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Fidati dei vicini

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“If someone was sending rockets on my house where my daughters were sleeping at night, I would do everything to stop it, and I would expect Israelis to do the same thing.”- President-elect Barack Obama

Immaginatevi che in un paese come l’Italia, praticamente senza risorse energetiche, le nazioni confinanti forniscano quotidianamente tutto il fabbisogno di energia elettrica. E che, visto lo stato disastroso e l’inconsistenza del suo sistema sanitario le stesse nazioni si rendano quotidianamente disponibili a curare gratuitamente un numero illimitato di malati. E che, dato lo stato deficitario della sua economia, gli stessi stati inviino medicinali e cibo in quantità necessarie a provvedere alla sopravvivenza della popolazione.

Il tutto gratuitamente.

E immaginatevi che, invece di essere grati e di cercare di mantenere un equilibrio politico con i propri vicini, i governanti italiani utilizzino una certa quantità di denaro pubblico ricevuto da paesi “amici” per acquistare missili. Salvo poi, un bel mattino, iniziare un lancio continuo di queste armi di distruzione verso i centri abitati al di là dei propri confini.

Secondo voi, che dovrebbero fare i governanti dei paesi che tengono in vita l’Italia? Chiedere sommessamente di non esagerare con i missili? Oppure inviare ancora più kilowatt, accettare ancora più malati, inviare più medicinali e più cibo, nella speranza di vedere placato l’odio ed il desiderio di distruzione? E se poi scoprissero che in un articoletto della costituzione italiana fosse chiaramente espressa la missione del “bel paese” di continuare questa guerra a perpetuità fino a che tutti i paesi vicini siano distrutti? Che dovrebbero fare?

Magari difendersi, contrattaccando?

P.s.: al solito gli europei perdono un’occasione. Prima dichiarano che l’operazione di Israele è «più offensiva che difensiva» e poi, il primo ministro della Repubblica Ceca (paese alla presidenza della EU) Mirek Topolanek, dichiara che Israele non ha il diritto di intraprendere operazioni militari che «hanno ripercussioni in gran parte sui civili». Visto che Hamas intraprende senza sosta operazioni militari che hanno rupercussioni «SOLO» sui civili, Topolanek voleva forse dire che Israele dovrebbe fare come Hamas e non colpire le sue  forze militari…?

Disinformazione “Romana”

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Da molto tempo non aggiorniamo questo blog. Ciò non toglie che non abbiamo smesso di leggere e documentarci pure se con maggiore sporadicità.

Leggendo qua e là, ci siamo imbattuti in un articolo di Nico Valerio, basato su un’inchesta di Honestreporting che documenta come un certo giornalismo nostrano, definito da molti come “illustre”, altro non sia che un bell’esempio di disinformazione.

Da leggere.

D’alema sempre più a braccetto

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In un paese normale, un tipetto come Imad Mughniyeh, esponente di spicco di Hezbollah, criminale, assassino, artefice di attentati che hanno causato decine di morti, sarebbe ricercato per mari e monti. Sarebbe sulla lista nera, con una bella ricompensa per chi fornisce notizie utili alla cattura. Sarebbe braccato, senza la speranza di vivere una vita normale. Vivrebbe nell’ombra, nel sospetto e avrebbe attorno a sé uno stuolo di “assaggiatori”, come quelli del Cesare nel film “Asterix alle Olimpiadi”.

Tutto ciò sarebbe o dovrebbe essere in un paese normale. Ora che Mughniyeh è saltato in aria nella sua auto a Damasco e non si sa chi sia stato, l’umanità può tirare un sospiro di sollievo. La sua morte permetterà a molti - non sapremo mai a chi, ovviamente - di sopravvivere; una moltitudine di persone che sarebbero morte se lui fosse rimasto in vita. Certo, per una questione di principio e anche di opportunità, lui come tutti i terroristi, sarebbe dovuto essere catturato e giudicato per i suoi crimini da un tribunale internazionale. Sarebbe stato condannato e incarcerato a vita, senza potere più nuocere. Invece è morto, pace all’anima sua.

La nostra anima, invece, comincia ora a dannarsi. Le elezioni prossime venture del nostro paese potrebbero portare ad una sorpresa, cioà alla riconferma della sinistra, cioè del PD. Se così fosse, probabilmente ci ritroveremmo tra i ministri un certo signor D’Alema. Quello che, tanto per non smentire le sue simpatie, dichiara che l’eliminazione di Imad Mughniyeh è un atto di terrorismo, così come lo sono le eliminazioni mirate.

Non avevamo dubbi su questa dichiarazione. Ora sappiamo che se qualcuno uccidesse Osama Bin Laden o nel passato avesse ucciso Hitler o Stalin, il suo atto sarebbe stato deplorevole. Il che ci fa pensare che D’Alema non abbia ancora capito cosa stia succedendo e non abbia afferrato la gravità della sfida militare iniziata dal terrorismo di stampo islamico. Anzi, tornando indietro in un passato non troppo lontano, qualcosa ci ricordiamo e pensiamo di avere capito. Qualcuno qui fiancheggia.

Un milione a missile

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Anche se l’Autorità Palestinese e Hamas non si possono certo definire due frazioni legate da profonda amicizia, stiamo pur parlando dei Palestinesi. Abu Mazen tratta con Israele con l’aiuto della comunità internazionale e qualcuno dice che le cose stiano progredendo. Hamas, invece, manda ogni giorno una ventina di missili sulle teste degli israeliani di Sderot e dintorni e anche in questo caso qualcuno dice che le cose progrediscono nel senso che la popolazione israeliana di quei luoghi è sempre più terrorizzata.

Un popolo diviso in fazioni che fa del doppiogiochismo e della violenza la sua ragione di vita, non può certo lamentarsi se poi le cose vanno male dal punto di vista economico. I necessari posti di blocco israeliani e l’incapacità di vivere una vita normale con i propri vicini, non fanno altro che alimentare miseria, corruzione e violenza.

Allora il cortocircuito è: io (Abu Mazen) tratto con te ma tu devi fare il bravo mentre trattiamo; intanto l’altro (Hamas) tira i missili e gli israeliani si stanno stufando di fare i bravi; gli israeliani cominciano a minacciare di occupare Gaza per stanare i cecchini che tirano i missili; allora vuole dire che non sanno fare i bravi! Una cosa da matti.

Siccome è una cosa da matti, della quale peraltro i giornali parlano pochissimo, i matti chiedono soldi alla comunità internazionale (sennò smettono di trattare, chiaro?) e la comunità internazionale, invece di dirgli che i soldi li avranno solo quando ci daranno il cammello (l’accordo), che fa? Dà ai palestinesi 7 miliardi di dollari, cioè più di quello che hanno chiesto. Chiaro?

Tiriamo una atomica in testa a…Vattimo!

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Più passa il tempo meno guardo la televisione. Quando mi capita di farlo, mi limito alle trasmissioni d’inchiesta e ad alcuni talk show. Per esempio, a volte guardo la trasmissione “Confronti“, condotta dal giornalista Gigi Moncalvo. Ad una delle ultima puntate partecipava il noto filosofo Gianni Vattimo, uno degli storici maitre à penser della sinistra nostrana.

Nella trasmissione alla quale ci riferiamo, Vattimo deve aver avuto qualche mal funzionamento dei neuroni, con conseguenti farneticazioni pubbliche che hanno lasciato senza parole molti ascoltatori, primo fra tutti lo stesso Moncalvo.

L’affermazione dalla quale si è mosso il filosofo per i suoi ragionamenti è stata: “Spero che Ahmadinejad riesca a realizzare al più presto la sua bomba atomica“. La tesi sarebbe che se gli iraniani riuscissero a sviluppare l’arma nucleare, si ristabilirebbero gli equilibri del terrore che hanno assicurato la pace al tempo della guerra fredda.

Ecco un altro esempio di incapacità o ignoranza a cogliere la differenza che passa tra un sistema totalitario e dittatoriale di matrice islamica ed uno basato su un’ideologia marxista o fascista. Il concetto è sempre lo stesso e non ci stancheremo mai di ripeterlo.

Gli Ahmadinejad, i Bin Laden, i mullah Omar o gli Zarkawi di turno, nei loro deliranti proclami e nei atti terroristici rivolti contro tutto ciò che si colloca al di fuori di un’interpretazione estrema della sharia, muovono da motivazioni messianiche che includono la cultura della morte, anche la propria. Il combattimento e l’affronto dell’infedele non è un mezzo per ottenere qualcosa ma è anche il fine per raggiungere la beatitudine, il regno di Allah. Con questi presupposti, non è possibile alcun dialogo né una strategia di checks and balances. Il fanatico islamico non può accettare una negoziazione, un trattato o un compromesso.

Per questi motivi, l’arma atomica di cui si vuole dotare l’Iran (e ora anche altri paesi dell’area arabo musulmana), non può essere vista come un semplice strumento di deterrenza, come lo è stata per decenni ai tempi della guerra fredda. Del resto Ahmadinejad stesso ha ammesso che il lancio di una testata nucleare contro Israele avrebbe come conseguenza una reazione della stessa portata, con decine di milioni di morti musulmani in medio oriente. Eppure questo martirio è visto dallo statista iraniano come il minore dei mali, un prezzo sopportabile se servisse a cancellare i sionisti dalla carta geografica.

Quando Vattimo fa queste affermazioni, ci rappresenta una corrente di pensiero purtroppo molto presente nel mondo occidentale e, soprattutto, in Europa. Si crede ancora alle favolette, nonostante siano sotto i nostri occhi, ormai da anni, gli esempi della ferocia di sicari e organizzazioni islamiche, per le quali il terrore e la morte sono una ragione di vita. E’ con queste leggerezze che affrontiamo il problema, sia per il suo lato violento che nella lenta e costante islamizzazione del nostro continente. Leggerezze che, visti i risultati deludenti anche delle impresi militari condotte in Afghanistan e in Irak, non fanno presagire nulla di buono.

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