Egon Bahr: pensieri di un vecchio saggio


Egon Bahr, politico tedesco sconosciuto ai più, ha rilasciato un’intervista sul quotidiano tedesco Süddeutsche Zeitung lo scorso 21 Febbraio.

Chi sarebbe costui?

Bahr, 83 anni, è stato l’eminenza grigia della SPD all’epoca di Willy Brandt. Considerato un inimitabile esperto di questioni dell’Europa Orientale, Bahr è stato il più ascoltato consigliere del governo tedesco di quell’epoca nonché uno dei principali fautori della politica del “Wandel durch Annäherung”.

Nell’intervista in questione risponde in modo diretto a domande dirette sugli attuali equilibri nell’area russa e medio orientale. Parla dei problemi legati allo sforzo di Putin di limitare l’influenza americana nella regione e di costruire confini sicuri per il suo paese.

Le sue considerazioni sulla politica di Putin partono dall’osservazione della politica americana di pressione politico militare verso il resto del mondo e particolarmente nelle regioni caucasiche e medio orientali.

Ecco qui un estratto dell’intervista:

>>>

SZ: La politica americana della pressione è intelligente?

Bahr: Intelligente per chi?

SZ: Diciamo per la pace mondiale.

Bahr: La pace mondiale non è in pericolo. Ovviamente gli americani devono sfruttare il momento: devono consolidare la loro posizione dominante per il resto del secolo perchè tra un po’ gli sarà più difficile. Gli americani non possono infatti prevedere quanto tempo sarà necessario alla Cina per diventare una superpotenza. Se la Cina e l’India continueranno in futuro a comprendersi, ad un certo punto la funzione degli USA non sarà più necessaria per stabilizzare l’area dell’asia orientale. Inoltre ci saranno sempre più paesi che avranno la bomba atomica. Gli americani non possono fare nulla per opporsi a questa evoluzione, basta guardare ai problemi che hanno in questo momento con un piccolo paese come la Corea del Nord.

SZ: Cosa significa tutto ciò per la pace del pianeta?

Bahr: Innanzitutto ha un influsso verso la diplomazia mondiale. Prendiamo l’esempio dell’Iran. Se io fossi un politico di quel paese, mi comporterei nello stesso modo. Proverei a sviluppare le mie tecnologie possibilmente senza violare alcun trattato, in osservanza degli accordi di non proliferazione e in collaborazione con i funzionari preposti; lo farei fino al punto di essere in grado di costruire il primo ordigno nucleare in sei mesi

SZ: E lei vorrebbe averla questa bomba?

Bahr: Ma certo! Basta pensare che ci sono ordigni nucleari nell’emisfero Nord, ad Est e a Sud e pure in Israele. E il mio paese, grande, orgoglioso e ricco dovrebbe essere l’unico a non averli!? Se io posseggo delle bombe atomiche ho uno status diverso relativamente al fattore sicurezza; in questo modo queste superpotenze nucleari devono trattarmi in modo completamente diverso, così come trattano paesi come l’India e il Pakistan: cioè un membro del Club, che si comporta secondo le regole del Club! A quel punto sono un paese sicuro. Se Milosevic avesse avuto un ordigno nucleare, nessuno si sarebbe sognato di attaccarlo.

SZ: Suppongo che neanche Saddam Hussein sarebbe stato attaccato. Nel conflitto irakeno, quale è stato il fattore preponderante: l’influenza nella regione o l’energia?

Bahr: Entrambi i fattori si completano. In tutti i casi l’etichetta dell’”Esportazione della Democrazia” si può ben adattare come copertura per degli interessi energetici. Inoltre è una etichetta con la quale un giorno o l’altro posso confrontarmi con la Cina. Se vogliamo diffondere la democrazia, prima o poi dobbiamo portarla anche in Cina. Durante la guerra fredda l’occidente aveva nella sua agenda il motto “Libertà e autodeterminazione”. Oggi invece parliamo di “Democrazia”. Se la esportiamo ovunque, il risultato non sarà necessariamente una dominazione americana ma, in ogni caso, una leadership americana.

SZ: Bene adesso possiamo abbandonare le etichette e le prospettive a lungo termine.

Bahr: Sì e facciamo un po’ di retorica approfondita. Parliamo apertamente degli interessi di potere americano. Se gli USA dominassero i pozzi di petrolio in Medio Oriente, potrebbero controllare l’espansionismo cinese e russo. Le riserve russe di petrolio e di gas sono enormi ma limitate ed è per questo che i russi sono interessati ad assicurarsi altre fonti ed in particolare Putin – e qui parliamo dei suoi obbiettivi di lungo periodo – vuole creare uno stretto rapporto tra il suo paese all’Europa in modo tale che nel 2008, quando smetterà il suo incarico, non vi si potrà rinunciare.

>>>

Chiudi
Invia e-mail