libertà di Battisti. Quest’azione prende piede anche all’interno dell’opinionismo transalpino e trascina la maggioranza dei giornalisti a prendere le difese dell’ex-terrorista, chiedendo, per lo meno, un nuovo processo. Ma la cosa più grave è che buona parte dello staff del Partito Socialista decide di impegnarsi in prima persona per evitare che venga estradato. François Hollande, segretario del partito, va nel carcere e manifesta la sua solidarietà. Il sindaco di Parigi, Bertrand Delanoe, dichiara di “avere messo Battisti sotto la protezione della Città di Parigi“. I Verdi chiedono che gli sia riconosciuto il titolo di “cittadino onorifico“. Bernard-Henry Lévy, Guy Bedos e Georges Moustaky mettono sullo stesso piano i guai giudiziari di Silvio Berlusconi con l’ergastolo di Battisti.

Ora la vicenda dell’ex-terrorista esplode nel mezzo della campagna elettorale, costringendo la Royal e Bayrou a giocare di rimessa nei confronti dell’artefice di questa cattura, il Ministro dell’Interno, Nicolas Sarkozy. I socialisti non hanno di meglio da fare che insinuare senza mezzi termini che la cattura sia stata abilmente orchestrata dal candidato dell’UMP per avvantaggiarsi nella corsa all’Eliseo. François Bayrou fa il prudente alla francese e cioè non senza pronunciare qualche affermazione stupidamente azzardata:

«Qualsiasi siano stati gli orrori di quel periodo, di quelle azioni, non sapendo se quell’uomo è colpevole o meno, il nostro diritto francese, europeo, occidentale, prevederebbe che ogni persona abbia diritto ad un processo in sua presenza

Se non fosse francese, rimarremmo sbalorditi davanti a tanta “prudenza” idiota. Chissà se Bayrou pensa che siano gli apparati della giustizia a sottostare all’obbligo di traslocare laddove si trova il processato. O se, invece, ricorda che l’assenza di Battisti al processo sia stata una sua scelta, della quale, oltre che dei delitti, deve obbligatoriamente prender su di sé la responsabilità.

E Sègolène Royal? Dopo avere amabilmente pranzato poche settimane fa con il tutore di Battisti, Fred Vargas, (incontro organizzato dall’avvocato Jean-Pierre Mignard, vicino alla Royal e difensore storico dei brigatisti fuoriusciti), non commenta. Suo marito, segretario del partito, è contrario all’estradizione e l’apparato del partito è in maggioranza sulla sua linea. Per questo, anche se avessimo avuto un dubbio, non li voteremmo.

Sègo risorge: ora siamo pari

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Incredibile ma vero. E’ bastata una settimana e Ségò ha riacchiappato Sarkò. Solo il 18 febbraio il distacco al secondo turno era di 10 punti, praticamente incolmabile. Adesso siamo tornati in parità. Che è successo?

Possiamo dire che è stato il trionfo della “mediaticità. Tutta la campagna elettorale dei principali candidati ruota attraverso l’utilizzo pesante di ogni mezzo di informazione. Ed è questa la vera chiave di successo. Lo sta a dimostrare il fatto che la Royal sia stata poco seguita nella prima parte della sua campagna, durante la quale ha molto viaggiato per il paese. Da quando, all’inizio di febbraio ha iniziato ad accelerare sul fronte mediatico, le sue quotazioni sono immediatamente aumentate.

Il 19 febbraio Ségolène è stata ospite della trasmissione “J’ai una demande a vous poser” (Ho una domanda da farle). La maggior parte dei critici non ha considerato la performance della bella candidata come particolarmente eccelsa. Il fatto però di potere comunicare direttamente davanti a quasi 9 milioni di spettatori, le ha permesso di rispondere all’aspettativa dei suoi elettori. Esattamente secondo il carattere impresso alla sua campagna elettorale, costellata da termini come “partecipazione” e “noi siamo la Francia“, per i quali spesso è stata accusata di demagogia e populismo.

La televisione non è stato l’unico mezzo con il quale la Royal (e non solo lei), si è rivolta al suo elettorato. Ha utilizzato in modo massiccio Internet come non aveva fatto nessuno candidato finora. Ha partecipato a trasmissioni radiofoniche dove ha parlato direttamente con gli ascoltatori. Dal canto loro gli esperti di comunicazione dell’UMP, il partito di Nicolas Sarkozy, non hanno esitato a mettere in linea i video “rubati” con le gaffes della Royal.

Oggi Ségolène Royal sembra, più che mai, in corsa, fianco a fianco con Sarkozy. Dietro di loro François Bayrou, sempre più arrabbiato con i media e ieri sera ospite, a sua volta, su TF1. Un tipo comunque deciso e battagliero, come testimonia questo video del 2002. Una dimostrazione di quanto sia difficile la vita di un politico in certi contesti francesi ed anche di quanto sia diverso il paese rispetto al nostro.

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