La verità sulla farsa afghana

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Quando Daniele Mastrogiacomo è apparso in cima alla scaletta dell’aereo che lo aveva riportato in Italia, ha gioito con un gesto di vittoria. E’ ovvio che l’ingenuo spettatore abbia inconsapevolmente pensato che la sua fosse una manifestazione di soddisfazione per essere tornato, per avercela fatta. Ma non è così. Mastrogiacomo ha gioito per i 5 talebani liberati. Vediamo perché.

Sappiamo che nel nostro paese la maggioranza di governo riesce ancora a sostenere una linea di politica estera con la quale è sancita la partecipazione del nostro esercito alle operazioni militari della NATO in Afghanistan. Contemporaneamente, alla prossima “conferenza di pace“, molti vorrebbero una partecipazione dei “taliban”, quale elemento necessario per riportare sotto controllo una situazione compromessa. Si è resa dunque necessaria una mossa politica verso i taleban, per cercare di ottenere il loro consenso alla conferenza e per avere il monopolio nella gestione politica del rapporto con le loro gerarchie. Ed è qui che entra in scena Gino Strada.

Il lettore, ingenuo e ignaro, non sa che Strada è un personaggio dai due volti. Oltre a svolgere attività umanitarie, ha da tempo instaurato rapporti “cordiali” con gruppi dell’estremismo islamico. Le finalità di Strada sono di potere oltre che motivate da una profonda avversione ideologica verso gli USA e, più in generale, verso chi li appoggia. Molti non escludono che vi siano stati episodi di collusione tra l’organizzazione di Strada ed i taliban.

Gli emissari del governo italiano hanno quindi contattato Strada. Grazie ai suoi rapporti ed alla fiducia di cui gode negli ambienti dell’estremismo islamico afghano, è stato possibile fare un accordo. Gli italiani hanno inviato un giornalista “amico” nell’area occupata dai talebani nel sud dell’Afghanistan allo scopo di inscenare un finto rapimento. Con l’appoggio diplomatico italiano, il governo ufficiale afghano sì è reso consenziente al rilascio di 5 membri delle milizie talibane, sotto la minaccia da parte degli emissari italiani di non rinnovare l’appoggio militare. Il che sarebbe più che sostenibile, vista la situazione tesa e turbolenta nel parlamento italiano, intorno alla vicenda afghana. Il tutto si è svolto dietro la farsa del rapimento vero, inscenata con dovizia di particolari dai servizi segreti militari italiani.

Mastrogiacomo non è quel giornalista di sinistra che si vuol far credere. Dietro alla sua immagine di professionista navigato, nasconde un insospettabile animo antioccidentale e terzo mondista e nutre un profondo odio verso gli Stati Uniti. La sua vena estremista non conosce limiti, al punto che non si è tirato indietro quando si è accorto che durante il rapimento un uomo sarebbe stato barbaramente assassinato. Questo episodio, per quanto tragico, assume una valenza tanto più decisiva quanto si inquadrano gli eventi nell’ottica del finto rapimento.

Mastrogiacomo non è mai stato legato né ha mai patito durante la prigionia. La durata della sua avventura è stata sufficiente a convincere Karzai. Gli unici ad avere capito la strategia italiana, sono stati gli americani, i primi a reagire con critiche ferme. Gli hanno fatto eco i britannici e i tedeschi, tutti preoccupati per l’eventuale deriva filo talebana dell’Italia, paese membro della task force NATO.

Ora la partecipazione del talebani alla conferenza è possibile. E’ costata un morto sgozzato, una vergognosa piazzata e le solite sceneggiate italiote con ritorno del figliol prodigo. Al solito, il comportamento in politica estera del nostro paese si caratterizza con il doppiogiochismo e la mancanza di affidabilità. Evidentemente Andreotti, a forza di frequentare i cinema infarciti da pericolosi pedofili omosessuali, ha sviluppato una capacità di coercizione dei ministri degli Esteri superiore ad ogni possibilità umana.

Il disoccupato: un lavoro redditizio

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I quotidiani ne hanno già parlato ma a noi gli sviluppi di questa faccenda interessano lo stesso. L’antefatto: Henrico Frank è un simbolo per i disoccupati di Germania. Anzi, è proprio la loro star, il disoccupato punk e cronico più famoso, un eroe per chi vive con l’assegno di disoccupazione. Dice di battersi per i suoi simili senza lavoro ma, da oggi, abbiamo qualche dubbio che sia così.

Giorni fa incontra durante un mercatino pre-natalizio Kurt Beck, il Presidente dei socialisti, l’SPD, nonché Ministerpraesident della Renania-Palatinato . Lo apostrofa inveendo contro la riforma del lavoro Hartz-IV, voluta dal precedente governo e gli vomita addosso:

«Il suo partito è responsabile della riforma Hartz IV ed è per questo che ci sono cinque milioni di disoccupati

Il più “insolente disoccupato della Germanianon pare però avere impressionato il suo interlocutore, il quale gli risponde:

«Dal suo aspetto non mi pare che lei abbia lavorato molto nella vita. Si lavi, si faccia la barba e io le troverò un lavoro entro tre settimane

Frank accetta la sfida e dichiara poi ai media che

«Gli ho detto che tra tre settimane andrò alla Cancelleria di Mainz e pretenderò un lavoro

Presto fatto, dopo pochi giorni arrivano diverse proposte di lavoro (8) a Frank, il quale, nel frattempo sbarbato e pulito, le rifiuta tutte quante, seppur vantaggiose.

Ora i disoccupati hanno qualche nemico in più in Germania, nell’opinione pubblica. Il caso è stato immediatamente utilizzato dalla CDU per puntualizzare quanto certi comportamenti siano uno schiaffo per chi ha veramente dei problemi a cercare lavoro e faccia fatica a trovarlo. Certo è che, per come sono le normative tedesche al momento, fare il disoccupato pare sia ancora un “lavoro” interessante.

Il comportamento di Frank non è tuttavia strano. Non aveva mai fatto mistero della sua avversione al lavoro. Sarà ora interessante vedere come reagirà quando gli sarà proposto di fare una folgorante carriera, con la quale rischia di entrare in Parlamento, visto che il partito della Linskpartei avrebbe deciso di proporlo come futuro deputato.

Se volete ora c’è anche il suo sito: Henrico.de. Basta non lavorare e si può diventare velocemente una star.

I musulmani laicisti vanno alla guerra

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Wolgang Schäuble, ministro dell’Interno tedesco, fa i conti in questi giorni con un fenomeno inaspettato: il laicismo musulmano. Ha scelto un gruppo di persone per avviare il dialogo interculturale con il mondo islamico tedesco, una comunità protagonista da due o tre generazioni della vita del paese e rappresentato da 6 milioni di persone, a maggioranza turche. Il gruppo è formato dai rappresentanti di svariate associazioni islamiche e da persone culturalmente e socialmente elevate, scelte nella società civile.

Ma al tentativo di fare sottoscrivere una dichiarazione congiunta che implicasse il riconoscimento della Costituzione da parte dei musulmani di Germania, si è trovato davanti ad un rifiuto perché (more…)

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