purchase cialis online
viagra
Levitra online Tramadol online Cialis online Viagra online Cialis online Buy cialis Order cialis Cheap cialis Cheap cialis online Cialis without prescription Cialis by visa Cialis by Amex Cialis be MasterCard Buy cheap cialis online Buy cheap cialis Cheap cialis onlne Buy cheap cialis without prescription Cialis 20mg Order cheap cialis online Order cheap cialis by Visa Order 10mg cialis Buy 10mg cialis Buy 100mg cialis online Order 20mg cialis 100mg cialis online Buy generic cialis online Cialis buy online Order cheap cialis Cialis online Buy cialis Cheap cialis Order cialis Buy cialis online Order cialis online Buy cheap cialis online Order cheap cialis online Cialis Buy 10mg cialis Buy cialis by Amex Order cialis online Order cialis without prescription Cialis cialis
buy cialis online
cheapest cialis
buy cialis
buying generic cialis
cialis prescription
discount cialis
order cialis
which is better cialis or viagra
buy cialis doctor online
cialis propafenone
tadalafil cialis from india
g postmessage cialis smiley online
cialis forum
mexican rx cialis low price
g postmessage cialis subject post
g postmessage cialis smiley reply
g postmessage cialis smiley remember
g postmessage cialis smiley post
generic cialis softtab
g postmessage cialis smiley forum
cheapest cialis professional
g postmessage cialis guest reply
generic cialis cheap
g postmessage cialis guest remember
cialis professional
cialis faq
g postmessage cialis subject reply
cialis sample
g postmessage cialis subject forum
india viagra cialis vicodin
cialis to buy new zealand
women and cialis
cialis commercial
prices cialis
sublingual cialis
cialis cost
side effects of cialis
cialis drug
transdermal cialis
quick forum readtopic cialis none search
subaction showcomments cialis optional blog
subaction showcomments cialis optional newest
q buy cialis online
cialis for less
cialis tadalafil
low cost cialis
lowest prices for cialis
Buy cheap cialis online Buy cheap cialis Cheap cialis onlne Buy cheap cialis without prescription Cialis 20mg Order cheap cialis online Order cheap cialis by Visa Order 10mg cialis Buy 100mg cialis online Order 20mg cialis 100mg cialis online Buy generic cialis online Cialis buy online Order cheap cialis Cialis online Buy cialis Cheap cialis Order cialis Buy cialis online Order cialis online Buy cheap cialis online Order cheap cialis online Cialis Buy 10mg cialis Buy cialis by Amex Order cialis online Order cialis without prescription Cialis cialis
viagra onlineviagraviagra storiesviagra light switchviagra mexicoviagra vs cialis priceviagra professionalviagra resultsviagra pfizerviagra last longerviagra nitroglycerinviagra premature ejaculationviagra tipsviagra expiration dateviagra zoloft interactionviagra headquartersviagra alternativeviagra in womenviagra triangleviagra without edviagra heart attackviagra or cialisviagra 25mg side effectsviagra off patentviagra vs levitra vs cialisviagra manufacturerviagra questionnaireviagra super activeviagra expirationviagra questions and answersviagra usage tipsviagra kaiser permanenteviagra use in womenviagra dangersviagra gumviagra timeviagra contraindicationsviagra to last longerviagra for pulmonary hypertensionviagra kullanimiviagra jokesviagra online prescriptionviagra videoviagra jet lagviagra headacheviagra songviagra makes a romantic relationshipviagra online canadaviagra use in young menviagra voucherviagra red faceviagra patent expirationviagra and foodviagra costviagra knock offsviagra next day deliveryviagra empty stomachviagra theme songviagra zonder voorschriftviagra zoloftviagra with dapoxetineviagra erectionviagra quadriplegicsviagra and alcoholviagra vs. birth controlviagra naturalviagra going genericviagra triangle restaurantsviagra gold 800mg reviewsviagra dosageviagra young menviagra nitric oxideviagra with alcoholviagra vs genericviagra juicingviagra side effects alcoholviagra fallsviagra commercial songviagra joke labelsviagra definitionviagra effectsviagra jetviagra under tongueviagra los angelesviagra high blood pressureviagra commercialviagra pillsviagra kenyaviagra and nitratesviagra lawsuitviagra kidsviagra prescriptionviagra adviagra vs cialisviagra overnightviagra soft tabsviagra buy onlineviagra generic onlineviagra joint painviagra young adultsviagra 100mg priceviagra how does it workviagra kick in timeviagra and cialis togetherviagra best priceviagra yahooviagra vasodilatorviagra release dateviagra like drugsviagra jingleviagra retail priceviagra in canadaviagra forumviagra cialisviagra movieviagra instructionsviagra maximum doseviagra original useviagra shelf lifeviagra ukviagra doesn't workviagra useviagra genericviagra over the counterviagra versus cialisviagra generic dateviagra super forceviagra lastviagra and blood pressureviagra low blood pressure

Henry Kissinger è un realista?

hopper1.gif

Henry Kissinger è un realista? Certamente sì, ma non nel senso che molti vorrebbero. A Bruxelles, durante i recenti lavori della Commissione Trilaterale – un gruppo di dirigenti americani, europei e giapponesi che si riuniscono due volte l’anno dal 1974 – l’ex Segretario di Stato sotto Richard Nixon, ha concesso un’intervista esclusiva al “Soir“. L’argomento principale sul quale ha risposto alle domande, è stata la situazione in Medio Oriente.

Kissinger sostiene che non si possa, allo stato attuale, prevedere una vittoria completa. Secondo lui, gli Stati Uniti lo sanno e sono pronti a trarne le conseguenze e cioè un compromesso. Questo deve includere sia la presenza delle truppe americane sul suolo irakeno che la sicurezza di altri paesi nell’area.

La situazione in Irak è sicuramente migliorata anche grazie al rovesciamento del regime di Saddam. Kissinger ricorda la risoluzione del Congresso Americano del 1998, firmata dal presidente Bill Clinton, con la quale si era votato a favore di un cambiamento di regime. La politica di Bush nella regione non è quindi considerata da Kissinger una novità e il rovesciamento della dittatura saddamita è giudicata positivamente. In altre parole, la guerra non è stata un errore. I problemi sono iniziati dopo. Ci sono stati innumerevoli errori e la situazione è diventata molto più complessa di quanto si potesse immaginare.

Nell’ambito dei problemi legati alla proliferazione nucleare, Kissinger rivela la sua ferma opposizione alle ambizioni dell’Iran e della Corea del Nord. E’ chiaro che il governo americano, non solo nelle parole ma anche nei fatti, non opterà per l’intervento militare. Ma, allo stesso tempo, Kissinger non ritiene saggio che gli americani sostengano che “una guerra non si farà mai” (…)

La politica estera di D’Alema: falsi storici e opportunismi

DAlema a braccetto.jpg

Alle dure critiche verso il governo di Romano Prodi in politica interna, ieri Silvio Berlusconi si è espresso anche sul fronte estero. Sotto questo governo, il paese si è messo sulla strada per “diventare un pilastro nella strategia euro-araba” e “strizza l’occhio agli hezbollah e non lesina critiche ad Israele, unico vero avamposto della democrazia in Medio Oriente“. Secondo il Cavaliere, “prevale la logica della sinistra antiamericana e antioccidentale“:

Il Ministro degli Esteri, Massimo D’Alema, in visita a Riad in Arabia Saudita, aveva commentato così le critiche piovute da più parti alla presa di posizione contro le incursioni americane in Somalia:

«Non si può confondere il valore dell’alleanza storica con gli USA con il fatto di dissentire su atti dell’amministrazione americana…da parte mia e del Governo non c’è alcun atteggiamento di ostilità nei confronti degli USA ma solo diverse posizioni sull’attacco contro gli integralisti islamici…Nel raid aereo non è stato colpito nessun terrorista, ma sono morti molti civili…la polemica non ha fondamenti seri, è solo una questione italo-italiana…la politica di Washington in Medio Oriente comincia a pesare, specie nel triangolo Iraq-Iran-Libano, dove gli interessi sauditi sono diffusi. C’è infatti una forte preoccupazione per il rafforzamento della linea aggressiva iraniana, generata dalla politica statunitense nell’area…ai loro occhi la situazione in Iraq appare una messa al bando dei sunniti, fenomeno generato dalla forzata esclusione dalla vita politica dei membri del partito Baath.»

D’Alema era forse troppo giovane. Non ricorda che alla fine degli anni ’70, con l’avvento degli ayatollah iraniani, questo paese era passato, nello spazio di un mattino, da una posizione filo occidentale a considerare gli americani e tutto l’occidente come l’impersonificazione del demonio. Né rammenta che gli Stati Uniti, a differenza dell’Italia, hanno già dovuto sopportare le ferite di atti terroristici, primo fra tutti quello dell’assalto alla loro ambasciata in suolo iraniano.

La nostra capacità di ascoltare le diverse opinioni e di lasciare a tutte le tesi il beneficio del dubbio, ha però qualche limite. Sostenere quindi che l’aggressività dell’Iran sia causata dalle recenti politiche americane in Medio Oriente e vedere nella guerra in Iraq o nella situazione libano-palestinese un effetto delle colpe della politica bushiana, è, quantomeno, suscettibile di essere interpretato come un atto di malafede.

Non vogliamo certo sostenere l’opportunità di essere sempre e comunque d’accordo con qualsiasi atto politico e militare americano, ma ormai non si può più parlare solo di “dissenso su alcuni atti” perché da quando questo Ministro ha preso la responsabilità degli Esteri, non ricordiamo una sola dichiarazione di accordo e di apprezzamento per la politica del Presidente Bush. L’unica espressione positiva sulla vita politica americana è stata la sconfitta repubblicana alle elezioni di mid term.

Quanto alle “diverse posizioni sull’attacco contro gli integralisti islamici“, nonostante i nostri sforzi, continuiamo a non capire. L’integralismo islamico ha assunto forme di pericolosità mai viste prima. La costituzione del califfato mondiale è il fine ultimo di questo movimento e questo pericolo riguarda tutti, Europa inclusa. Non riusciamo quindi a comprendere come si possano avere posizioni diverse quando un movimento determinato e organizzato sta per prendere il sopravvento in uno stato che non è in grado di contrastarlo e quando qualcuno decide di aiutarlo a recuperare la sua libertà, come nel caso degli Stati Uniti e dell’Etiopia. E decide poi di dare la caccia e di eliminare chi aveva cercato di rovesciarne le istituzioni, visto che non si tratta di persone particolarmente inclini ai negoziati.

Pur non riuscendo a comprendere, ci mettiamo nei panni dei sauditi i quali, più che essere ostili alle decisioni degli americani, loro alleati da più di 60 anni, sono forse più preoccupati per quegli stati, come l’Italia, che non riescono ad avere una linea politica chiara nei confronti degli stati canaglia. L’Arabia Saudita conosce bene i regimi vicini con i quali ha a che fare. Il Ministro pare di no. Non si rende conto che quando parla di preoccupazioni saudite per la possibile esclusione dei sunniti dalla vita politica irachena, straparla.

Ma evidentemente le sorti dell’Iraq e della Somalia lo interessano solo a livello di spot politico, a differenza di quelle serbe in cui fu coinvolto alcuni anni fa. Quando l’esigenza di proteggere i confini del suo paese lo aveva folgorato verso uno smisurato amore per il diavolo americano.

Video di Al-Zawahiri: la questione palestinese

Banner_AlZawahiri2.gif

Interessante come sempre, l’ultimo intervento di Shaykh Ayman al-Zawahiri, ideologo e braccio destro di Osama Bin Laden (a proposito, ma dove è finito? vuoi vedere che…). Molto lungo ed articolato, scende in campo per esprimersi sulla vicenda palestinese, la “quasi” guerra civile. Lo slogan di questo messaggio è: “Qualsiasi via diversa dalla jihad (per risolvere il problema palestinese ndr) porterà alla sconfitta”.

L’attacco frontale è contro Abbas, definito “l’uomo americano in Palestina“.

“Coloro che cercano di liberare i territori islamici attraverso delle elezioni basate su una costituzione secolare o delle decisioni di consegnare la Palestina agli ebrei, non libereranno neanche un granello di sabbia della Palestina ma distruggeranno la jihad”

e in questo fa riferimento alla proposta del Presidente palestinese Mahmoud Abbas di indire elezioni anticipate per risolvere il conflitto tra le fazioni di Hamas e Fatah.

La critica non risparmia neanche Hamas, accusata di fare concessioni che potrebbero portare al riconoscimento di Israele. L’accusa principale è di avere ceduto nel partecipare a libere elezioni fondate sui principi di uno stato secolare e di non avere insistito a formare una costituzione basata sui principi islamici.

“Qualsiasi via che non sia la Jihad porterà alla sconfitta. Chi cerca di liberare la terra dell’Islam attraverso delle elezioni, fa riferimento a principi secolari e deve rendersi conto che sta arrendendosi agli ebrei. La decisione di arrendersi agli ebrei non libererà i territori palestinesi. Ritirarsi prima degli occidentali non porterà a nulla. Il Corano ci insegna di non scegliere i cristiani e gli ebrei come alleati e di non seguire la loro religione.”

E’ chiaro qui il tentativo di Zawahiri di entrare nelle faccende palestinesi, dalle quali l’influenza di Al Quaeda, nella sua espressione più intransigente, è stata parzialmente esclusa. La situazione fluida di questi ultimi giorni, potrebbe portare a sorprese o comunque evolvere in un chaos dai contorni difficilmente definibili. Anche la Siria, con la sua offerta di dialogo a Israele, diviene ora una minaccia. Così come il mutato atteggiamento saudita, un paese troppo preoccupato dall’evoluzione della situazione nella zona, marcata dal tentativo dell’Iran di aumentare la sua influenza.

Una delle migliori analisi psicologiche e storiche di questo e di altri proclami, lo troviamo sul blog di Douglas Farah. Da leggere.

Round-up: AP AKI SydneyMorningHerald AP/MSNBC Yahoo KaleejTimes

Bin Saud: presto la resa dei conti con Ahmadinejad

Saudita Principe.jpg

Realisti o interventisti, diciamo la verità: la questione mediorientale così come si presenta oggi difficilmente si potrà risolvere al meglio se non con una resa dei conti tra gli stessi stati arabi musulmani. In questo l’Occidente si deve ritenere fortunato perché il fronte dei paesi islamici è composto da una galassia di situazioni variegate, che ne accrescono l’instabilità e riducono la minaccia verso il mondo libero e democratico. Altro sarebbe se ci trovassimo di fronte ad oltre 1 miliardo di musulmani, compatti e pronti a marciare contro Israele, gli Stati Uniti e l’Europa.

L’Iran tenta di imporsi come potenza egemone e l’affermazione di una sua supremazia significherebbe la sconfitta dei sunniti. Già ora la lotta armata tra queste opposte fazioni è sotto gli occhi di tutti in Irak, dove le bombe, gli attentati e gli sgozzamenti altro non sono che la manifestazione di una dura lotta per la conquista del territorio mesopotamico, dei suoi pozzi petroliferi e della sua civiltà.

Sarebbe però errato pensare che questa lotta si esaurisca in casa irakena. In realtà anche la recente situazione libanese e le continue invettive di Ahmadinejad contro Israele fanno parte dello stesso scenario, nel quale i paesi arabi sunniti, confinanti e non, non possono certo stare a guardare.

I più minacciati, per ragioni geo-politiche e di schieramento, in questo momento sono la Giordania e, soprattutto, l’Arabia Saudita. Quest’ultima gode di protezione americana, un accordo siglato dopo la fine della 2° guerra mondiale tra i vertici dei due paesi. Ora i contatti, non troppo palesi ma intensi, avvengono tra la plutocrazia saudita e Condoleeza Rice e mirano a trovare soluzioni efficaci per arginare l’avanzata sciita, tramite le quali si possa creare un equilibrio senza che gli Stati Uniti siano direttamente coinvolti. Anche a costo di fare delle concessioni ad Israele.

I principali ostacoli che la Rice deve superare sono insiti nella struttura di potere e negli equilibri della casa reale saudita, padrona del paese e lacerata da lotte intestine per la conquista del potere politico ed economico. Carlo Panella ci spiega in modo interessante ed esauriente, gli ultimi sviluppi della situazione.

Round-up: Captainsquartersblog

Ségolène Royal l’ha fatta grossa

Royal e Olmert.jpg

Ségolène Royal stavolta l’ha fatta grossa. Lo scorso fine settimana, nel corso di una visita a Beirouth ha incontato i membri della commissione per gli affari esteri del Parlamento libanese. Tra di loro il deputato Ali Hammar, presentatosi come deputato di Hezbollah del sud del Libano. Costui, davanti ad una platea di giornalisti arabofoni e non, si è rivolto alla candidata francese dicendo:

«Sono il deputato di una regione del Libano dove sono state scaricate 3.000 tonnellate di bombe al suolo, l’equivalente di Nagasaki e Hiroshima…Ciò che ci accomuna, sono molte cose…La nostra esperienza della resistenza è ispirata dalla vostra. Il nazismo, che ha versato il nostro sangue, usurpato la nostra indipendenza, non è stato meglio del nazismo che ha occupato la Francia.»

Davanti alla platea giornalistica e con il contributo di traduttori francesi e arabi, la Royal ha risposto, tra l’altro che «Ci sono molte cose che io condivido in quello che avete detto, soprattutto la vostra analisi sul ruolo degli Stati Uniti.»

Ora siamo certi che l’antisemitismo e l’antiamericanismo sono sentimenti diffusi in Francia, a destra come a sinistra e la conferma ci proviene da una illustre rappresentante, vittima di sé stessa e della sua battuta, sfuggitale in una sorta di lapsus freudiano.

Sègolène ha poi smentito l’accaduto, cercando in modo furbesco di accreditare la tesi che il rappresentante di Hezbollah non avesse mai detto quella frase o che, per lo meno, lei non l’avesse sentita. Ha poi precisato che la sua critica agli Stati Uniti aveva come obbiettivo solo la politica di Gorge W. Bush in Irak «che è una cosa catastrofica, lo dice anche Jacques Chirac.» Anche i media sono stati messi sotto accusa, perché rei di “deformare” le informazioni.

Insomma, se escludiamo la possibilità di una allucinazione di massa, la presenza di qualche decina di giornalisti accreditati di entrambi i fronti e di traduttori, non dovrebbe lasciare dubbi. Più che esserci, Ségolène ci fa.

Durante il successivo incontro con il presidente israeliano Ehud Olmert non ha mancato di rimangiarsi tutto, a cominciare dal rifiuto di qualsiasi contatto con Hamas, una organizzazione terroristica:

«Nello stato attuale della cose, Hamas è nella lista delle organizzazioni terroristiche ed è quindi da escludere qualsiasi ipotesi di dialogo con i suoi dirigenti.»

Eppure il contatto con un’organizzazione terroristica l’aveva avuto, eccome, a meno che non si vogliano fare degli improbabili distinguo tra le due “H”. Forse hanno ragione quelli, come il ministro degli Esteri in carica, Douste Blazy, quando affermano che la sua visione della politica estera in MedioOriente è piuttosto semplicistica. D’altra parte tutti i suoi avversari in seno al Partito Socialista, avevano cercato di fare campagna contro di lei sostenendo, tra l’altro, la sua totale mancanza di esperienza in politica estera.

Quello che avremmo voluto sentire dalla bella Ségolène era una reazione ferma alle affermazioni anti-storiche di Alì Hammar, il quale, tra le altre, ha omesso di dire due cose: che le bombe di Israele sono state la reazione alle migliaia di missili sparati contro i centri abitati israeliani abitati da inermi civili e, soprattutto, che il “nazismo che ha occupato la Francia” al quale sono stati paragonati Israele e gli Stati Uniti, è il regime di fianco al quale il Muftì di Gerusalemme ha combattuto contro gli alleati prima e durante la seconda guerra mondiale. Quel Muftì scapo spirituale e politico dei nonni e dei bisnonni di tutti i palestinesi e dei membri di Hezbollah.

Ma forse, Sègolène fa fatica a distinguere Hamas da Hezbollah. O forse, semplicemente, ci fa.

Fatal error: Call to undefined function akst_share_form() in /web/htdocs/www.cantorblog.net/home/wp-content/themes/plaintxt_II/footer.php on line 1