Una voce per Élie Wiesel
10-lug-07

(Buchenwald, 1945 – Élie Wiesel è il settimo da sinistra nella seconda fila)
Grazie a Giuseppe Rigalzi, leggiamo su Carmilla un interessante articolo di Girolamo de Michele. Élie Wiesel, rumeno, sopravvissuto alla Shoah, premio Nobel nel 1986, è stato ospite il 27 giugno scorso alla Milanesiana. Durante il suo intervento, titolato “Le religioni e l’ombra del male“, ha osato fare alcune insinuazioni. Vediamole.
Il fanatismo di chi è convinto di possedere l’Assoluto è stato la matrice del male assoluto nei regimi totalitari:
«l’umanità si è dimostrata capace di raggiungere il male assoluto, mentre il bene assoluto restava inafferrabile… Fu fondato un universo parallelo al nostro, una creazione simile, o forse opposta, alla nostra, con le sue classi sociali, i suoi principi e i suoi mendicanti, profeti e schiavi, invenzioni e costumi, filosofia e linguaggio. In quei Paesi venivano violate, corrotte, le leggi stesse della natura: il cieco potere del più giovane e umile soldato delle SS era più grande di quello delle centinaia e centinaia di poeti e scienziati che aveva di fronte. A costoro era proibito guardarlo negli occhi: non si guarda negli occhi Dio, o la Morte, impunemente…quando l’Assoluto si trasformava in potere assoluto, diventava la negazione della libertà e il nemico di chi, la libertà , voleva difenderla…[oggi ndr] stiamo forse assistendo a un ritorno della inesorabile ricerca dell’Assoluto? Sì, in tutte le religioni di oggi in cui gli estremisti guadagnano terreno in numero e forza. Lo so: dentro di voi, il pensiero va all’Islam, ma l’Islam non è il solo a sedurre fanatici. Il cattolicesimo ha i suoi, così come il protestantesimo e l’ebraismo».
Dunque, una chiara presa di posizione contro qualsiasi forma di di estremismo religioso, inteso come “ritorno della inesorabile ricerca dell’Assoluto“, cattolicesimo compreso. La reazione non si è fatta attendere.
In un articolo su Avvenire, Davide Rondoni non usa mezzi termini: Wiesel è un “luogocomunista”, pieno di pregiudizi, impreciso, scrive mezze verità e continue superficialità . Non solo: i suoi luoghi comuni possono essere dannosi. Il luogocomunismo è invece la motivazione principale di Rondoni, il quale, come fa notare Girolamo de Michele, «non capisce quel che scrive, o non considera religiosa la fede ebraico-talmudica di Wiesel».
I milanesi spettatori della manifestazione, saranno stati certamente contenti. Lo conferma anche il giornalista dell’Avvenire, testimone dell’evento (??) che scrive:
«E dunque ecco di nuovo la religione sul banco degli imputati. Così l’applauso della borghesia milanese che si crede illuminata è assicurato».
Insomma, avere osato insinuare che anche in casa cattolica [o ebraica o protestante o islamica ndr] il fanatismo religioso possa portare con sé la matrice del male assoluto, non può che generare una risposta scontata: sono affermazioni “dannose“, fatte per strappare l’applauso di una borghesia, quella milanese, presuntuosamente illuminata. Nessuna confutazione, nessuna discussione, anzi, una bella dose di negazionismo. Wiesel è dipinto come uno spretato, un miscredente, un incapace di senso della religiosità , senza che alcun accenno sia fatto alla sua fede talmudica.
Strano che Davide Rondoni, non lo abbia accusato di apostasia o di essere un infedele. Se lo avesse fatto, sarebbe stato identico ai suoi cugini islamici anche da un punto di vista linguistico e formale. Perché nei fatti è identico.



