Crisi libanese e ipocrisie occidentali

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In una Beirouth blindata per il funerale di Pierre Gemayel, (le immagini - il video) i rischi di un colpo di stato non sono mai stati più grandi che in questo momento. Migliaia di persone hanno seguito il feretro del rampollo di una delle famiglie cristiane più rappresentative del Libano moderno, assassinato da un sicario nella sua auto. Il premier libanese Fouad Siniora ha invitato tutti i ministri del suo governo a non abbandonare le residenze governative, cercando così di superare temporalmente il momento in cui sarà formato il Tribunale internazionale che dovrebbe giudicare gli assassini dell’ex-premier Rafik Hariri.

Il meccanismo che è stato innescato dai terroristi siro-iraniani con l’assassinio di Gemayel è chiaro. Si tenta di portare il governo libanese all’impossibilità di svolgere le sue funzioni, assassinando uno per uno tutti i ministri non filo-siriani, fino a portare sotto la soglia dei 2/3 la maggioranza necessaria per le votazioni. Questa strategia ha avuto ora un’accellerazione dopo i cambiamenti nelle èlite governative americani, tra i quali sembrerebbero prendere il sopravvento le colombe capitanate da James Baker, sostenitrici di un dialogo con Siria ed Iran. Ma sui tavoli delle negoziazioni, si sa, gli arabi sanno il fatto loro e, con le catene di omicidi di illustri politici, possono ora mettere una maggiore pressione sui loro avversari, mostrando di volere rientrare con modalità già tristemente conosciute nella partita libanese.

Noi non siamo, in linea di principio, favorevoli o contrari alle strategia dialoganti. Pensiamo che il successo derivi dalla capacità di cogliere l’essenza delle situazioni e di adattare a queste le strategie. Siamo quindi tra quelli che, in questo caso, ritengono infausto qualsiasi approccio ammiccante o compassionevole verso paesi come l’Iran e la Siria. Il primo, pronto a qualsiasi passo dall’alto del suo atteggiamento apocalittico, pur di assurgere a potenza di riferimento nell’area mediorientale. Il secondo, sempre più convinto che il Libano sia parte della Grande Siria. Entrambi, vogliono la distruzione di Israele e sono dominati da burocrazie e teocrazie ostili all’occidente e terrorizzate dai contesti democratici, culturalmente e scientificamente avanzati dell’Europa e degli Stati Uniti.

Il fatto è che in Europa chi comprende la pericolosità di atteggiamenti benevoli e di aperture ipocrite, non rappresenta la maggioranza dei governanti. L’Italia, in questo momento, non è da meno e il nostro Primo Ministro Romano Prodi, non sembra poter smentire la sua imbecillità, quando va a dichiarare in un’intervista al Figaro, con il corpo di Gemayel ancora caldo, che “non parlare con la Siria non è una soluzione” e che “l’Iran fa di tutto per farci comprendere che è il solo paese che conta in Medio Oriente. E’ la conseguenza della guerra in Irak.”. Le espressioni di opportunismo e l’incapacità di comprendere la gravità di queste parole, in un momento di estrema tensione e di delicati equilibri, sono già note in questo personaggio. D’altra parte la lettera segreta inviatagli da M. Ahmadinejad e arrivata in nostro possesso, conferma che i suoi interessi sono diversi dalla pacificazione dell’area.

Il nostro pensiero va quindi ancora una volta alla popolazione libanese e ai milioni di arabi musulmani stanchi dei signori del terrore e dei politicanti responsabili di sofferenze e di mancanza di libertà. Sono loro la nostra speranza ma noi continuiamo a non comprendere che se il Libano rimarrà uno stato libero e indipendente e se riuscirà a neutralizzare le falangi terroristiche di Hezbollah, ciò sarà possibile a condizione che l’occidente segua una strategia chiara di sostegno al governo legittimo di  questo paese e di individuazione del vero nemico.

Top secret. Ahmadinejad scrive a R. Prodi: ecco il documento integrale

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In questi giorni, grazie ad una somma di casualità, siamo venuti in possesso di una missiva scritta dal Presidente iraniano M. Ahmadinejad a Romano Prodi e trasmessa attraverso i canali diplomatici riservati. Eccovi il testo integrale del documento:

«Caro Romano, ora che il nostro rapporto diventa sempre più stretto ed è noto, anche nei particolari, all’opinione pubblica italiana ed europea, vorrei fare un punto della situazione di quello che abbiamo costruito insieme negli ultimi mesi e confermarti la strategia reciproca per il futuro della nostra collaborazione politica.

Gli accordi, quasi simultanei, di questi giorni siglati con la Sonatrach algerina, azienda di uno stato nostro alleato e con la Gazprom del nostro comune amico Vladimir Putin, segnano un passo fondamentale nella strategia di conquista del monopolio delle forniture di gas verso l’Italia ed il continente europeo. Come tu ben sai lo scopo è quello di creare i presupposti per i produttori russi e algerini per penetrare direttamente con gasdotti propri il mercato continentale attraverso degli investimenti ed una struttura di pipelines che vedranno l’Italia in prima linea come paese-hub, distributore di questa preziosa risorsa.

In questo contesto apprezziamo molto gli sforzi di tutti i politici tuoi amici ed alleati che operano a livello centrale e soprattutto locale, tramite i quali sono costantemente boicottati e ritardati gli insediamenti industriali dei terminali rigassificatori, che permetterebbero il reperimento di gas da fornitori e paesi alternativi. Notiamo quindi con soddisfazione che la tua santa alleanza con i comunisti ed i verdi sta dando i frutti previsti e che ciò ci permette di portare velocemente a termine il nostro piano per controllare il reperimento di risorse energetiche a tutto il continente europeo. I compensi per questo lavoro non tarderanno ad essere pagati e, secondo i nostri accordi, utilizzeremo l’Eni come partner economico finanziario attraverso il quale tu, i tuoi amici ed i partiti tuoi alleati potrete godere dei benefici di questo risultato.

Per ciò che riguarda le forniture di armi ai combattenti per la liberazione dell’area libano-palestinese dal nemico imperialista ebreo, mi compiaccio per la tua abilità di manovrare l’opinione pubblica a difesa degli interessi nazionali e delle aziende produttrici di armamenti, con lo scopo di spianare la strada alla fornitura di missili Aster 15 all’esercio di Hezbollah, il che, una volta portato a termine, segnerebbe definitivamente la sconfitta di Israele e l’annullamento della sua (ancora) forte superiorità nei cieli. Inoltre, il viaggio in Libano dei prossimi giorni del responsabile esteri dei Comunisti Italiani, Jacopo Venier, durante il quale si terrà un incontro con esponenti di rilievo di Hezbollah per mettere a punto una linea comune, sarà il preludio alla nuova e comune strategia politica nei confronti di Israele, che dovrebbe portare allo spostamento verso quello stato del focus legato alle sanzioni. Su questo terreno, infatti, la nostra convergenza è ormai consolidata e, dopo che i nostri amici democratici avranno definitivamente sloggiato Bolton dall’ONU, passeremo alla fase nella quale nessuno potrà più parlare di sanzioni verso l’Iran ma solo di sanzioni verso Israele.

Infine, il tuo ruolo e quello del ministro degli Esteri, Massimo D’Alema, uniti alle recenti dichiarazioni di Tony Blair, (come tu sai anche lui è, segretamente, ormai uno dei nostri) e alla crescente influenza della corrente americana dei “realisti pragmatici” di scuola kissingeriana, fanno sì che il nostro ruolo di stabilizzazione e di pacificazione nell’area mediorientale stia prendendo forma, nei tempi e nei modi da noi voluti e concordati. Ormai il consenso che si sta creando da più parti dopo il rovesciamento degli equilibri politici negli Stati Uniti e i rapporti preparatori costruiti già in precedenza, ci danno diritto a diventare partner della comunità internazionale nella soluzione della crisi mediorientale. Diventeremo presto la principale potenza regionale dell’area in un processo di legittimazione che tu e tutti gli altri attori di questo cammino, state contribuendo a costruire.

Ti confermo, caro Romano, che il giorno della vittoria si sta avvicinando e che quando si avvicinerà il giorno dell’apocalisse tu siederai al fianco nostro perché hai sempre dimostrato di condividere la supremazia delle leggi di Allah e dell’esercito dei combattenti, politici e militari, la cui missione è quella di lottare fino al martirio affinché il volere del nostro Dio domini sull’intero pianeta.

Caro Romano, il popolo iraniano ti sarà grato per sempre. Per il momento permettimi di dimostrarti la gratitudine del governo che io rappresento, attraverso il documento bancario che allego a questa lettera.

Un caro saluto.»

Firmato: M. Ahmadinejad

p.s.: la verosimiglianza è il frutto della realtà e non solo della nostra fantasia…

Terrorismo e il D’Alema pensiero

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L’on. Massimo D’Alema, nel bel mezzo della crisi israelo-palestinese della scorsa estate, è andato in Libano a Beirouth ed è stato fotografato a braccetto con esponenti di Hezbollah. Molti lo hanno accusato di essere di parte e gli hanno chiesto le motivazioni del suo comportamento. La sua risposta è stata che si aspettava di incontrare lì esponenti di quel movimento perché loro

«sono un partito che siede in Parlamento, mica sono terroristi».

Eppure pochi giorni prima, il 3 Agosto, nel corso di un’intervista alla Stampa non aveva detto esattamente le stesse cose: Hezbollah è “anche” un’organizzazione terroristica ma è “anche” un partito politico. Aveva aggiunto che

«bisogna chiedersi perché gruppi come Hezbollah ed Hamas, ovvero forze che predicano la violenza, abbiano raggiunto ruoli così grandi nel mondo arabo islamico.»

La risposta a questa domanda sta nella storia del mondo arabo musulmano degli ultimi 100 anni. C’è tutto scritto lì, senza ombra di dubbio. Se poi oggi c’è ancora più seguito verso organizzazioni che predicano la cultura della morte ed esistono in quanto hanno come obbiettivo la distruzione totale di Israele e la sottomissione del mondo occidentale, le ragioni le dobbiamo cercare anche in casa nostra.

In questo il nostro ministro degli Esteri ci dà ancora una mano. D’Alema infatti, definisce ora l’atto terroristico come

«l’avere intenzionalmente come bersaglio i civili al fine di spargere sangue».

Alla domanda sul significato di questa affermazione, alquanto generica ed imprecisa, gli interpreti del suo ministero hanno azzardato questa risposta:

«Il ministro dice che ciò si applica ai gruppi terroristici analogamente alle azioni dei singoli stati.»

Anche il chiarimento si presta ad interpretazioni. Conoscendo i terroristi mediorientali, da oggi sappiamo che potranno intepretare e spiegare a modo loro il “D’Alema pensiero” alle folle dei diseredati : i terroristi sono Bush, Blair, Berlusconi, Aznar e gli altri che hanno inviato truppe in Irak ed in Afghanistan; loro sono i leader dei “singoli stati” e hanno mandato i loro eserciti a sparare “avendo come bersaglio i civili, al fine di spargere sangue“. Vatti a fidare degli “anche” partiti politici mediorientali…

In medioriente le notizie vanno un tanto al kilo

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Le autorità israeliane hanno ammesso che l’esercito ha usato bombe al fosforo durante la guerra in Libano. Quest’ammissione ci fa venire in mente le analisi di qualcuno che si era dato la briga di spiegarci “per amore di verità” di cosa stiamo parlando. Cioè stiamo parlando di qualcosa di molto diverso rispetto a ciò che il termine “fosforo” evoca nell’ignaro lettore.

La notizia ha fatto il giro del mondo ed è stata ripresa da tutti i principali organi dei mainstream media: un vero tam tam, uno scoop che paga in temini di ascolti e di copie vendute. In effetti i cattivi ebrei o israeliani che siano, fanno sempre notizia, soprattutto se la loro cattiveria è confermata da atti di guerra proibiti dalle convenzioni (chi l’ha detto che le bombe al fosforo sono proibite?). E’ la conferma di un avvenimento che fa contento il mondo arabo e l’opinione pubblica antisemita e che c’insegna ancora una volta chi sta all’origine di tutti i mali: sempre e solo loro, gli eterni cospiratori.

Gli innocui terroristi di Hezbollah, invece, non interessano a nessuno, soprattutto in tempo di pace. Intanto scopriamo che la pace non gli da mai pace. Sono molto laboriosi e lo abbiamo scoperto quando, nell’arco di poche settimane, qualche migliaio di missili sparati sulle teste dei civili israeliani ci hanno rivelato che in tempo di pace non ci si annoia da quelle parti perché c’è la possibilità di preparare con minuzia e dovizia i fuochi d’artificio.

Perciò la notizia che oltre alla polvere da sparo sono piovute le cluster bombs sui tetti delle case israeliane, non è una notizia. Eppure le cluster israeliane, pure quelle avevano allagato i paginoni dei giornalini di sinistra, anche di quelli più disastrati. Ma tant’è.

Ci chiediamo anche le ragioni di questo timing, quantomeno sospetto. Perché la notizia c’era già da tempo e ne aveva parlato non uno qualunque ma Jan Egeland, segretario per i diritti umani dell’Onu. Era il 30 agosto di quest’anno. Forse Egeland appartiene ad un organismo al quale non dà più retta nessuno; di certo non chi lo ha sentito dichiarare, qualche settimana fa: «Hezbollah, fermate questo modo vigliacco di mischiarvi a donne e bambini! Ho sentito che gli Hezbollah si dicevano fieri di aver perso pochi guerrieri e che le vittime erano per lo più civili. Non penso che si possa essere fieri di avere più donne e bambini uccisi che uomini!». Ma tant’è.

Tant’è che la missione dell’ONU è stata mandata proprio dove non c’è nessuno che gli deve dare retta. Tanto c’è la pace.

Trackbacked to: TheRightNation

La Palestina brucia

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La Palestina è sull’orlo di una guerra civile. Negli ultimi giorni i morti sono stati 12 e i feriti sono più di 200. Sono bastate poche dichiarazioni da parte della leadership dell’ANP che facevano intravedere la possibilità di un governo di coalizione con Hamas e la tensione è andata alle stelle. Le proteste da parte di decine di migliaia di dipendenti pubblici non hanno più sosta perché non vedono uno stipendio da mesi, grazie al blocco degli aiuti internazionali. Hamas preferisce il caos ad un gesto di riconciliazione e non rinuncia all’intenzione di cancellare Israele dalle carte geografiche.

Non c’è nulla di sorprendente in questa situazione, dove Le Brigate dei Martiri di Al-Aqsa hanno dichiarato di detenere il ministro degli Interni e altri importanti esponenti (more…)

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