Caso Litvinenko: “Prodi is our man there”

(Intervento di Gerard Batten a Strasburgo che chiede l’apertura di inchiesta su Prodi quale agente del KGB)

Non abbiamo fatto a tempo a scrivere della prima teoria sostenibile sull’assassinio di Alexander Litivinenko, che la vicende torna a trasformarsi in saga. Il fango rimbalza dall’Inghilterra (BBC) e arriva in Italia.

Anche l’emittente inglese ha deciso di mettere in palinsesto una notizia di cronaca piuttosto spericolata, una registrazione dell’inizio 2006 nella quale Litvinenko, ammettendo di non avere prove inconfutabili, sostiene che il suo ex capo Trofimov gli aveva detto del “concorso esterno” da parte di Romano Prodi alle attività del Kgb in Italia.

Nulla di nuovo, se non che quando questa notizia era stata rivelata dal sen. Paolo Guzzanti, nessuno gli aveva dato peso, a parte il suo giornale di riferimento. Né tantomeno i destinatari della “calunnia” avevano reagito. Ora, siccome trattasi della BBC, Silvio Sircana, portavoce del Presidente del Consiglio non può ignorare e dichiara:

«Stupisce che organi di informazione di cui si è sempre sottolineata l’autorevolezza diano ancora ascolto a notizie false, montature palesi, fonti improbabili e ad avventurieri delle notizie. La stampa e la magistratura italiana hanno già chiarito a sufficienza questa ignobile vicenda dimostrando ampiamente la portata della montatura perpetrata».

Nel passato la BBC è stata per Prodi&C un “organo di informazione autorevole, soprattutto quando si trattava di posizioni anti-berlusconiane o vagamente anti-americane o anti-semite. Ora che invece “la femme c’est la femme” e che basta sollevare un pò di polverone, tanto qualcosa succede, la BBC non è più tanto autorevole. Sappiamo fin troppo bene che l’autorevolezza va a viene a seconda delle convenienze.

Quanto poi a improbabili fonti e avventurieri delle notizie, possiamo comprendere quanto Mario Scaramella possa orma i essere considerato privo di ogni autorevolezza. Comprendiamo meno, quando queste affermazioni includono nella lista degli avventurieri personaggi come Trofimov e Litvinenko. Entrambi sono morti stecchiti e non per cause naturali, anzi, di morte violenta e con atroci sofferenze. Vorrà pur dire qualcosa?

Cosa avrebbero poi dimostrato stampa e magistratura? Fin’ora nulla. Non è stato possibile sostenere alcun teorema con prove inconfutabili e sull’incarcerazione di Scaramella sono piovute polemiche per la linea stranamente giustizialista seguita dai magistrati.

Chi siano gli autori ed i mandanti degli omicidi ancora non si sa. E questa è la cosa che più conta perché “killer at large” non sono certo graditi alle autorità britanniche e ce ne va dei rapporti già delicati tra i due paesi.

Per il resto, preferiamo romanzare. Guzzanti e la Mitrokhin avevano toccato un tasto delicato della vita del nostro paese ma il cambio di maggioranza avrebbe messo tutto in naftalina. Senonchè il tartufo Scaramella aveva già in saccoccia alcuni documenti compromettenti, cose pericolose, da lasciarci la pelle. Ergo, bisognava farsi la classica polizza vita, contro eventuali incidenti. Prove consegnate al notaio, pronte per essere pubblicate “nel caso mi succeda qualcosa“.

La morte di Litvinenko ha fatto riemergere il caso, nel quale tutti si sono buttati a pesce: laRepubblica per attaccare e delegittimare il sen Guzzanti e la Mitrokhin, Guzzanti per alzare il polverone contro Prodi, i dissidenti per sostenere le accuse contro Putin. Il tutto a causa di un soffio di Polonio210: un semplice proiettile sarebbe passato inosservato.

Scaramella, dopo avere messo il tesoro al sicuro e sapendo che tra una conferenza stampa e l’altra gliel’avrebbero fatta pagare, torna in Italia con valigetta munita di spazzolino e Bibbia. Pronti via, in galera. E chi crede di averlo sistemato festeggia. Fino alla pubblicazione dell’intervista da parte della BBC, roba troppo grossa e boccone troppo autorevole per passar e inosservato. Si potrebbe definire “Scaramella la vedetta“. Ci eravamo stupiti nel vedere questo uomo pronto ad andare in galera al suo arrivo a Napoli. Un tipo dalle mille risorse, sopravvissuto a molte vicende. Forse ci è andato apposta e ora è pronto ad uscire, magari ai domiciliari, sennò, chissà, potrebbe avere altri documenti…

La prossima mossa è ora di Prodi. Un altro tipo tosto, uno che sconfitto e cacciato dai comunisti da Palazzo Chigi nel ‘98, invece di ritirarsi a miglior vita è stato eletto Presidente della Commissione Europea. In genere quando si fallisce si è licenziati, non promossi. Forse ha fatto carriera non per meriti…

Round-up: PaoloGuzzanti.it, 1972, La Pulce di Voltaire, JimMomo, CeceniaSOS, LeGuerreCivili

Caso Litvinenko: l’assassino è “Vladislav”

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Da oggi il cielo pare diradarsi sul mistero dell’uccisione di Alexander Litvinenko. Il Times riporta che la polizia britannica avrebbe individuato il killer, grazie alle telecamere di sicurezza dell’aeroporto di Heathrow che lo hanno ripreso al suo arrivo a Londra, proveniente da Amburgo il 1° novembre scorso.

Le tesi circolate sull’uccisione erano state molte. Da una presunta colpevolezza di Mario Scaramella (che invece a questo punto parrebbe scagionato), all’eventuale incidente a seguito della pista islamica.

Le ricerche della polizia inglese non si sono fermate e, grazie anche agli interrogatori eseguiti sul suolo russo, è stato possibile identificare le mosse ed i percorsi dell’assassino. Arrivato a Londra con un falso passaporto UE, l’uomo, circa trent’anni, corporatura robusta, di origine centro-asiatica, sarebbe stato identificato anche grazie alle informazioni fornite dallo stesso Litvinenko alla polizia durante la sua agonia all’ospedale.

La somministrazione del Polonio 210 sarebbe avvenuta all’Hotel Millennium, dove in compagnia degli uomini d’affari Dimitri Kovtun e Andrei Lugovoy, l’ex agente del Kgb si sarebbe recato al quarto piano in una stanza (quindi non nel bar), dove avrebbe incontrato il suo assassino, presentato con il nome di “Vladislav”. L’uomo sarebbe stato introdotto a Litvinenko come un mediatore in grado di fargli avere un lucroso contratto con una società moscovita di “security”.

Litvinenko aveva ricordato che l’uomo gli aveva offerto una tazza di thè, probabilmente preparata con acqua tiepida, resa poi bollente dall’introduzione della potente sostanza radioattiva. La stanza d’albergo resta ancora sigillata e mostra la più alta concentrazione di Polonio 210 tra tutti i siti verificati a Londra.

Scoltland Yard ha chiesto di tornare a Mosca per proseguire le indagini e gli interrogatori ma la risposta è stata che ciò non sarà possibile fino a quando un gruppo di investigatori russi non avrà terminato le sue indagini a Londra. Questa impasse crea un nuovo problema nelle relazioni tra i due paesi perché i britannici temono ora che la presenza di poliziotti inviati dal Cremlino possa servire per colpire alcuni dei nemici di Putin, rifugiati in Inghilterra e beneficiari di un permesso di residenza con asilo politico.

Uno dei motivi che potrebbero avere spinto frange delle autorità russe a iniziare questo casus è l’intenzione di stanare testimoni e dirigenti della compagnia petrolifera Yukos. Ad alcuni di loro è stata offerta una moratoria se ritorneranno in patria e collaboreranno alle indagini sulle presunte frodi e la sottrazione di ingenti fondi a danno dello stato.

Trattandosi di ingenti somme, non sorprendono ora le modalità eccezionalmente plateali con le quali è stato assassinato Litvinenko; una sorta di chiaro avvertimento verso chi, nascondendosi in altri paesi e sotto protezione, cerca di sottrarsi alla caccia all’uomo che ora pare non avere più limiti, né di metodo né politici. In questo contesto si spiegherebbero molte morti di eccellenti testimoni del caso Yukos, avvenute negli ultimi mesi per avvelenamento da mercurio.

Round-up: HotAir

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Caso Litvinenko: è stato avvelenato due volte?

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Foto: Andrei Lugovoy
La vicenda della morte di Alexander Litvinenko fa un passo avanti. Dopo che la teoria del ricatto non sembra perdere quota, emerge una novità importante nella vicenda. Litvinenko non sarebbe stato avvelenato solo il 1° novembre, come fin’ora ipotizzato, ma avrebbe ingerito il Polonio 210 già 18 giorni prima.

Il primo avvelenamento avrebbe avuto luogo nella sede della società Risc Management Ltd a Londra, in presenza degli ormai noti businessmen ex-membri del KGB russo, Andrei Lugovoy e Dmitri Kovtun. Si suppone che la dose ingerita da Litvinenko in quella occasione non sia stata sufficiente a costituire un pericolo di morte e che quindi, successivamente, il 1° novembre al Pine Bar dell’hotel Millennium, gli stessi, accompagnati da Vyacheslav Sokolenko, gli abbiano dato una dose massiccia, per essere sicuri di ucciderlo.

Questo scenario pare essere oggi ancora il più accreditato e scagionerebbe Mario Scaramella da qualsiasi accusa di essere implicato nell’uccisione. Gli investigatori britannici sono però pessimisti circa la possibilità di arrivare ad una certezza sui veri esecutori e sui loro mandanti. Per ora, infatti, le autorità russe fanno muro; dopo avere avuto un atteggiamento molto ostruzionistico nel corso della visita a Mosca dei nove investigatori di Scotland Yard, hanno dichiarato che qualsiasi sospetto non potrà essere estradato e che chiunque sia già stato interrogato non potrà esserlo una seconda volta. L’unica cosa possibile sarà l’interrogatorio di altre persone.

Sembra quindi sempre più probabile il coinvolgimento di Lugovoy e Kovtun, quest’ultimo sotto indagine a Berlino per avere introdotto illegalmente il Polonio 210 dalla Russia verso la Germania ed infine in Inghilterra. Questi sospetti seguono il ritrovamento di tracce di Polonio 210 in un albergo di Amburgo, dove Kovtun aveva alloggiato prima di recarsi a Londra.

La situazione si trova quindi in un’impasse e non fa certo bene alle già tese relazioni tra Russia e Gran Bretagna. Si fa ancora più pressante l’interrogativo sui motivi che hanno spinto gli uccisori ad inscenare un omicidio così spettacolare. Se i mandanti ultimi siedono tra i banchi del governo russo, possiamo pensare ad una eliminazione di stampo mafioso, fatta per mandare un chiaro messaggio. Ma a chi? E perché?

Scaramella in carcere. Guardiamo oltre Manica

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Mario Scaramella è in carcere. Chi semina vento raccoglie tempesta. Chissà ora cosa succederà al senatore di Forza Italia, Paolo Guzzanti. L’arresto del consulente Mitrokhin non c’entra nulla con la morte di Alexander Litvinenko ma è una vicenda tutta legata al nostro paese. Di certo questo episodio, così caricato da un punto di vista mediatico, getterà un’ulteriore ombra sui risultati della commissione, il cui protocollo è ancora nascosto da qualche parte mentre il Parlamento pare non abbia nessuna intenzione di divulgarlo all’opinione pubblica.

Come nel passato, a noi preme invece gettare un occhio al di là della Manica e guardare alla situazione della vicenda Litvinenko. Gli ispettori di Scotland Yard sono tornati dalla Russia dove hanno interrogato alcuni ex agenti del Kgb, sospettati di essere coinvolti nell’assassinio e nel trafugamento del Polonio 210.

Si tratta di Andrei Lugovoi e Dimitri Kovtun. Gli agenti si sono lamentati per non aver potuto eseguire gli interrogatori senza la presenza di funzionari russi e non aver potuto quindi fare tutte le domande dovute. La Gran Bretagna non rinuncerà facilmente a questa inchiesta, un fatto che minaccia la salute pubblica nel quale sono coinvolti spostamenti di pericolosi materiali nucleari. Per ora dobbiamo sperare che non emerga un coinvolgimento evidente dello Stato russo, il che farebbe aprire una crisi internazionale dalle conseguenze difficilmente prevedibili.

Anche i russi sostengono le loro tesi, opposte ovviamente. Vogliono interrogare il miliardario Boris Berezovsky e il rappresentante degli indipendentisti ceceni Akhmed Zakaiev, entrambi fuoriusciti e residenti in Gran Bretagna. La versione ufficiale è che l’omicidio è stato organizzato dai “nemici del regime di Putin, dall’estero” e per ora non intendono rinunciare alla loro estradizione.

Come avevamo già espresso, i rapporti tra Russia e Inghilterra non vanno bene. C’è un sospetto reciproco e le autorità russe sono convinte che lo stato britannico faccia di tutto per destabilizzare gli equilibri interni, anche utilizzando i fuoriusciti russi e i loro appoggi.

Anche la vita per i diplomatici britannici in Russia si sta facendo difficile. Ultimamente la “Nachy“, un’organizzazione giovanile putiniana, ha iniziato una sistematica azione di molestie nei confronti di Anthony Brenton, ambasciatore britannico a Mosca. E’ stato oggetto di attacchi verbali in ogni posto dove si reca; la sua agenda, i suoi spostamenti ed il suo indirizzo privato sono costantemente sorvegliati e pubblicati su Internet. Il Foreign Office ha scritto una lettera al Ministero degli Esteri russo, lamentando “le molestie al limite della violenza“, ma senza risultato. Per il momento la Nachy è difesa in nome della libertà di parola.

La situazione è tesa e bloccata. Da una parte le inchieste proseguono tra sospetti e tesi fantapolitiche, dall’altra troppi sono gli interessi economici in gioco tra i due paesi. Sarà un affare di Cameron ormai?

Caso Litvinenko: l’interessante teoria di Stephen Cohen

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Non è semplice riuscire a districarsi nelle vicende occorse intorno alla morte di Alexander Litvinenko, soprattutto se ci si limita a consultare la stampa nostrana. Qui, come sappiamo, si preferisce concentrarsi sulla pagliuzza, sulle (S)caramelle e sui Gu(zz)ffanti. C’è la commissione Mitrokhin, o meglio, c’è Mitrokhin ma anche questa cosa piuttosto seria è stata trasformata in una burletta all’italiana.

Allora ci siamo stufati e, cerca cerca, siamo arrivati a Russiablog.org, allo Charlie Rose Show e a Stephen F. Cohen. Costui è un professore americano, fellow alla Brooking Institution, esperto di Russia dalla Rivoluzione bolscevica del ‘17 in poi, amico di Gorbachev, consulente di George H.W. Bush ai tempi della caduta dell’impero sovietico e attualmente accademico nella facoltà di “Arts and Sciences” alla New York University.

Il 7 Dicembre, Cohen è stato invitato ad una puntata del Charlie Rose Show sull’argomento della morte di Alexander Litvinenko; questo è il video della puntata, piuttosto lungo ma interessantissimo. I punti salienti dell’intervento di Stephen Cohen sono stati riassunti in un articolo su Russiablog.org.

Cohen si scaglia innanzitutto contro la stampa americana, colpevole di avere trattato il caso con superficialità e di avere violato qualsiasi “canone di giornalismo obbiettivo, accusando Putin di essere colpevole dell’omicidio (e non solo di quello), abiurando così ad un fondamentale principio della nostra società, quello della presunzione d’innocenza.

Dopo questo inizio estremamente garantista, Cohen esprime alcune considerazioni non propriamente positive su Litvinenko e impernia poi il suo discorso sul movente dell’omicidio. Si chiede chi possa avere avuto dei motivi per uccidere in questo modo così plateale, costringendo Litvinenko ad una lunga e drammatica agonia adatta ad uno scoop mediatico invece di ucciderlo nel silenzio facendo sparire il cadavere. Di certo non Vladimir Putin, dice Cohen, perché Putin è stato danneggiato “beyond belief…It has damaged him at home and it has damaged him abroad“.

Fin qui è una teoria, una delle tante. Accanto a questa Cohen cita anche quella del suo conoscente Ed J. Epstein (http://edjayepstein.blogspot.com) il quale sostiene un’ “Alternative hipothesis“. E’ l’ipotesi di un incidente, anche questa una delle tante.

La cosa interessante detta da Cohen è l’analisi che fa della situazione russa, relativamente alle alte sfere. Con nomi e cognomi:

«There are people, powerful people, with vested interests, primarily in Russia but not only, who do not want a major rapprochement between Russia and the West. At the moment, the West doesn’t mean the United States, but Europe, and that’s why England was so important. If you’re looking for motive, there it is. And then you begin to discuss these consequences for international politics, for the future of Russia, for Putin’s succession, that’s where the discussion begins…when you study Russian politics, you don’t begin with individuals, you deal with factions. All of us know that there’s a powerful faction in Russian politics that wants Russian foreign policy oriented towards China and away from the United States; it wants Russia to become the citadel of the anti-NATO forces in the world, a NATO that’s moving in on Russia. If you had to pick the person, the people most associated with that, these names will mean nothing to anybody else - and I don’t want to defame them because it might not be entirely true - it’s the Defense Minister Sergei Ivanov and the either Deputy or Senior Chief of Putin’s Staff, a man by the name of [Igor] Sechin. Those are the names associated in Russia with this anti-Western orientation of foreign policy. Did they run this operation? I have no idea. But add just this one other thing: it is a fact, and I’ve heard these people talk about this, that there is an equally powerful group that under no circumstances wants to see Putin to leave office in 2008, as he is obliged to by the constitution, because they would be finished.»

La teoria di Stephen Cohen è quindi questa: forze oscure, con nomi e cognomi, quindi non tanto oscure, tentano di mettere Putin sotto scacco con gli omicidi, cercando di distruggere le relazioni russe con i paesi occidentali per riavvicinare il paese al blocco comunista cinese. Contemporaneamente ci sono forze avverse e contrarie che cercano in tutti i modi di tenere Putin al potere, altrimenti sarebbero eliminate dalla scena.

Questa situazione si sta creando in un momento delicato, nel quale la Russia dovrebber entrare nel WTO e si comincia a svolgere la campagna presidenziale americana. Quindi ciò che sta succedendo è negativo per Putin e per Bush. Cohen conclude il suo intervento esprimendo la sua preoccupazione per l’eventualità che un domani al posto di Putin possa andare al potere qualcuno di molto peggio.

E’ probabile che Cohen abbia ragione. Putin non avrebbe avuto interesse a ordinare personalmente tutti gli omicidi interni ed esterni alla Russia. Forse ci sono forze fuori dal suo controllo. Ma sicuramente Putin deve essere ritenuto comunque il primo responsabile di questa situazione, perché se tutto questo accade, se queste persone hanno questo potere, se occupano quelle posizioni, lui ha una forte responsabilità nell’avere permesso che questa situazione si creasse.

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