Casbah
21-Nov-07

La Casbah, nel nostro immaginario, doveva trovarsi solo in luoghi dominati da minareti, con clima caldo e secco e tante donne dal viso nascosto. Per questo siamo rimasti basiti nel leggere l’articolo di Filippo Facci, apparso circa un mese fa sul blog Macchianera.
Il quadro è desolante, soprattutto perché l’autore descrive una verità cruda, reale e dimostrata con cifre incontestabili. Alcuni commenti critici tentano di dimostrare la vena razzista del giornalista, apparentando la comunità islamica ai negri ed ai meridionali. La teoria è semplice: i diversi ci sono sempre stati, anche ai tempi dei calabresi operai nelle catene di montaggio della Fiat. Fanno paura e quindi, quando si parla dei “nuovi” diversi, i musulmani, si ripercorrono i soliti luoghi comuni, triti e ritriti. Ma alla fine, vedrete, il tempo darà ragione ai buonisti terzomondisti e tutti ci ritroveremo reciprocamente integrati.
Facci, invece, pur non facendo previsioni, usa la descrizione della realtà per spiegarci come ci troviamo di fronte ad un fenomeno nuovo. Prima di tutto i numeri sono impressionanti e poi i negri e i meridionali non hanno mai tentato di imporre il loro modello sociale. I musulmani tengono sotto tutela le donne e non permettono a nessuno di cambiare religione. L’obbiettivo di alcuni dei loro più potenti imam è quello di guidare l’emigrazione musulmana verso il “trionfo”. Tanto per fare qualche esempio.
Non ci risulta che i calabresi abbiano mai voluto “calabresizzare” Torino o Milano. Non lo hanno fatto né ci hanno provato quando sono emigrati in altri paesi. Forse perché non sono musulmani o forse perché avevano altro a cui pensare: nel mondo musulmano, invece, l’impressione è che si viva una specie di ossessione, che la gente si senta accerchiata dal demone occidentale e debba per forza abbatterlo, pena la propria estinzione.
La casbah si trova quindi a Milano. E, a pensarci bene, anche in questa città i minareti cominciano a spuntare come i funghi, il clima non è più cosi freddo e umido come qualche decennio fa e le donne dal viso nascosto circolano ormai ovunque. Ma spesso non ce ne rendiamo conto, non vogliamo crederci, quasi che la cosa non ci riguardi.
Vogliamo qui riconoscere i meriti di Filippo Facci. Nel panorama del giornalismo italiano, spesso costellato di personaggi melensi e di opportunisti, ci sembra che lui non abbia paura di perdere il posto e che fornisca all’ignaro cittadino un’informazione ed un punto di vista spesso fuori dagli schemi e molto veritieri. Ci sentiamo di condividere quasi sempre le sue posizioni e, per questo, da oggi si trova al primo posto tra i nostri preferiti del mondo giornalistico. (vedi profilo).





