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Svizzera, Lichtenstein: contro i demagoghi e per la libertà

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Il rientro dalle vacanze doveva coincidere con la ripresa delle attività su questo blog. Per l’occasione, molto ghiotta, il Corriere ci aveva messo a disposizione la vicenda delle liste rubate da Heirich Kieber, ex impiegato della LGT, sbattendo in prima pagina il nuovo re italiano degli evasori, Alberto Aleotti, fondatore e titolare della piú importante azienda farmaceutica del nostro paese.

A chi come noi ormai vive in Svizzera, nel cuore dell’Europa, questa vicenda, come molte altre del resto, ci provoca un senso di malessere e di paura. Ci sentiamo accerchiati da stati vampiri, pronti a tutto pur di rimpinguare le casse sofferenti dei loro giganteschi bilanci. In un paese come quello elvetico, dove la crisi è passata senza che quasi ce ne accorgessimo, dove le finanze centrali e periferiche hanno mantenuto il loro equilibrio e continueranno a mantenerlo, la decisione dei governi europei di utilizzare i dati rubati alla LGT per dare la caccia ai contribuenti morosi e le attività mediatiche ricorrenti volte a creare scandali non provati, sgomentano e paralizzano.

Avevamo molta carne al fuoco per scrivere sull’argomento e un punto di vista piuttosto distaccato. Poi abbiamo letto l’articolo pubblicato da Oscar Giannino sul blog Chicago e, consci del fatto che il blogger dilettante dovrebbe sempre anteporre l’umiltà all’ambizione, abbiamo deciso di soprassedere e di lascarvi leggere questo post illuminante, da condividere in ogni sua virgola. Buona lettura.

Autogol berlusconiani

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Durante la giornata papale in Sardegna, Silvio Berlusconi ha commentato:

“Nessun esponente del nostro schieramento politico si è mai sognato di mettere in discussione la libertà di espressione sui fatti politici da parte dei rappresentanti della Chiesa. Né mai lo farà.”

Parole sacrosante. Nonostante le polemiche che seguono puntualmente ogni dichiarazione ecclesiastica sui temi politici e nonostante sia discutibile questa forma di “ingerenza”, in nome della libertà di espressione non dovremmo tappare la bocca al Vaticano. Anzi, è proprio confutando certe argomentazioni che possiamo dimostrare quanto siano pretenziose e inconciliabili con le libertà individuali.

Purtroppo il nostro magnifico Presidente ha poi continuato scivolando sulla classica buccia di banana:

“Anzi, siamo profondamente grati al Pontefice e ai vescovi per i suggerimenti e le parole di incoraggiamento che ci hanno riservato in questa prima fase del nostro mandato di Governo”.

Insomma, il Papa e le sue gerarchie hanno il diritto di esprimersi sui temi politici ma con quest’ultima affermazione uno dei principali rappresentanti dello stato ha abdicato al suo sacrosanto diritto di smarcarsi dall’influenza della Chiesa sui temi etici e mostra una incapacità a riconoscere il suo diritto di imporre, legiferando, i principi laici che lo dovrebbero caratterizzare. Comportamento inqualificabile.

Attenti a quei mafiosi

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Tristemente ci accingiamo a scrivere gli ultimi articoli su questo blog. Presto sarà chiuso, con un provvedimento di qualche giudice clericale, uno di quelli che applica la giustizia divina e rifiuta quella statuale. Abbiamo definito Alois Ratzingeril capo di un’altra mafia” e per questo saremo condannati. Nella sentenza, il giudice sosterrà la nostra colpevolezza nell’avere fatto un paragone tra un’organizzazione criminale e la Chiesa e, in un improvviso vuoto di memoria, ignorerà che il termine mafia o mafioso fa parte da sempre, e oggi più che mai, di un vocabolario quotidiano.

Ignorerà anche che qualche illustre linguista definisce la mafia come un

gruppo di persone strettamente solidali fra loro allo scopo di conseguire, lecitamente o illecitamente, determinati vantaggi e difendere con ogni mezzo gli interessi della propria categoria“?

Va da sé che i vantaggi e gli interessi difesi dalla Chiesa (solo quelli economici valgono in Italia oltre 1 miliardo di euro di 8 per mille…), lo sono in modo lecito. Almeno così speriamo che sia. Magari potremmo sostenere che indagini e provvedimenti verso i preti pedofili perseguiti solo all’interno di contesti ecclesiastici siano meno lecite, ma non per questo criminali. Sono solo “non permesse” dalle leggi statuali, ma tant’è.

Un altro atteggiamento della Chiesa, mafioso solo in questo senso è ovvio, è il vizietto di fare cadere i governi della Repubblica Italiana. Dopo essersi scordati Porta Pia, la Cei, il Cardinale Ruini e il Papa stesso hanno sicuramente giocato un ruolo preminente nella caduta dell’ultimo governo Prodi. Lo hanno fatto strizzando l’occhio alla destra, all’UDC e permettendo al buon Mastella di imboccare la strada dell’apparentamento con il Pdl di Fini e Berlusconi.

In questo oggi il Vaticano e la Destra si incamminano a braccetto verso le elezioni, probabilmente concertando la scelta dei temi elettorali. Berlusconi e Fini contano sul voto cattolico e per questo hanno deciso di affiancare la Chiesa, in un abbraccio mortale che rischia di provocare la rimonta di Veltroni. L’elettorato liberale di destra, prima o poi, riscoprirà la vocazione vaticana anti-modernista, anti-occidentale, anti-liberale, terzo-mondista e finto-pacifista, temi per altro comuni alla sinistra massimalista con la quale il Vaticano continua ad andare a braccetto nella migliore tradizione del catto-comunismo in salsa italiana.

Potremmo definire Berlusconi, Fini e il Vaticano una banda di mafiosi? Se pensiamo che il loro scopo sia quello di chiedere il pizzo ai cittadini, sicuramente no. Ma se siamo convinti, come lo siamo, che abbiano stretto rapporti solidali per difendere i loro vantaggi elettorali e politici, sicuramente sì. Per questa nostra ammissione, dovremo chiudere il blog. Prima di farlo però, continuiamo ad ammettere.

Berlusconi: da venditore di sogni ad esperto di usato sicuro

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L’altro ieri, per puro caso, ci è capitato di sedere davanti alla televisione mentre Porta a Porta ospitava Silvio Berlusconi. Mentre lo guardavamo ed ascoltavamo, siamo stati assaliti da una strana sensazione di incredulità e di disagio davanti ad uno spettacolo quantomeno inatteso. Ci sembrava un Berlusconi inedito, irriconoscibile, quasi che un alieno avesse preso possesso del suo corpo.

Il giorno dopo, sempre per puro caso, abbiamo letto un illuminante articolo di Massimo Gramellini sulla Stampa. Scriveva, tra l’altro:

«…l’uomo dei miracoli se ne sta seduto con imbarazzo dietro la scrivania di ciliegio…(era) tutto come una volta. Tutto tranne lui…ha scelto la prima sortita televisiva…per inscenare l’unico spettacolo a cui non ci aveva ancora abituati: la sua metamorfosi…la metamorfosi di Berlusconi comincia quando riconosce di essere Superman solo per i suoi nipotini…Dice che di fronte allo sconquasso…nessun governo, nemmeno il suo, potrà ridare la prosperità agli italiani in tempi brevi…Nel nuovo patto che gli piacerebbe sottoscrivere con gli italiani non c’è più spazio per i sogni caramellati della pubblicità…Se Walter (Veltroni) gioca a fare Obama, Berlusconi si sente Hillay: l’usato sicuro…è la rappresentazione di sé che ha deciso di dare in questa campagna. Ed è una mossa sorprendente ed imprevedibile…Il Berlusconi demagogo mai avrebbe deto che la colpa dei partitini è degli italiani che li votano…diventa naturale immaginare che Berlusconi si sia ricordato della profezia di Montanelli sugli italiani che, dopo averlo provato una volta, si sarebbero vcacinati e non l’avrebbero votato più. Perciò lui si è fatto nuovo. Silvio 2, come Rambo, ma senza la vendetta».

Gramellini ha espresso esattamente le nostre sensazioni. Il Berlusconi che conoscevamo non esiste più. Non sappiamo se si tratti di una metamorfosi voluta oppure se l’età e il logorio di 14 anni di politica in prima linea abbiano inevitabilmente provocato degli smagliamenti. Non possiamo neanche giudicare quanto benefica o letale possa poi risultare questa trasformazione.

Certo è che sono sparite le bollicine ed i toni trionfali ai quali ci aveva abituati. Toni e promesse espressi con la convinzione di chi sa di potercela fare, sempre e comunque. Al loro posto ora ci sono discorsi più pragmatici, prudenti ed è venuta a mancare una certa aggressività. L’uomo si è sgonfiato? O è maturato? Difficile dirlo.

Gli elettori esprimeranno il giudizio nelle urne, scegliendo a ruoli invertiti. Da una parte un Berlusconi passato nelle file della vecchia guardia e che si esprime da uomo navigato, dall’altra un Veltroni che, nelle intenzioni, innova, corre da solo, “fa discorsi onirici” e promette sconvolgimenti.

Se questa campagna è stato il risultato dell’implosione di un modello politico obsoleto, di sicuro ci fa intravedere cambiamenti sorprendenti. Vedremo come andrà a finire. Speriamo bene, perché peggio di così…

Rossi aderisce: il contribuente è trombato

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Il succo sta tutto qui, nel titolo: si parla di “pace“, quella che segue alla guerra. In effetti il contribuente italiano e la macchina dello stato, nella fattispecie il fisco, sono perennemente in guerra. L’uno cerca di sfuggire ai tentacoli mortali di un sistema vorace ed insaziabile, l’altro considera i cittadini tutti ladri ed evasori e spesso per stanarli utilizza metodi degni del KGB.

La vicenda Rossi è comunque una disfatta. Non tanto per lui, il quale ai nostri occhi è tornato laddove era partito, cioè giù dal piedistallo. Ora che ha patteggiato ammettendo le sue colpe, possiamo considerarlo alla stregua di tutti noi, un evasore con il pedigree.

La Caporetto è del sistema Italia. Quello che permette ad un grande evasore, per di più famoso, di provarci e, se lo pescano con le mani nella marmellata, di accettare la sua tesi che dice:

ok, abbiamo scherzato, quanto vi devo? Solo 35 milioni? Vabbè, vi stacco un assegno, tanto…“.

Insomma, vale la pena evadere. Anche se ti chiami Rossi, anche se una sconfitta del fisco va sui giornali, puoi comunque cavartela. Tanto, l’esempio non conta.

A questo punto ci sorge un dubbio: se invece di chiamarsi Rossi Valentino, l’evasore di chiamasse Rossi Qualsiasi, avrebbe gli stessi benefici? Dubbio atroce. Comunque vada, ora sappiamo che dopo i Pavarotti, i Capirossi, i Cipollini, i Rossi e molti altri, possiamo provarci pure noi. Evadere non è poi così doloroso. Potremmo passare inosservati, non essendo noi dei personaggi famosi. E se incappiamo nelle maglie, nel ricorso possiamo citare tutti questi nomi di gente che ha “fatto pace“. Perché noi mica vogliamo la guerra. Proviamo solo a fregare lo Stato, senza intenti bellicosi. Al massimo patteggiamo e paghiamo a rate, come Rossi.

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