La verità sulla farsa afghana
21-Mar-07

Quando Daniele Mastrogiacomo è apparso in cima alla scaletta dell’aereo che lo aveva riportato in Italia, ha gioito con un gesto di vittoria. E’ ovvio che l’ingenuo spettatore abbia inconsapevolmente pensato che la sua fosse una manifestazione di soddisfazione per essere tornato, per avercela fatta. Ma non è così. Mastrogiacomo ha gioito per i 5 talebani liberati. Vediamo perché.
Sappiamo che nel nostro paese la maggioranza di governo riesce ancora a sostenere una linea di politica estera con la quale è sancita la partecipazione del nostro esercito alle operazioni militari della NATO in Afghanistan. Contemporaneamente, alla prossima “conferenza di pace“, molti vorrebbero una partecipazione dei “taliban”, quale elemento necessario per riportare sotto controllo una situazione compromessa. Si è resa dunque necessaria una mossa politica verso i taleban, per cercare di ottenere il loro consenso alla conferenza e per avere il monopolio nella gestione politica del rapporto con le loro gerarchie. Ed è qui che entra in scena Gino Strada.
Il lettore, ingenuo e ignaro, non sa che Strada è un personaggio dai due volti. Oltre a svolgere attività umanitarie, ha da tempo instaurato rapporti “cordiali” con gruppi dell’estremismo islamico. Le finalità di Strada sono di potere oltre che motivate da una profonda avversione ideologica verso gli USA e, più in generale, verso chi li appoggia. Molti non escludono che vi siano stati episodi di collusione tra l’organizzazione di Strada ed i taliban.
Gli emissari del governo italiano hanno quindi contattato Strada. Grazie ai suoi rapporti ed alla fiducia di cui gode negli ambienti dell’estremismo islamico afghano, è stato possibile fare un accordo. Gli italiani hanno inviato un giornalista “amico” nell’area occupata dai talebani nel sud dell’Afghanistan allo scopo di inscenare un finto rapimento. Con l’appoggio diplomatico italiano, il governo ufficiale afghano sì è reso consenziente al rilascio di 5 membri delle milizie talibane, sotto la minaccia da parte degli emissari italiani di non rinnovare l’appoggio militare. Il che sarebbe più che sostenibile, vista la situazione tesa e turbolenta nel parlamento italiano, intorno alla vicenda afghana. Il tutto si è svolto dietro la farsa del rapimento vero, inscenata con dovizia di particolari dai servizi segreti militari italiani.
Mastrogiacomo non è quel giornalista di sinistra che si vuol far credere. Dietro alla sua immagine di professionista navigato, nasconde un insospettabile animo antioccidentale e terzo mondista e nutre un profondo odio verso gli Stati Uniti. La sua vena estremista non conosce limiti, al punto che non si è tirato indietro quando si è accorto che durante il rapimento un uomo sarebbe stato barbaramente assassinato. Questo episodio, per quanto tragico, assume una valenza tanto più decisiva quanto si inquadrano gli eventi nell’ottica del finto rapimento.
Mastrogiacomo non è mai stato legato né ha mai patito durante la prigionia. La durata della sua avventura è stata sufficiente a convincere Karzai. Gli unici ad avere capito la strategia italiana, sono stati gli americani, i primi a reagire con critiche ferme. Gli hanno fatto eco i britannici e i tedeschi, tutti preoccupati per l’eventuale deriva filo talebana dell’Italia, paese membro della task force NATO.
Ora la partecipazione del talebani alla conferenza è possibile. E’ costata un morto sgozzato, una vergognosa piazzata e le solite sceneggiate italiote con ritorno del figliol prodigo. Al solito, il comportamento in politica estera del nostro paese si caratterizza con il doppiogiochismo e la mancanza di affidabilità. Evidentemente Andreotti, a forza di frequentare i cinema infarciti da pericolosi pedofili omosessuali, ha sviluppato una capacità di coercizione dei ministri degli Esteri superiore ad ogni possibilità umana.



