Leggiamo le verità sui regimi islamici

Carlo_Panella.jpg

Questo signore ha scritto dei libri (qui e qui) sui regimi islamici. Basterebbe leggerli per comprendere in modo autentico il problema. Qui ci spiega alcune cose ovvie. Per esempio perché non si possono confondere le mire strategiche dei regimi bolscevici con quelle delle dittature nazi islamiche; poi, perché in MedioOriente (ma non solo), i più grandi errori americani degli ultimi 60 anni sono stati commessi soprattutto da presidenti democratici; infine, perché non è corretto parlare di un asse israelo-americano.

Purtroppo in molta parte del mondo occidentale, quando parliamo di egemonia sciita, sunnita o dei talebani, le opinioni più correnti sono quelle dei protettori del politically correct come Farian Sabahi. La Sabahi, a proposito della recente crisi nei rapporti tra Iran e Gran Bretagna, ha definito gli inglesi “quegli arroganti“. Probabilmente ha ragione, ma in questo contesto, l’errore è di confondere il lato del tavolo dove si sta seduti.

La verità sulla farsa afghana

emergency.jpg

Quando Daniele Mastrogiacomo è apparso in cima alla scaletta dell’aereo che lo aveva riportato in Italia, ha gioito con un gesto di vittoria. E’ ovvio che l’ingenuo spettatore abbia inconsapevolmente pensato che la sua fosse una manifestazione di soddisfazione per essere tornato, per avercela fatta. Ma non è così. Mastrogiacomo ha gioito per i 5 talebani liberati. Vediamo perché.

Sappiamo che nel nostro paese la maggioranza di governo riesce ancora a sostenere una linea di politica estera con la quale è sancita la partecipazione del nostro esercito alle operazioni militari della NATO in Afghanistan. Contemporaneamente, alla prossima “conferenza di pace“, molti vorrebbero una partecipazione dei “taliban”, quale elemento necessario per riportare sotto controllo una situazione compromessa. Si è resa dunque necessaria una mossa politica verso i taleban, per cercare di ottenere il loro consenso alla conferenza e per avere il monopolio nella gestione politica del rapporto con le loro gerarchie. Ed è qui che entra in scena Gino Strada.

Il lettore, ingenuo e ignaro, non sa che Strada è un personaggio dai due volti. Oltre a svolgere attività umanitarie, ha da tempo instaurato rapporti “cordiali” con gruppi dell’estremismo islamico. Le finalità di Strada sono di potere oltre che motivate da una profonda avversione ideologica verso gli USA e, più in generale, verso chi li appoggia. Molti non escludono che vi siano stati episodi di collusione tra l’organizzazione di Strada ed i taliban.

Gli emissari del governo italiano hanno quindi contattato Strada. Grazie ai suoi rapporti ed alla fiducia di cui gode negli ambienti dell’estremismo islamico afghano, è stato possibile fare un accordo. Gli italiani hanno inviato un giornalista “amico” nell’area occupata dai talebani nel sud dell’Afghanistan allo scopo di inscenare un finto rapimento. Con l’appoggio diplomatico italiano, il governo ufficiale afghano sì è reso consenziente al rilascio di 5 membri delle milizie talibane, sotto la minaccia da parte degli emissari italiani di non rinnovare l’appoggio militare. Il che sarebbe più che sostenibile, vista la situazione tesa e turbolenta nel parlamento italiano, intorno alla vicenda afghana. Il tutto si è svolto dietro la farsa del rapimento vero, inscenata con dovizia di particolari dai servizi segreti militari italiani.

Mastrogiacomo non è quel giornalista di sinistra che si vuol far credere. Dietro alla sua immagine di professionista navigato, nasconde un insospettabile animo antioccidentale e terzo mondista e nutre un profondo odio verso gli Stati Uniti. La sua vena estremista non conosce limiti, al punto che non si è tirato indietro quando si è accorto che durante il rapimento un uomo sarebbe stato barbaramente assassinato. Questo episodio, per quanto tragico, assume una valenza tanto più decisiva quanto si inquadrano gli eventi nell’ottica del finto rapimento.

Mastrogiacomo non è mai stato legato né ha mai patito durante la prigionia. La durata della sua avventura è stata sufficiente a convincere Karzai. Gli unici ad avere capito la strategia italiana, sono stati gli americani, i primi a reagire con critiche ferme. Gli hanno fatto eco i britannici e i tedeschi, tutti preoccupati per l’eventuale deriva filo talebana dell’Italia, paese membro della task force NATO.

Ora la partecipazione del talebani alla conferenza è possibile. E’ costata un morto sgozzato, una vergognosa piazzata e le solite sceneggiate italiote con ritorno del figliol prodigo. Al solito, il comportamento in politica estera del nostro paese si caratterizza con il doppiogiochismo e la mancanza di affidabilità. Evidentemente Andreotti, a forza di frequentare i cinema infarciti da pericolosi pedofili omosessuali, ha sviluppato una capacità di coercizione dei ministri degli Esteri superiore ad ogni possibilità umana.

L’ascesa del burka: ora è ripreso dalle telecamere

Veli islamici.jpg

Ultime novità sul fronte della moda islamica. Il burka è diventato ufficialmente un abito unisex. E pare avere molto successo tra i mujahiddin.

Yassin Omar, uno dei sei terroristi accusati di aver preso parte ai falliti attentati del 21 luglio del 2005 a Londra, pare sia fuggito dalla capitale britannica con addosso un burka. Il video della fuga è stato mostrato al tribunale di Woolwich dove è in corso il processo. Secondo gli inquirenti Omar, 26 anni, d’origine somala, fuggì da Londra a Birmingham travestito da donna musulmana dopo aver tentato, senza successo, l’attacco suicida. Le immagini, riprese da telecamere a circuito chiuso, mostrano Omar alla stazione dell’autobus di Golders Green, nel nord di Londra, mentre il 22 luglio, il giorno dopo il fallito attentato, sale su una corriera in partenza alle 18.20 per la stazione di Digbeth a Birmingham. Altre telecamere a circuito chiuso mostrano Omar coperto dal burka scendere dall’autobus alla destinazione d’arrivo, dove viene prelevato dopo circa 45 minuti da un’auto.” (fonte il Corriere.it)

Vediamo ora cosa diranno i difensori del burka e del niqab, quali libere espressioni della fede e dell’identità religiosa. Noi le chiameremmo libere uniformi di liberi terroristi.

Abu Izzadeen: uno psicopatico in meno in circolazione

abu_izzadeen.jpg

Occupati come siamo in Italia a scrivere dei “pericoli” correlati alle vicende della base americana di Vicenza, occupati con il chaos mediatico causato dalla cattura di una cellula terroristica delle cosiddette Brigate Rosse, ci è sfuggita una cattura ben più importante.

Questo signore si chiama Abu Izzadeen, origine giamaicana, convertito all’Islam all’età di 17 anni. E’ passato alle cronache per le minacce e gli insulti a Blair ed un paio di altre personalità politiche inglesi. E’ un tipetto che ama spararle grosse e in effetti il suo curriculum è di tutto rispetto.

In questo filmato, appare mentre ci ricorda che se continuiamo a comportarci così, noi occidentali prima o poi dovremo fare i conti con la spada dell’Islam. Sulla giugulare, beninteso.

Finalmente lo hanno ammanettato, per istigazione al terrorismo. Sennò si rischiava di lasciare in circolazione un pazzo capace di fare montare il sangue alla testa a qualche ragazzino. Di quelli amanti degli esplosivi da attaccare alla cintura.

A dire la verità siamo un po’ stufi di questi signori, psicopatici, in circolazione. E ancora più psicopatici sono quelli che li lasciano circolare. Altro che rendition e aerei Cia. Se non cambiamo registro saremo costretti a tornare al medioevo e usare metodi poco civili per fermare certi fenomeni eversivi.

D’altra parte, cosa vogliamo aspettarci da una certa parte dell’Islam che predica come questo signore? Lui non ama molto le donne. Ma non ce ne dobbiamo preoccupare perché dice che Allah ci insegna a picchiarle in modo molto politically correct. Basta non spargere sangue, non colpirle sul viso e su parti sensibili. E guai a farsi accorgere dai figli.

Grazie ad Orientalia4all, che Dio e tutti gli dei di lingua sanscrita la benedicano.

Trackbacked to: TheRightNation

David Cameron non scherza

veil-of-secrecy-2.jpg

In UK il 37% dei musulmani dai 16 ai 24 anni vorrebbero essere governati dalla sharia piuttosto che dalle leggi britanniche. Il futuro capo del governo (…), David Cameron, usa il paragone con il BNP, British National Party, il partito inglese di estrema destra, insomma i fascisti.

Parlando della comunità islamica inglese ha dichiarato che

«Whether it’s the BNP, or those who want to separate British Muslims from the mainstream, their aim is to act within the law to subvert its ends, changing the law as and when they can to achieve their ends…The BNP pretend to be respectable. But their creed is pure hate… and those who seek a Sharia state, or special treatment and a separate law for British Muslims are, in many ways, the mirror image of the BNP.»

Quest’uomo ci piace assai perchè chiama le cose e le persone con il loro nome e cognome. In questo caso usa il paragone tra i fascisti d’Inghilterra ed i musulmani che agiscono cercando di sovvertire l’ordine ed essere governati dalla sharia oppure essere considerati cittadini speciali ed avere trattamenti speciali.

La reazione delle varie comunità islamiche non si è fatta attendere. Il segretario generale del Consiglio dei Musulmani Inglesi, MCB ha dichiarato che Cameron non si rende conto delle sofferenze dei milioni di persone che si oppongono al colonialismo dell’Occidente all’interno del mondo islamico e considera il paragone come una grave offesa.

Cameron però non si è scoraggiato. Ha fornito alla sua posizione una cornice politica corretta, dimostrando di avere le idee chiare. Il problema non è solo l’atteggiamento di una parte attiva della comunità musulmana ma l’atteggiamento dell’occidente e il modello di integrazione e di società che si vuole sviluppare. Cameron non scherza: il multiculturalismo fa danni.

Se dovesse essere eletto, il consiglio che gli daremmo è di escludere subito le organizzazioni come il MCB o personaggi come Tariq Ramadan dagli organi di consultazione. E’ necessario che siano delegittimati di fronte alla comunità islamica e che sia data voce alle organizzazioni moderate. Basterebbe che osservasse cosa succede in Italia con la Consulta Islamica per imparare. A fare il contrario.

Chiudi
Invia e-mail