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Disinformazione “Romana”

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Da molto tempo non aggiorniamo questo blog. Ciò non toglie che non abbiamo smesso di leggere e documentarci pure se con maggiore sporadicità.

Leggendo qua e là, ci siamo imbattuti in un articolo di Nico Valerio, basato su un’inchesta di Honestreporting che documenta come un certo giornalismo nostrano, definito da molti come “illustre”, altro non sia che un bell’esempio di disinformazione.

Da leggere.

D’alema sempre più a braccetto

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In un paese normale, un tipetto come Imad Mughniyeh, esponente di spicco di Hezbollah, criminale, assassino, artefice di attentati che hanno causato decine di morti, sarebbe ricercato per mari e monti. Sarebbe sulla lista nera, con una bella ricompensa per chi fornisce notizie utili alla cattura. Sarebbe braccato, senza la speranza di vivere una vita normale. Vivrebbe nell’ombra, nel sospetto e avrebbe attorno a sé uno stuolo di “assaggiatori”, come quelli del Cesare nel film “Asterix alle Olimpiadi”.

Tutto ciò sarebbe o dovrebbe essere in un paese normale. Ora che Mughniyeh è saltato in aria nella sua auto a Damasco e non si sa chi sia stato, l’umanità può tirare un sospiro di sollievo. La sua morte permetterà a molti - non sapremo mai a chi, ovviamente - di sopravvivere; una moltitudine di persone che sarebbero morte se lui fosse rimasto in vita. Certo, per una questione di principio e anche di opportunità, lui come tutti i terroristi, sarebbe dovuto essere catturato e giudicato per i suoi crimini da un tribunale internazionale. Sarebbe stato condannato e incarcerato a vita, senza potere più nuocere. Invece è morto, pace all’anima sua.

La nostra anima, invece, comincia ora a dannarsi. Le elezioni prossime venture del nostro paese potrebbero portare ad una sorpresa, cioà alla riconferma della sinistra, cioè del PD. Se così fosse, probabilmente ci ritroveremmo tra i ministri un certo signor D’Alema. Quello che, tanto per non smentire le sue simpatie, dichiara che l’eliminazione di Imad Mughniyeh è un atto di terrorismo, così come lo sono le eliminazioni mirate.

Non avevamo dubbi su questa dichiarazione. Ora sappiamo che se qualcuno uccidesse Osama Bin Laden o nel passato avesse ucciso Hitler o Stalin, il suo atto sarebbe stato deplorevole. Il che ci fa pensare che D’Alema non abbia ancora capito cosa stia succedendo e non abbia afferrato la gravità della sfida militare iniziata dal terrorismo di stampo islamico. Anzi, tornando indietro in un passato non troppo lontano, qualcosa ci ricordiamo e pensiamo di avere capito. Qualcuno qui fiancheggia.

European weakness

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Dr. Rowan Williams

Ci saremmo aspettati di tutto, non certo di subire un altro colpo mortale alla libertà della nostra società da parte di “uno di noi“. Invece, nella migliore tradizione del masochismo continentale, quello che ha portato al potere Hitler e che fa gli occhi dolci all’islamizzazione, il capo della Chiesa Anglicana, l’Arcivescovo di Canterbury ha regalato al mondo musulmano una nuova ricorrenza, una data nella quale festeggiare.

Secondo lui

l’adozione di certi aspetti della sharia nel sistema giuridico britannico sembra sia una cosa inevitabile…la Gran Bretagna deve diventare consapevole del fatto che alcuni dei suoi cittadini non hanno come riferimento il sistema delle leggi dello Stato…l’adozione di parti della sharia islamica aiuterebbe la coesione sociale“.

Non siamo esperti della dottrina anglicana ma supponiamo che le bestemmie esistano pure lì e che vadano punite. La migliore delle punizioni per l’Arcivescovo, Dr. Rowan Williams, sarebbe di andarsene. Non sono sufficienti le incursioni delle chiese nella vita politica del paese, né sembrano bastare le disposizioni quotidiane comminate ai fedeli (e non) sul modo in cui si devono comportare, a partire dal come si lavano i denti la mattina. Si stringono ora alleanze con l’Islam, lo si porta ad esempio di un possibile sistema di leggi, quello della sharia, adatto a redimere certi conflitti.

Purtroppo la situazione è già abbastanza compromessa. Aggiungiamoci che la sharia non può certo essere considerata un modello, né per noi né per chi ambisce a vivere in un mondo più libero e rispettoso dei diritti di tutti. Stiamo parlando di un sistema nel quale aspetti tribali e dogmi religiosi si fondono in un crogiuolo di norme e consuetudini spesso barbare e illiberali. Se la donna è considerata un oggetto senza valore, buono solo per partorire figli e badare alla casa, dovremmo tuonare contro queste usanze. Se le questioni d’onore mietono migliaia di vittime, se le bambine non hanno diritto ad un istruzione, se la sessuofobia regna in ogni aspetto della vita sociale, se certi comportamente criminosi sono puniti con frustate o amputazioni, se l’adulterio porta direttamente alla morte, dovremmo indignarci e ribellarci.

Invece, abbiamo il capo di una chiesa con milioni di fedeli che apprezza tutto ciò, anche se parla solo di “certi aspetti della sharia“. Ma quali sì e quali no? E una volta accettato il principio dello stato nello stato, quali sarebbero le estensioni di questi aspetti?

Il politici protestano, i colleghi di Williams lo censurano, ma il gioco è fatto. Il processo di abdicazione ai valori della cultura occidentale, lo smarrimento del relativismo e del liberalismo davanti ai valori granitici delle religioni, provoca sbandamento ed incertezza. E’ un fenomeno soprattutto europeo, di cui la maggioranza degli europei non ha coscienza. Siamo diversi dagli americani? Secondo lui sì, è la sindrome dell’”occhio del diavolo“.

In America Dio esiste o è un extraterrestre?

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Recentemente ho rivisto in televisione il film “Contact, capolavoro di fantascienza con protagonista principale Jody Foster. La trama è semplice: una scienziata lotta con la scarsità di fondi per sostenere il suo progetto di ascolto dell’universo, alla ricerca di segnali inviati dagli extraterrestri. Alla fine la sua tenacia è premiata e il premio consiste in una trasmissione proveniente dalla stella Vega, nella quale sono contenuti i piani per costruire una macchina che porterà un astronauta terrestre in giro per le galassie. La scienziata sarebbe la naturale candidata al viaggio ma la commissione americana preposta la scarta quando, alla fine del colloquio, scivola sulla buccia di banana perché dichiara di non credere in Dio.

In queste ultime settimane la campagna elettorale americana per la rielezione del presidente si fa sempre più calda e quindi anche l’aspetto religioso entra in scena con veemenza. Gli Stati Uniti, governati da una laicissima costituzione scritta da un gruppo di padri fondatori in maggioranza atei, è un paese dove la religione permea una gran parte della vita sociale e politica. George W. Bush, suo padre e molti altri presidenti, hanno sempre sostenuto la validità di molte loro decisioni perché “volute da Dio“. I candidati democratici e, soprattutto quelli repubblicani, non fanno da meno.

Mike Huckabee, pastore battista, volente o nolente, fa della sua appartenenza religiosa un argomento sempre più pregnante nella campagna elettorale. Nonostante la sua vita da “laico” sia stata disseminata di successi, le probabilità che vinca sono molto legate alla sua vocazione metafisica. Recentemente ha fatto dei discorsi in cui sottolineava quanto l’aspetto religioso sia fondamentale nella vita del paese perché “se i padri fondatori hanno scritto nella costituzione che c’è libertà di religione, la libertà ha bisogno di religione“. Questo, tanto per ricordarci che anche nei paese più integralisti, come molti stati arabo musulmani, i cittadini godono di un elevato livello di libertà individuali, proprio grazie all’invadenza del fattore religioso (…) !

Pure il laicissimo e trasgressivo Rudolph Giuliani ha dichiarato che, pur non prendendo tutto alla lettera, considera che la Bibbia sia “…stato il più grande libro mai scritto“; Hillary Clinton si è invece fatta vedere alle celebrazioni di rito battista del 23 dicembre. L’unico da essere pienamente giustificato nel tentativo di rassicurare gli elettori sulla sua cristianità, è Barack Obama, sospettato di essere musulmano.

Nonostante la ancora forte preponderanza nella popolazione degli americani credenti e religiosi, le ricerche mostrano un appiattimento della curva delle religiosità americana. Nei giovani sono in crescita gli agnostici e gli atei e la percentuale di chi è certo dell’esistenza di Dio è scesa al 61%, con una diminuzione di 8 punti percentuali negli ultimi 5 anni.

Le tendenze fortemente religiose iniziate negli anni ‘80 e proseguite negli anni ‘90 sembrano quindi scemare mentre il “Partito degli atei” comincia ad organizzarsi anche sotto forma di lobby. Ciò potrebbe sembrare un’eresia ma dovremmo chiederci se, dopo il femminismo e l’orgoglio gay, non sia giunto il momento in cui chi non crede o dubita fortemente ma comunque non pratica una fede religiosa, possa finalmente fare valere i propri diritti e, anche negli USA, non debba più sussurrare a bassa voce le proprie convinzioni. Sarebbe un evento epocale per la modernità

Ghulam

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Si chiama Ghulam la bambina afghana della foto e Faiz Mohammed l’uomo. Lei ha 11 anni, lui 40. Ghulan è la vittima di un costume tanto arcaico quanto ancora presente in molti paesi: è’ stata data in sposa all’uomo, che ha pagato per comprarsi la sua 10a moglie. Ora non ha più una vita propria, autonoma e, se sarà fortunata, potrà al massimo avere una istruzione scolastica.

L’Asia meridionale è il luogo dove vive la metà delle decine di milioni di donne obbligate a sposarsi in età adolescenziale. Questa pratica non è più presente nei paesi occidentali avanzati, anche se in alcuni di essi lo è stata ancora fino a pochi anni fa. Ma qui, grazie al cielo, la “decadenza dei costumi” ha anche procurato una impressionante accelerazione di certi cambiamenti epocali, primo fra tutti la condizione della donna.

In Svizzera le donne fino a pochi anni fa non potevano votare. Oggi quasi la metà dei ministri elvetici sono donne. In Italia fino all’inizio degli anni ‘80 esistevano le attenuanti per i delitti d’onore. Oggi una cosa del genere è impensabile.

La modernità e l’evoluzione possono essere agevolmente misurate guardando alla condizione della donna. Se è posta sotto tutela, se è priva di diritti, prima di tutto quello all’istruzione, vive in un paese barbaro.

Questa foto ha vinto il premio UNICEF per il 2007. Dobbiamo guardarla e non dimenticare in che situazione privilegiata viviamo. Dobbiamo ricordare quanto le credenze e i dogmi religiosi possano annichilire la dignità e la libertà dell’uomo. Dobbiamo riconoscere quanto benefico possa essere il bieco relativismo e allontanare i nostri sensi di colpa.

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