
Questo blog lo ha sempre votato. Lo ha sempre criticato. Ha gioito quando ha avuto un sussulto di libertà come quello di oggi:
«L’impiccagione di Saddam Hussein, pur decisa da un tribunale legittimo e dunque non espressione di giustizia sommaria, rappresenta un passo indietro nel difficile percorso dell’Iraq verso una democrazia compiuta…sono convinto che sia stata un errore politico e storico, che non aiuterà l’Iraq a voltare definitivamente pagina. La civiltà in nome della quale il mio governo decise di inviare i soldati italiani in Iraq in missione di pace contempla il superamento della pena di morte, anche nei confronti di un dittatore sanguinario come Saddam.»
Silvio Berlusconi
Come avevamo preannunciato nell’ultimo articolo sulla vicenda, la morte fa deragliare. Specialmente se si tratta di una morte così spettacolare. Anche chi avrebbe dovuto prendere una posizione netta e senza distinguo, fa fatica a restare sui binari:
«…Noi deploriamo il fatto che la pena di morte sia iscritta nel codice iracheno, così come in quelli di molti altri paesi democratici e non ma non intendiamo affatto eludere il significato politico di giustizia e di libertà che deriva dalla fine ingloriosa di un tiranno omicida.»
MarcoTaradash
C’è poi chi si preoccupa solo del “dopo”, delle conseguenze e dei rischi ma, nonostante sia stato ai vertici della UE che oggi condanna, non pare essere interessato all’impiccagione in sé perché l’esecuzione di Saddam Hussein serve
«ad aumentare la tensione. Questo è avvenuto nelle prime ore e mi auguro che non continui in futuro.»
Romano Prodi
Chi considera ancora la possibilità che Saddam sia considerato un martire, con la dichiarazione dei “capi” movimentisti dell’islam integralista, i Fratelli Musulmani, dovrà ora cambiare idea:
«Non è un martire - hanno scelto il giorno sbagliato per l’esecuzione di Saddam…È un giorno di festa nel mondo islamico…un messaggio rivolto (dalle autoritá della coalizione, ndr) alla comunitá islamica di tutto il mondo…era un dittatore, di sicuro non un martire»
Essam El-Aryan, leader dell’ufficio politico dei Fratelli Musulmani in Egitto
“Cupio dissolvi della geronticratica e arteriosclerotica oligarchia radicale“, lo ha definito Antonio Tombolini, un altro radicale senza patente come Jim Momo: parliamo della dichiarazione di Marco Pannella, un esempio di follia pura. Ne citiamo solo un piccolo pezzetto, quanto basta:
«…senza l’esecuzione voluta da Washington, da Bush, si sarebbe potuto, si potrebbe ancora ascoltare dalla difesa di Saddam storie e storia, in primo luogo quelle delle complicità “insospettabili” delle quali il dittatore potè godere o dalle quali è stato istigato e armato.»
I commenti li lasciamo a Federico Punzi, come sempre impeccabile.
Abbiamo iniziato e vogliamo chiudere in bellezza, con un ex-comunista, tanto per non smentire il detto che chi oggi sostiene la democrazia e la vuole esportare voleva Saddam morto e chi invece è appartenuto a movimenti totalitari ed era contro la guerra in Irak, è contro la pena di morte:
«Interpretando i sentimenti profondi del popolo italiano e gli alti valori morali e giuridici della Costituzione, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano conferma la contrarietà del nostro Paese ad ogni sentenza di morte ed esecuzione capitale.»
Grazie Presidente e sentiti auguri di Buon 2007.
Update: il solito coretto di giornalisti della mutua annuncia in televisione “una pioggia di attentati” in Irak. 75 morti, cioè nessuna pioggia.



