Saddam perderà la testa e con lui anche noi

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Pare proprio che Saddam Hussein sarà presto giustiziato. D’altra parte da quando nel 2004 il governo iracheno ha reintrodotto la pena di morte, alcune organizzazioni umanitarie stimano in centinaia il numero di esecuzioni alla pena capitale. Soldati americani hanno più volte trovato camere di tortura all’interno degli edifici ministeriali, gestite da squadroni della morte il cui compito principale è quello di porre in atto la vendetta contro i sunniti.

I processi sono sommari, poi segue l’appello ma, a condanna confermata, i condannati finiscono subito sulla forca. Nel solo mese di Dicembre sono stati 11 i filmati di detenuti giustiziati mostrati in pubblico. Si tratta chiaramente di mosse politiche, con le quali il governo e la polizia vogliono mettere a disposizione del popolo i “frutti” del loro lavoro per reprimere la criminalità e gli attentati.

Si dirà che nei confronti del mondo islamico, spesso troppo attraversato da sussulti tribali, l’occidente debba astenersi dall’intromettersi nell’uso di una pratica ritenuta normale, appartenente ad una cultura. Ma allora perché vogliamo esportare la democrazia in quei luoghi?

Il paradosso è che, ragionando con l’accetta, chi politicamente sostiene la guerra preventiva e la democrazia è più incline a sostenere la pena di morte per Saddam; chi invece è contro le strategie americane in Medio Oriente, vorrebbe che Saddam fosse salvato.

Sono patetiche le affermazioni degli editoriali del ilFoglio, quando affermano che non bisogna commettere “l’errore di trasferire in una società islamica una concezione occidentale del rapporto tra politica e morale», perchè «se in pressoché tutti gli stati islamici è vigente la pena di morte, una ragione ci sarà». C’è sempre una ragione, logica o meno, per tutte le barbarie. Non ce n’è mai una per giustificarle.

La morte e la pena di morte fanno perdere la testa. Non potrebbe essere altrimenti, visto che parliamo dell’evento più terrificante della vita di un uomo, che gli provoca uno shock continuo ogni volta che ci pensa. E’ l’immancabile incapacità di andare incontro alla nostra fine che ci fa proiettare ogni sorta di comportamenti, convincimenti e nevrosi, quasi tutti nocivi per noi e per gli altri. Fuggiamo dalla morte e cerchiamo una ragione per rassicurarci della nostra immortalità. Quindi, siamo irrazionali, ridicoli, patetici.

Anche Magdi Allam, esempio sempre encomiabili di lucidità e chiarezza, stavolta è scivolato sul tema della morte, prendendo lucciole per lanterne. Senza mai nominarli, anche lui mette in croce i Radicali. Si chiede:

«…come mai il valore supremo della sacralità della vita dovrebbe valere nel caso di Saddam, mentre viene violato nel caso di Piergiorgio Welby? Come è possibile che coloro che hanno immaginato che l’esistenza di una persona più che vitale potesse essere sacrificata per accreditare il diritto all’eutanasia, siano gli stessi che ora difendono il diritto alla vita di un tiranno che per 35 anni ha esercitato l’eutanasia forzata nei confronti di un milione di iracheni?»

Che dire? C’è solo da rimanere basiti, visto che l’ha scritto Magdi Allam. L’avesse scritto Luca Volontè, non ci saremmo sorpresi. Ma che Allam riuscisse a mettere sullo stesso piano Welby e Saddam, proprio non ce lo aspettavamo. Forse non ha seguito la vicenda e forse non sa che Welby chiedeva disperatamente che gli venisse evitata una vita di sofferenze, che la vicenda Welby non ha nulla a che fare con l’eutanasia e che bisognerebbe chiedere a Saddam il premesso di appenderlo ad un cappio, se lo si vuole accomunare all’eroico Piergiorgio. Il che non ci risulta sia mai stato neanche pensato.

Non ha considerato neanche gli opposti risvolti dell’applicazione ad entrambi del principio dell’inviolabile diritto individuale a decidere della propria vita: Welby lo ha potuto esercitare, Saddam anche se volesse, non potrebbe.

Ora attendiamo e l’unica cosa che ci interessa, a questo punto, è vedere se ed in quale modo Saddam Hussein diventerà un simbolo e un martire per il mondo islamico. Noi non ci crediamo né pensiamo che la sua esecuzione abbia fatto fare un passo avanti alla storia. Semmai ne ha fatto uno indietro.

Update!: manco a farlo apposta, anche Luca Volontè ha detto quella cosa. Sarà lui che ha scimmiottato Magdi Allam o viceversa?

Round-up: MaurizioColucci Bioetica

30 giorni per salvare Saddam Hussein

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Sull’opportunità di mandare a morte Saddam Hussein abbiamo già scritto in modo chiaro. Allo scritto di ieri vogliamo aggiungere oggi un concetto, che si ricollega anche alla vicenda Welby e dovrebbe stare a cuore a tutti i liberali o cultori della libertà.

Il concetto l’ha espresso Ivo Silvestro (aka L’Estinto), noto filosofo, il quale in un commento scrive:

«La civiltà è riconoscere i diritti all’individuo, primo fra tutti quello alla vita. La pena di morte è abominevole non perchè la vita sia sacra (cosa è il sacro?), ma perchè è appannaggio dell’individuo.»

Condividiamo e scegliamo la civilità.

Niente cappio per Saddam

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Il professor Giovanni Sartori ha dichiarato ieri che

«Saddam Hussein è come Hitler e se il dittatore nazista non si fosse ucciso, a Norimberga lo avrebbero giustamente condannato a morte come gli altri. Tutta questa agitazione dell’Europa contro la pena di morte a Saddam la trovo un po’ ridicola o comunque poco seria.»

A differenza del prof. Sartori noi troviamo il tema della pena di morte un argomento serissimo sul quale crediamo sia necessario che una civiltà che si definisce “avanzata” debba confrontarsi e riflettere in ogni momento della sua esistenza. Se siamo dove siamo è soprattutto perché abbiamo raggiunto un livello di consapevolezza del valore della vita e dei diritti inalienabili dell’individuo, mai raggiunti prima nella storia dell’umanità. Abbiamo lasciato quasi ovunque dietro di noi il principio errato secondo il quale sia possibile mandare a morte una persona, chiunque essa sia e qualsiasi cosa abbia fatto, senza che questa sia stata riconosciuta colpevole di crimini efferati ma solo sulla base di decisioni dettate dalla furia dei desiderio di vendetta o dalla mancanza di rispetto di dettami e ideologie.

Abbiamo inventato i processi e molti paesi hanno deciso che, nonostante un omicidio o una strage di innocenti, la vita non possa essere tolta a nessuno individuo, in nessuna circostanza. Abbiamo avuto esempi di persone ree confesse di uccisioni che hanno pagato il loro debito ed espiato le loro colpe verso la società e verso le loro vittime, le abbiamo recuperate e si sono reinserite nel tessuto sociale. L’avere recuperato il valore della vita anche di un solo individuo ci dimostra che è possibile, anche se spesso non probabile, che la vita abbia più forza della morte e che la sua preservazione e la messa a disposizione del resto dell’umanità sia comunque un tesoro da preservare.

Mandare a morte un individuo non fa avanzare la nostra civiltà. Salvare la sua vita sì.

Vogliamo forse esportare la democrazia dall’alto del nostri principi e delle nostre conquiste, insegnare alle masse di interi paesi come si debba vivere nel rispetto delle libertà individuali e collettive salvo poi arrogarci il diritto di togliere agli stessi individui il loro diritto fondamentale, quello di vivere?

Se veramente vogliamo con tutta la nostra volontà fare evolvere questo pianeta verso un futuro di pace, di armonia tra i popoli, di cessazione di ogni violenza e sopruso e se veramente crediamo di essere noi gli unici, qui in occidente, a poterlo fare, dobbiamo prima di tutto lasciare alle nostra spalle ogni velleità di pretesa sulla vita e sulla morte di un condannato, di un processato da un tribunale giusto. Dobbiamo riconoscere che Norimberga è stato in tragico errore.

Viva Saddam! Che viva

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Si è più volte sostenuto che il Partito Radicale non sia in grado di sostenere un progetto politico e che la sua rilevanza si sia sempre limitata alle battaglie trasversali sulle libertà collettive ed individuali, etiche e sui diritti umani. La situazione politica nella quale i radicali si trovano in questo momento conferma ancora una volta questa opinione. Nel Centro Sinistra solo l’on. Capezzone potrà incidere nelle scelte politiche in campo economico ma è altresì chiaro che l’obbietivo che i radicali si pongono è quello di portare istanze nell’agenda della maggioranza di governo su temi che altrimenti sarebbero ignorati.

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Armi trovate missione compiuta

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Un articolo su Fox News di oggi riporta che dal 2003 gli alleati hanno trovato almeno 500 armi di distruzione di massa in Iraq e si suppone che la ricerca continui e che porterà al ritrovamento di altre unità. La notizia è stata data ieri dal Senatore americano Rick Santorum del Partito Repubblicano durante una conferenza stampa. Santorum ha citato un rapporto del National Ground of Intelligence Center, un’unità del Dipartimento della Difesa:

«Dal 2003 le forze della coalizione hanno ritrovato all’incirca 500 armi di distruzione di massa contenenti agenti chimici. Nonostante gli sforzi per ritrovare e distruggere le munizioni chimiche precedenti la guerra del Golfo, queste munizioni, riempite e vuote, è stato confermato che esistano ancora. La purezza delle sostanze contenute nelle munizioni dipende da molti fattori che includono il processi di fabbricazione, i potenziali additivi e le condizioni di ambientali di conservazione. Mentre gli additivi si degradano nel tempo, gli agenti delle armi chimiche rimangono ad alto rischio e potenzialmente letali».

Questa dichiarazione, insieme all’ articolo apparso nel 2004 su Worldnetdaily, dovrebbero essere sufficienti per tappare la bocca a tutta quell’opinione pubblica ed ai politici che gridano allo scandalo da quando l’amministrazione Bush ha deciso di porre fine alla dittatura saddamita. Ma non preoccupiamoci, le cose non si modificheranno perché ormai il solco è stato scavato, gli alleati hanno preso in giro il mondo per i loro sporchi interessi petroliferi e altro e la propaganda anti americana e anti occidentale non deve temere di essere sbugiardata.

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