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Vogliamo “AMBER”, non chiacchere

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Le vicende della piccola svizzera Ylenia, ritrovata morta e di Maddie, non ancora trovata, ci fanno ancora una volta riflettere sul ruolo dei media e dell’opinione pubblica.

Va da sé che parlare di bambine scomparse, forse morte e magari rapite da un feroce assassino pedofilo, costituisce un argomento che i tiggì e i quotidiani non possono ignorare. Non possiamo biasimarli né vogliamo censurare certi aspetti secondari e morbosi dei loro racconti.

Quello che contestiamo è il loro ruolo. L’informazione che vola alta, dovrebbe attuare un’opera di sensibilizzazione sui temi che oggi angosciano la società. Quello della sicurezza dei piccoli sicuramente lo è. E allora ci chiediamo perché chi racconta queste storie non faccia niente per ricordarci che ci sono paesi nei quali i rapimenti di piccoli indifesi sono arrivati al capolinea.

Nel 1996 gli Stati Uniti hanno creato “AMBER“; America’s Missing Broadcast Emergency Reponse, in ricordo di Amber Renee Hagerman, una bambina scomparsa e ritrovata uccisa per sgozzamento. Dopo anni di utilizzo del piano di emergenza, il Canada nel 2003 e la Francia nel 2006, hanno ripreso il meccanismo, pur se con qualche modifica.

Il risultato è stato che negli ultimi 10 anni negli Stati Uniti centinaia di bambini sono stati salvati e che dall’anno scorso il tasso di successo in Francia è stato del 100%. AMBER è un piano di risposta ad un rapimento che si basa sugli accordi presi da tutti i canali radio e televisione, i servizi via cavo, le società di informazione delle autostrade, le società che gestiscono i treni ed in mezzi pubblici in generale, il ministero dell’Interno e quello di Giustizia.

Uno studio realizzato negli Stati Uniti nel 1993 dimostra che su un campione significativo di rapimenti di bambini conclusi con un omicidio, il 44% sono stati assassinati entro la prima ora, il 74% nelle prime tre ore e il 91% nelle 24 ore seguenti il rapimento.

AMBER è un intervento coordinato tramite il quale la magistratura o la polizia, una volta verificata la verosimiglianza di un rapimento, fanno diffondere un messaggio su tutti i mezzi i informazione che operano in tempo reale, sulla carta stampata, se opportuno, su tutti i pannelli digitali delle stazioni e delle autostrade e su qualsiasi altro mezzo di informazione con il quale è possibile coordinarsi. Il messaggio fornisce qualsiasi dato essenziale sul rapito e sul rapitore ed è diffuso ogni quarto d’ora per almeno le tre ore seguenti il rapimento.

Ora AMBER esisterà anche in Grecia e, in misura minore, in Belgio ed in Gran Bretagna. Lo scorso 17 agosto il commissario europeo alla Giustizia ed alla Sicurezza, Franco Frattini, ha chiesto formalmente a tutti i membri della UE di predisporre una iniziativa analoga. Ogni paese dovrà fare la sua parte.

Ora, ci chiediamo: i giornalisti che scrivono di tutto e di più sul caso di Maddie e che vorrebbero diventasse un altro filone come quello di Cogne, quanto possiamo considerarli ignoranti? Sicuramente molto perché, a quanto pare, non sanno neanche cosa sia AMBER. O se lo sanno, si guardano bene dal parlarne. E Beppe Grillo? Perché dai suoi pupiti non fa una campagna per AMBER? Forse perché il programma è nato negli Stati Uniti?

11 settembre 2007: la rinascita di Howard Lutnick

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Ieri era l’anniversario dell’11 settembre 2001, quasi tremila morti ed una ferita al mondo occidentale che difficilmente sarà dimenticata.

Howard Lutnick può essere considerato un simbolo della nostra civiltà. Non è un filosofo, né un magnate e neanche un politico illuminato. Semplicemente è l’imprenditore la cui società ha dovuto pagare il più alto tributo di morti nella strage del World Trade Center: 658 vittime, circa il 20% del totale.

Gli uffici della sua società occupavano cinque piani, dal 101 al 105°, del grattacielo numero uno, tutti sopra il punto di entrata dell’aereo. Lutnick, quel giorno, scampò alla morte per miracolo. La società, polverizzata nel crollo, era entrata in fase terminale, annullata. Oggi è tornata in vita.

La sua attività è il brokeraggio di obbligazioni. Oggi ne intermedia circa 265 miliardi di dollari al giorno. Un volume enorme rispetto all’attività seguita alla riapertura seguita all’11 settembre in un ufficetto di Midtown, due giorni dopo il crollo.

Molti hanno accusato Lutnick di essere un cinico per avere cancellato dai ruolini paga i morti ed avere continuato a lavorare come se niente fosse accaduto. Ma il rovescio della medaglia è che, grazie alla sua decisione di devolvere il 25% degli utili alle famiglie delle vittime, oggi la società annuncia che 190 milioni di dollari andranno in beneficenza.

La storia di Lutnick segna uno spartiacque tra il nostro mondo, occidentale, libero e magari anglosassone e quello rappresentato da chi, pilotando degli aerei contro le torri, non ha trovato nulla di meglio per affermare la sua esistenza. Significa che, nonostante tutto e nonostante i nostri egoismi ed errori, continuiamo a rappresentare una civiltà della speranza, del futuro, della vita. In questa epoca storica il nostro compito è di sconfiggere chi, invece, costituisce la propria civiltà sulla cultura della morte e della distruzione.

Oggi commemoriamo tutti i morti dell’11 settembre ma in particolare chi lavorava per Howard Lutnick: i dipendenti di uno dei più antichi broker finanziari, la Cantor Fitzgerald.

Pedofilia endemica

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Un altro caso. Caso di dire che il fenomeno e proprio endemico. Il motivo? Un’idea l’abbiamo ma ne parleremo in seguito.

Vive la Bulgarie!

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Siamo reduci da un viaggio di lavoro in Bulgaria. Domenica scorsa, mentre il nostro povero MD-80 Alitalia (almeno 20 anni di vita…), rullava sulla pista accingendosi al decollo, Air Force One era già parcheggiato al terminal VIP dell’aeroporto di Sofia.

Per tutta la giornata la capitale e i sobborghi avevano pullulato di poliziotti ad ogni angolo delle strade. Sicurezza, innanzitutto, per il Presidente americano. Il paese balcanico è stato dominato per 5 secoli dai turchi. Alla fine dell’800 i russi hanno liberato i bulgari che per 40 anni sono poi stati governati da una monarchia sottomessa alla Germania. Tant’è che durante la seconda guerra mondiale, il paese è stato alleato di Hitler.

Poi un’altra dominazione, quella comunista bolscevica. Più di 40 anni passati alla socializzazione ed industrializzazione di una nazione agricola, popolata da miti contadini abituati alle dominazioni. Dopo la caduta del muro, i russi hanno continuato ad esercitare un influenza economica e politica della quale il paese non riesce a sbarazzarsi.

Forse è per questo che George W. Bush è stato accolto come un eroe, un liberatore. Noi, invece, abbiamo una specie di democrazia che data dalla metà degli anni ’40 del secolo scorso. I comunisti, quelli puri e feroci, non li abbiamo mai conosciuti. E quindi pensiamo che sia Bush l’origine di tutti i mali. Scendiamo nelle strade per ricacciarlo dove è venuto, spacchiamo le vetrine e feriamo i poliziotti.

Dovremmo balcanizzarci.

Crimen solicitationis: una rettifica dovuta

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Come sempre Giuseppe Regalzi è impeccabile. Molti blog, tra i quali questo, sono stati accusati di avere riportato il video della BBC, zeppo di falsità. In particolare, là dove si sostiene l’accusa a Joseph Ratzinger di avere scritto la direttiva Crimen Solicitationis.

Chi sostiene questa critica, ha in effetti ragione. Ratzinger non l’ha scritta e non ne aveva neanche titolo. Chi sostiene ciò sbaglia, noi compresi. Ma Regalzi scrive che non è questo il punto.

Il punto è che la versione sottotitolata del video della BBC, traduce il passaggio in modo ambiguo e chi si ferma qui può essere indotto in errore. In realtà occorre leggere la trascrizione del testo inglese del video per rendersi conto che

«non si afferma nemmeno una volta che Ratzinger sia l’autore dell’istruzione, ma soltanto che per un ventennio (più precisamente, 23 anni) sia stato il responsabile supremo della sua applicazione, in quanto Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede» (cit. Bioetica).

Quindi la BBC non ha mentito, ha detto la verità. Se c’erano dubbi…

Un grazie a Regalzi.

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