Scaramella, Mitrokhin, Litvinenko, Guzzanti: un gran polverone

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Come previsto i nodi dell’affare Litvinenko stanno venendo al pettine. Il ministro degli Esteri russo ha dichiarato che le ipotesi fatte dalla Gran Bretagna di un coinvolgimento ad altissimo livello nella morte di Litvinenko sono «insinuazioni inaccettabili».

L’intenzione da parte delle autorità russe e degli agenti di Scotland Yard è di collaborare perché in fin dei conti si tratta di morti ammazzati, in una catena di omicidi con risvolti misteriosi per i quali occorrono collaborazione e un approccio professionale. L’obbiettivo degli inglesi è di interrogare Andrei Lugovoj, ex agente del Kgb e Dmitrij Kovtun, uomo d’affari. Entrambi si erano incontrati con Litvinenko all’hotel Millennum il 1° novembre, data del primo malore. Entrambi hanno già negato qualsiasi coinvolgimento con la morte dell’ex ufficiale.

C’è anche chi, dalle vicinanze del Cremlino, denuncia la creazione di una squadra di speciale da parte del Servizio di Sicurezza Statale, l’Fsb, con il compito della “eliminazione fisica all’estero dei nemici del Cremlino.” Si tratta di Mikhail Trepashkin, un altro ex agente del Kgb, già condannato per avere venduto segreti di stato all’Occidente. Anche lui sarà interrogato.

Il tentativo di mantenere i rapporti con la Russia ad un livello accettabile ci sono, anche perché è interesse di entrambi i paesi arrivare ad una soluzione del caso, che, in un senso o nell’altro, nuoce a tutti. L’Inghilterra non può tollerare che loschi e misteriosi individui girino indisturbati contaminando con dosi mortali chiunque gli aggradi e causino un certo livello di panico per le presunte tracce di radioattività negli aerei, hotel o altri luoghi. La Russia non ha interesse a lasciare circolare un’opinione secondo la quale servizi deviati sarebbero fuori da qualsiasi controllo e condurrebbero una politica estera fatta di omicidi, le cui origini sono da trovare nelle faide interne al paese.

Intanto in Italia tutto si fa, eccetto che le cose giuste. Siamo l’unico paese ad avere ignorato il dossier Mitrokhin; poi abbiamo fatto una commissione voluta dalle sinistre, insediata dalle destre, rinnegata dalle sinistre e mal gestita dalle destre. Il risultato? Il dossier è chiuso a doppia mandata in qualche armadio. Invece d’invocare a gran voce il ferramenta per darci un’occhiata, l’opinione pubblica preferisce divertirsi con la caccia alle streghe.

Scaramella un giorno è praticamente morto. Il giorno dopo non è proprio morto ma quasi perché ha ingerito dosi 5 volte superiori a quelle letali. Quindi morirà. Anzi no, gli inglesi dicono che sta bene e non ha sintomi di avvelenamento.

Una parte politica chiede di rifare la commissione, anzi la commissione della commissione, ancora prima di avere reso pubblici i risultati della prima commissione. C’è chi si avventa contro Scaramella e Guzzanti e chi invece condanna le intercettazioni. Ma la condanna non è sufficiente per evitare l’indagine a carico del consulente, con tanto di sequestro e sigilli della sua casa-studio. Tanto è solo un “farlocco cialtrone”…. Attenzione però, perché i cialtroni a volte tali sono e minacciano come ha fatto lui ieri sera a “Porta a Porta“.

Un gran polverone. Alla fine si scoprirà che sarà stato più facile per inglesi e russi capire cosa succede piuttosto che per un paese come il nostro, troppo abituato a tenere ben chiusi nelle sue segrete le oscure vicende del passato, nell’interesse di tutti, nessuno escluso. Se così non fosse, vedremmo le strade di Roma pullulare di ferramenta. Ma così non è.

Round-up: un’interessante carrellata dei principali personaggi (escluso Guzzanti), sul sito CNNonline

Mario Scaramella, il “farlocco cialtrone”, è contaminato dal Polonio-210

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Mentre la vicenda dell’uccisione di Alexander Litvinenko assume toni ed aspetti sempre più grotteschi, non si placa l’opera di terrorismo giornalistico nei confronti dei protagonisti che, da vittime, devono diventare colpevoli. Il pessimo giornalismo de laRepubblica non conosce limiti quando si tratta di cavalcare un filone con il quale morti ammazzati vengono usati per manipolare qualsiasi realtà.

Spuntano le intercettazioni delle conversazioni tra Scaramella ed il senatore Paolo Guzzanti e nell’articolo qualcuno ne approfitta per continuare a schizzare quel che sappiamo sul consulente della commissione Mitrokhin. Ora è diventato un tipo ridicolo, farlocco, grottesco e cialtrone. Delegittimare, delegittimare, delegittimare. Come ha fatto rilevare il senatore dell’estrema sinistra Russo Spena, durante la trasmissione OttoeMezzo, questo personaggio farebbe tornare alla memoria quel Marini della commissione Telekom Serbia, poi passato alla cronache per essere un millantatore. Ma lì al massimo si parlava, forse, di tangenti. Qui i morti ammazzati ci sono e tanti e tutti bazzicavano proprio intorno al farlocco.

E fin qui i fatti di ieri, pubblicati dal quotidiano questa mattina. Nel frattempo Scaramella è ricoverato in ospedale, pure lui contaminato dal Polonio 210. Sarà ma per un farlocco pure il materiale radioattivo ci sembra un po’ troppo. Vedremo che succederà e che doranno ora al giornale campione di inchieste.

Intanto spunta un interessante aricolo sul Foglio di Felix Stanevskiy, nome all’apparenza russo. Parla di una trasmissione andata in onda su una radio sovietica, L’eco di Mosca, nella quale la giornalista Julia Latynina dice la sua sul caso in questione. La tesi è affascinante. Putin non sarebbe necessariamente il mandate degli omicidi di tutti questi personaggi ben informati ma ostili al suo regime. Cita Anatoly Chibais, leader dei liberali russi, il quale non avrebbe dubbi: si tratta «di una costruzione micidiale Politkovskaya-Litvinenko-Gaydar, estremamente allettante per i sostenitori del cambiamento del potere anticostituzionale e di forza

Queste forze cercherebbero di mettere Putin in difficoltà, creando dei casi di politica estera devastanti per la sua immagine e credibilità. In realtà, secondo l’econnomista Deljaghin, gli indizi portano a due gruppi: il primo sono i fondamentalisti liberali filo occidentali con a capo Dmitry Medvedev in lotta con i secondi, gli oligarchi-siloviki (rappresentanti della strutture di stato armate), senza un leader indiscusso. Sembrava che i primi prendessero il sopravvento ma ora i silovsky avrebbero contrattaccato e con gli omicidi avrebbero messo in crisi le relazioni dell’occidente liberale con Putin, arrecando un danno difficilmente riparabile. In questo modo vorrebbero costringerlo alla resa a loro favore.

La cosa sconcertante è che il Polonio-210 non è una sostanza che si acquista in farmacia. Si trova in quantità infinitesimali nei filoni di uranio e ne vengono prodotti circa 100 grammi all’anno. Ne bastano quantità minime per provocare la morte perché, non appena è introdotto nell’organismo per inalazione o se è iniettato o ingerito, provoca immediatamente delle mutazioni genetiche. Si può quindi trasportare facilmente perché non è assorbito dalla pelle ma la cosa difficile è produrlo perché bisogna disporre di un acceleratore di particelle o di un reattore nucleare. E bisogna usarlo in fretta perché comincia a decadere dopo 138 giorni.

La vicenda delle accuse a Prodi e della sua improbabile appartenenza ad una spectre invisibile alleata ai servizi segreti russi, poco ci interessa. Quello che dovrebbe turbare i sonni degli occidentali è che in questo momento ci sono in libera circolazione dei tali che si divertono a mettere in bocca ad ufficiali, politici e consulenti ignari una sostanza adatta a portarli direttamente nella bara. E che tutto quello che succede sta provocando un terremoto nelle relazioni dell’Occidente con la Russia.

Paolo Guzzanti è invischiato in questa vicenda e pure Scaramella, anche se ormai lui, il farlocco cialtrone, più che invischiato è forse spacciato (speriamo di no). Nessuno ne parla a parte chi sta usando i fatti per deviare l’attenzione verso gli aspetti ridicoli della faccenda, costruiti in modo ovviamente artefatto. Invece chi dovrebbe tentare un’analisi corretta e veritiera, tace. Per opportunismo o per paura.

Solidarietà al sen. Paolo Guzzanti

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Il senatore Paolo Guzzanti dichiara senza mezzi termini di aver paura per la sua incolumità. Oggi più che mai la scorta di secondo livello che lo protegge si rende necessaria, visti i metodi alquanti decisi e sbrigativi usati dal regime di di Putin per eliminare fisicamente i suoi nemici dalla scena.

Ieri sera l’emittente televisiva La7, nella trasmissione condotta da Giuliano Ferrara, Otto e Mezzo, ha ospitato Guzzanti, permettendogli in un contesto di acceso contraddittorio, di raccontare le sue vicende di politico, giornalista e responsabile della gestione della commissione parlamentare Mitrokhin. I fatti di questi ultimi giorni sono noti a tutti. L’eliminazione efferata di un ex colonnello dei servizi segreti russi, Alexander Litvinenko, ha riacceso i riflettori sulla serie di omicidi illustri le cui tracce portano inevitabilmente allo zar russo.

Il problema di Guzzanti è che i suoi peggiori nemici, paradossalmente, devono ora essere trovati in Italia, nell’ambito di quella stampa faziosa e pericolosa che sta cercando di dimostrare il suo coinvolgimento in loschi affari con i servizi segreti. E’ come se un eventuale incidente al senatore Guzzanti fosse preceduto da una sistematica opera di delegittimazione e dalla creazione ad arte di motivi plausibili che potrebbero giustificarla.

Ma Guzzanti, da lottatore quale egli è, non ci sta. Denuncia il

«Silenzio della politica: In Italia zero. Derisione e silenzio. Salvo che su questo Giornale e su Libero. Anche dal Foglio di Ferrara, derisione e silenzio»

e dice che

«Rimpiango di non aver urlato per l’assassinio di Anatoly Trofimov, generale del Fsb russo, superiore di Litvinenko che sconsigliò di venire in Italia perché “L’Italia è il nido degli agenti sovietici ieri e russi oggi, e dove il nostro uomo di fiducia - our man - Romano Prodi è alla guida del governo europeo“. Rimpiango di non essermi incatenato davanti alla Rai per la vergogna della seduta spiritica con cui lo stesso Romano Prodi dimostrò di sapere dove si trovava il quartier generale delle Brigate Rosse ma riuscì a fare in modo che le forze di polizia invece di andare a via Gradoli andassero a Gradoli paese, sicché i brigatisti si eclissarono. Rimpiango di non essermi incatenato davanti alle televisioni pubbliche e private quando gli ungheresi ci trasmisero le prove che alcuni brigatisti rossi, fra cui Savasta, erano perfettamente integrati nel sistema terroristico e militare sovietico attraverso la rete “Separat” gestita dalla Stasi e guidata dal terrorista Carlos, sotto il controllo generale del Kgb a Berlino Est.»

La cosa sconcertante è l’apparente indifferenza della sinistra e del suo capo Romano Prodi davanti a queste accuse, in un prevedibile ed astuto tentativo mediatico di insabbiare il grido di un veterano delle inchieste politiche. Insabbiare e delegittimare ci ricordano i peggiori metodi di una classe politica stalinista, che ha ben imparato ed importato certi metodi a tutti ben noti.

E’ anche di ieri l’intervento di Massimo D’Alema in Parlamento sulla vicenda. E la puntuale risposta di Paolo Guzzanti. Intanto il consulente del senatore, Mario Scaramella, deve schivare i primi schizzi, in un tentativo di attacco per interposta persona. A schizzare è sempre lei, l’emerita “Repubblica“, la macchina da guerra capace di provocare la decapitazione dei vertici dei servizi segreti. Forse un giorno scopriremo da chi prende ordini.

Round-up: LeGuerreCivili

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