Vicenza: Prodi chiude, i “Franzina” vogliono riaprire

L’intervento di Emilio Franzina (Rc) in Consiglio Comunale di Vicenza

Ha ragione il Ministro dell’Università Fabio Mussi quando sostiene che il caso della base americana di Vicenza non è chiuso. Prodi l’aveva chiuso due volte, ma adesso la sinistra antagonista e radicale, tenta di riaprirlo con i metodi che ben conosciamo: la piazza, la chiamata all’odio contro il demonio americano ed un ritrovato orgoglio nazionalista.

Rischiamo di ritrovarci una seconda Tav, con la differenza che qui i soldati americani pronti a traslocare dalla Germania, hanno delle ottime alternative. Oltre all’Italia, infatti, le opzioni comprendono l’est europeo, l’Africa sub sahariana e l’Asia centrale. Gli americani, già sconcertati per le dichiarazioni inopportune rilasciate dai massimi esponenti governativi dopo i raid militari in Somalia contro Al Quaeda, ci stanno mettendo alla prova. Un impegno preso dallo Stato italiano sarà mantenuto?

Invece di ringraziare e metterci subito al lavoro, potremmo, alla lunga, dare una risposta negativa; sarebbe un errore imperdonabile nel quadro delle relazioni tra i due paesi. Intendiamoci, chi fa chiasso è una minoranza di persone. I sit-in sono appannaggio dei pochi soliti noti, Cobas, verdi e comunisti in varie salse. Della popolazione di Vicenza, neanche l’ombra.

Alcuni dei più scalmanati avevano iniziato ad esternare con strilli ed improperi le loro posizioni già nello scorso Ottobre, quando la giunta comunale di Verona aveva deciso di deliberare a favore della seconda base. È stato il caso di Emilio Franzina, docente di storia e indipendente eletto nelle liste di Rifondazione Comunista:

«E’ una vigliaccata anche tutto quello che venite dicendo sopra la patria, l’autonomia; “paroni” in casa nostra, leghisti, “paroni” dove? Cosa, alleati? Cosa, fratelli? “Paroni” sono, fanno quello che vogliono, come il Cermis e nel mondo quando si parlerà di Vicenza non si dirà più la città del Palladio. Lo diranno nei villaggi bombardati, nelle case con le donne stuprate: Vicenza, la città da cui partono gli americani…io dissento da Bush e dalla sua politica, amo l’America e la sua storia che insegno all’Università ed è per questo che mi sento autorizzato di dire quello che ho detto…prima di tutto, dov’è il Sindaco? Ma scherziamo? Ha blindato una città, ha fatto tutto sto casino, e dove sta? Non ascolta neanche, ma siamo matti? E quell’altro, vice Sindaco, che ha creato una strategia della tensione folle , ha estromesso la città da questa decisione, è stato fuori a grattarsi…c’è una motivazione che non è ideologica, che non è politica ma è soprattutto vicentina e io difendo la mia città.»

Questa straordinaria performance, è un misto del peggio. Si confondono gli aggressori con gli aggrediti, si dichiara la vera motivazione dell’opposizione che è insita nella difesa della città a scapito degli interessi nazionali e si demonizza l’avversario facendolo passare per terrorista, accusandolo di avere alimentato una strategia della tensione.

Andando a livelli politici più alti, Oliviero Diliberto lamenta “l’errore che ci scolla ancora di più rispetto al nostro popolo della sinistra” e, tanto per restare in tema, al Senato Giovanni Russo Spena dichiara che, nel caso di una conferenza di pace sull’Afghanistan, «solo per il fatto che occupano il 30% del territorio, dovrebbero partecipare i talebani».

Né possiamo sperare in un aiuto dalle menti pensanti della sinistra, quando ragionano come Gianni Vattimo, il quale riferendosi al problema di Vicenza, dichiara ai microfoni di Radio24:

«I campi di sterminio davano molto lavoro ai tedeschi…le basi americane sono quello che sono, stanno invadendo un paese come l’Irak, dove muoiono centinaia di persone al giorno, li sterminano con gas, con le bombe lasciano che cresca tutta questa tensione interna, c’è Guantanamo.»

Qualcuno dovrebbe informare Vattimo delle vicende irakene e spiegargli chi sono gli sterminatori.

Chi si oppone all’allargamento della base sostenendo che le condizioni politiche negli Usa sono mutate e che la maggioranza democratica rende inutili queste decisioni, non sa di che parla. Da Roosvelt, a Truman, a Kennedy, a Johnson per finire a Clinton, quando c’è stato da menare le mani i democratici non si sono mai tirati indietro. Ora i “Pelosi”, Speaker of the House e molti altri (non solo democratici), fanno a gara con i loro proclami pacifisti, con il solo scopo di impedire a George W. Bush di mettere in atto il suo nuovo piano vincente in Iraq.

Non si possono dimenticare le motivazioni americane alla base delle azioni belliche dell’ultimo secolo. I “paroni” di Emilio Franzina non c’entrano nulla. Gli Stati Uniti in guerra si sono sempre schierati contro il Demonio e non nella difesa di interessi materiali. E poi, sono più disposti a combattere. Noi siamo in grado di identificare il Demonio e di combatterlo?

La politica estera di D’Alema: falsi storici e opportunismi

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Alle dure critiche verso il governo di Romano Prodi in politica interna, ieri Silvio Berlusconi si è espresso anche sul fronte estero. Sotto questo governo, il paese si è messo sulla strada per “diventare un pilastro nella strategia euro-araba” e “strizza l’occhio agli hezbollah e non lesina critiche ad Israele, unico vero avamposto della democrazia in Medio Oriente“. Secondo il Cavaliere, “prevale la logica della sinistra antiamericana e antioccidentale“:

Il Ministro degli Esteri, Massimo D’Alema, in visita a Riad in Arabia Saudita, aveva commentato così le critiche piovute da più parti alla presa di posizione contro le incursioni americane in Somalia:

«Non si può confondere il valore dell’alleanza storica con gli USA con il fatto di dissentire su atti dell’amministrazione americana…da parte mia e del Governo non c’è alcun atteggiamento di ostilità nei confronti degli USA ma solo diverse posizioni sull’attacco contro gli integralisti islamici…Nel raid aereo non è stato colpito nessun terrorista, ma sono morti molti civili…la polemica non ha fondamenti seri, è solo una questione italo-italiana…la politica di Washington in Medio Oriente comincia a pesare, specie nel triangolo Iraq-Iran-Libano, dove gli interessi sauditi sono diffusi. C’è infatti una forte preoccupazione per il rafforzamento della linea aggressiva iraniana, generata dalla politica statunitense nell’area…ai loro occhi la situazione in Iraq appare una messa al bando dei sunniti, fenomeno generato dalla forzata esclusione dalla vita politica dei membri del partito Baath.»

D’Alema era forse troppo giovane. Non ricorda che alla fine degli anni ‘70, con l’avvento degli ayatollah iraniani, questo paese era passato, nello spazio di un mattino, da una posizione filo occidentale a considerare gli americani e tutto l’occidente come l’impersonificazione del demonio. Né rammenta che gli Stati Uniti, a differenza dell’Italia, hanno già dovuto sopportare le ferite di atti terroristici, primo fra tutti quello dell’assalto alla loro ambasciata in suolo iraniano.

La nostra capacità di ascoltare le diverse opinioni e di lasciare a tutte le tesi il beneficio del dubbio, ha però qualche limite. Sostenere quindi che l’aggressività dell’Iran sia causata dalle recenti politiche americane in Medio Oriente e vedere nella guerra in Iraq o nella situazione libano-palestinese un effetto delle colpe della politica bushiana, è, quantomeno, suscettibile di essere interpretato come un atto di malafede.

Non vogliamo certo sostenere l’opportunità di essere sempre e comunque d’accordo con qualsiasi atto politico e militare americano, ma ormai non si può più parlare solo di “dissenso su alcuni atti” perché da quando questo Ministro ha preso la responsabilità degli Esteri, non ricordiamo una sola dichiarazione di accordo e di apprezzamento per la politica del Presidente Bush. L’unica espressione positiva sulla vita politica americana è stata la sconfitta repubblicana alle elezioni di mid term.

Quanto alle “diverse posizioni sull’attacco contro gli integralisti islamici“, nonostante i nostri sforzi, continuiamo a non capire. L’integralismo islamico ha assunto forme di pericolosità mai viste prima. La costituzione del califfato mondiale è il fine ultimo di questo movimento e questo pericolo riguarda tutti, Europa inclusa. Non riusciamo quindi a comprendere come si possano avere posizioni diverse quando un movimento determinato e organizzato sta per prendere il sopravvento in uno stato che non è in grado di contrastarlo e quando qualcuno decide di aiutarlo a recuperare la sua libertà, come nel caso degli Stati Uniti e dell’Etiopia. E decide poi di dare la caccia e di eliminare chi aveva cercato di rovesciarne le istituzioni, visto che non si tratta di persone particolarmente inclini ai negoziati.

Pur non riuscendo a comprendere, ci mettiamo nei panni dei sauditi i quali, più che essere ostili alle decisioni degli americani, loro alleati da più di 60 anni, sono forse più preoccupati per quegli stati, come l’Italia, che non riescono ad avere una linea politica chiara nei confronti degli stati canaglia. L’Arabia Saudita conosce bene i regimi vicini con i quali ha a che fare. Il Ministro pare di no. Non si rende conto che quando parla di preoccupazioni saudite per la possibile esclusione dei sunniti dalla vita politica irachena, straparla.

Ma evidentemente le sorti dell’Iraq e della Somalia lo interessano solo a livello di spot politico, a differenza di quelle serbe in cui fu coinvolto alcuni anni fa. Quando l’esigenza di proteggere i confini del suo paese lo aveva folgorato verso uno smisurato amore per il diavolo americano.

Il video integrale del cadavere di Saddam Hussein

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Evidentemente il video dell’impiccagione non aveva fatto un numero sufficiente di accessi. Evidentemente i desideri morbosi di milioni di persone non erano stati sufficientemente soddisfatti. Né quelli dei manipolatori delle masse musulmane.

Dopo la ripresa ufficiale e quella clandestina dell’impiccagione, Libero Video è felice di presentarvi quella ultima del cadavere di Saddam Hussein, ripreso da qualche fantomatico cameraman mediorientale, appena sceso dal cammello. Se volete guardarla, fate attenzione: ciò che vedrete intorno al collo non è un foulard portafortuna e potrebbe capitarvi una cosa del genere.

Di bene in meglio. Sempre più democrazia e civiltà, stiamo diffondendo.

Saddam Hussein: il fallimento di fatto e di diritto

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Carta astrologica di Sadam Hussein

In questo primo giorno dell’anno 2007, la pioggia ci trova pigri e assonnati. Niente giornali da due giorni, solo Internet ci tiene collegati al mondo esterno. Grazie a Federico Punzi e alle sue letture quotidiane scopriamo l’ultimo elemento di un puzzle che mostra un fallimento dell’Occidente sul cammino verso la diffusione delle democrazie, della libertà e della pacificazione del pianeta.

Sul Messaggero del 31 dicembre, è stata pubblicata un’intervista con il prof. Michael Newton, insegnante alla Vanderbilt Univesity ed esperto di Diritto Internazionale.

Newton ci spiega come europei ed americani siano stati i principali responsabili della vicenda processuale di Saddam Hussein e come la colpa di ciò che non è stato fatto non possa essere addossata agli irakeni:

«Esattamente, e qui è la nostra colpa. Gli iracheni avevano chiesto sia alle Nazioni Unite che alla Comunità Europea di aiutarli a istruire il processo secondo le procedure internazionali. Hanno chiesto di essere ammessi alla Corte dell’Aia per studiarne il funzionamento, hanno chiesto che i giudici dell’Aia andassero a Bagdad ad aiutarli. Hanno sempre ricevuto un netto rifiuto…Noi tutti Paesi occidentali abbiamo sottoscritto il “Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici” del 1976. E il Patto prevede che se un Paese vuole applicare la pena di morte, alla fine di un processo equo e trasparente, ha il diritto di farlo. Se noi avessimno aiutato ufficialmente i giudici iracheni, questo processo avrebbe potuto essere un esempio di giustizia per tutto il mondo. Li abbiamo abbandonati a se stessi, e io credo che abbiano fatto il meglio che potevano.»

Quindi l’Occidente, dopo avere promosso un modello di democrazia laddove vigeva una dittatura sanguinaria, non solo non ha fatto nulla di tangibile per evitare lo show-down di una esecuzione annunciata ma ha impedito che il sistema giudiziario iracheno potesse sfruttare una occasione unica ed irripetibile per fare un salto di qualità e di equità.

Newton sostiene comunque l’operato del tribunale, i cui risultati siano i migliori ottenibili nella situazione di stato e di diritto del paese. Questo dimostra che una nazione musulmana laica avrebbe le potenzialità per evolvere verso forme più moderne e simili alle nostre.

L’atteggiamento dell’occidente in questo contesto è piuttosto incomprensibile. Ovvero, la comprensione può passare solo per un eccesso di mentalità burocratica o per un eccesso di malafede. Forse che la paura di salvare Saddam con un processo svolto secondo i riti internazionali abbia giocato un ruolo?

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Il video integrale di Saddam è in rete. Applausi

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Ci chiediamo oggi, nell’ultimo giorno di questo 2006, se è possibile farci dire da Beppe Grillo cose sensate sulla morte di Saddam Hussein. Evidentemente sì. In un certo senso la cosa non ci fa piacere, ma è meglio così.

In questo articolo scrive tante cose assurde e altrettante condivisibili.

Quelle che condividiamo sono:

«Condannare l’omicidio e poi applicarlo per legge è un incantesimo. Una contraddizione della mente umana. E’ vendetta, non legge…Saddam andava condannato all’ergastolo. Doveva invecchiare in carcere. Perdere la sua spocchia. Con l’esecuzione gli è stata regalata una dignità che non aveva. Una grandezza made in Texas…Nel Darfur sono morte centinaia di migliaia di persone. Nessuno ha mosso un dito. In Cecenia non sono rimasti in piedi neppure i palazzi. Nessuno ha mosso un dito. L’ipocrisia della condanna a morte giusta, occidentale e petrolifera…Saddam ha pagato, con dignità, il suo conto. Hiroshima, i Gulag e il Tibet non li pagherà mai nessuno.» (a quest’ultima frase toglieremmo la parola Hiroshima.)

Le cose che non convidividiamo sono il resto dell’articolo.

Ora si può pure trovare una versione integrale del video di Saddam impiccato, filmata clandestinamente, qualcuno dice con un telefono cellulare. E’ gia su Google.

Finalmente saranno contenti quelli che hanno energicamente sostenuto i valori democratici, di libertà e di rispetto dei diritti dell’individuo in nome dei quali eserciti di molti paesi hanno liberato l’Irak da questo dittatore, responsabile di avere ucciso mezzo milione di suoi concittadini. E per dimostrare quanto l’Occidente sia evoluto, hanno applaudito all’applicazione della legge del taglione.

Così ora nel mondo musulmano le organizzazioni che sosterranno quanto sia falso che i nostri valori siano diversi dai loro, non potranno essere smentite. E’ bastato un telefonino per dimostrarlo, inventato da noi.

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