Influenze

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Alla domanda se era vera la sua complicità in tre aborti ha risposto:

Me ne vergogno“.

Ad un altra domanda, se la vera moratoria non sarebbe l’uso del preservativo, ha riposto:

Macchè, il preservativo è il viatico dell’aborto…In Francia dove li regalano ovunque il numero di aborti in vent’anni è identico, qui è diminuito, grazie alla Chiesa cattolica“.

Lo avete capito di chi si tratta. Sono dichiarazioni di Giuliano Ferrara, quello che, nel passato, era il direttore di uno dei giornali più letti dall’intellighenzia laica e liberale. Ora è il più letto dal clero, dai teocon, dai teodem e da chi non sopporta i gay.

Lui è amico e consigliere vicinissimo a Silvio Berlusconi, quello che, nel passato, votavamo perchè era il politico più seguito ed amato dai liberali e dai laici. Ora è il politico più sputtanato del Centro Destra, quello che vende una donna ad un dirigente Rai per comprare un senatore della sinistra e che, tanto per essere coerente, vuole, assolutissimamente vuole, la riforma elettorale in coppia con Veltroni e poi, fortissimamente vuole, le elezioni anticipate con l’attuale sistema.

Sarà l’influenza del Vaticano a dargli alla testa? No, crediamo di no, sono solo una coppia di matti.

Italiani, questi ingenui

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Ora che il governo di Romano Prodi è stato mandato a casa con la solita figuraccia italiana fatta di insulti, sputi e minacce, non è cambiato niente e niente cambierà. Il paese si trova sempre in campagna elettorale con la differenza che dopo la caduta si apre una nuova possibilità, quella delle urne.

Prodi è stato vittima di sé stesso, del tentativo di tenere insieme con lo sputo una maggioranza abortita ancora prima di nascere, schiava dei partitini e dei gruppi parlamentari moltiplicatisi come i funghi. Questi mali e la necessità di cambiare alcuni principi costituzionali, la modifica dei regolamenti parlamentari ed una nuova legge elettorale, non hanno interessato la maggioranza di Centro Sinistra, che non ha fatto nulla o quasi per proporre ed attuare queste riforme. Ora invoca una governo tecnico, di transizione e chiede una pausa per riformare prima di tornare alle urne. Ma è troppo tardi.

Per potere percorrere questa strada, visto che da quella parte non c’è più una maggioranza, è necessario che almeno una parte del Centro Destra sia d’accordo. Invece, salvo decisioni improbabili dell’UDC di Casini, lo schieramento guidato da Silvio Berlusconi sente il profumo del potere e, senza ormai sorprenderci, cambia le carte in tavola.

Non più tardi di due mesi fa, il Cavaliere aveva fatto irruzione a gamba tesa nel panorama politico annunciando la creazione di un nuovo partito, il Partito del Popolo delle Libertà, con l’intenzione di creare un nuovo raggruppamento a destra che coalizzasse almeno il 40% di consensi; in più, aveva ripetutamente condannato l’assetto istituzionale, sostenendo la necessità di uno stretto dialogo con il Partito Democratico di Veltroni, finalizzato alla modifica del sistema elettorale. Silvio dichiarava allora (due mesi fa, non due anni fa…) che l’Italia non poteva continuare ad essere condizionata dagli umori di una miriade di partitini, le cui sorti dovevano essere cambiate da un sistema alla tedesca con un’alta soglia di sbarramento. Lui stesso e altri esponenti dello schieramento avevano definito l’attuale sistema elettorale una schifezza, pure essendone stati gli artefici.

Gianfranco Fini aveva reagito al blitz berlusconiano con il rifiuto di qualsiasi forma di alleanza con il nuovo partito, pur condividendo nelle linee di principio la necessità di profonde riformi istituzionali, a partire dal sistema elettorale.

Ma, si sa, il potere è spesso una tentazione irrinunciabile e può causare cambiamenti sorprendenti anche in chi mostra quotidianamente la sua faccia di bronzo al paese. E quindi ecco Silvio Berlusconi che cavalca senza indugio il destriero dei sondaggi e sostiene la necessità imperativa di andare al voto al più presto, senza modifiche di questo sistema “che va benissimo“. Ed ecco pure Gianfranco Fini, tornato prontamente ed opportunamente all’ovile, che dichiara angelico di essere sulle stesse posizioni dell’amico Berlusconi, con il quale ha passato un paio d’ore a rivedere in televisione la caduta del governo Prodi in Senato.

Gli italiani possono essere soddisfatti. Hanno un Centro Sinistra che ha avuto due anni per cambiare le regole, non ha fatto nulla ed ora strepita pretendendo di cambiarle a tempo scaduto; un Centro Destra il cui leader ha rotto con gli alleati per attuare grandi riforme in grande intesa con lo schieramento opposto e ora, vista l’opportunità di tornare in sella, cancella in un secondo tutti i propositi (e forse pure il Partito del Popolo delle Libertà) e ricostruisce il volo la coalizione mandata in pezzi non più di due mesi fa.

Pensavamo che la politica servisse a risolvere i problemi dell’emergenza rifiuti, dell’impoverimento galoppante di larghe fasce di cittadini, della giustizia, della lotta alla criminalità ed alla corruzione, dei problemi legati all’immigrazione o degli investimenti strutturali. Tutte cose piuttosto importanti, non pinzillacchere, sennò che politica è? Invece scopriamo di essere dei poveri ingenui che non hanno capito nulla. La politica serve solo a soddisfare sé stessa e anche chi ne percorre il cammino animato dalle migliori intenzioni, camminando camminando, si adegua e cambia, in peggio.

Fate parlare Ratzinger e poi confutate

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Come scrive sulla Repubblica di oggi Adriano Sofri, speriamo che il rettore dell’Università della Sapienza di Roma continui sulla strada intrapresa: quella di permettere, in nome di Galileo, al Papa di parlare. Se è vero, come ha sostenuto qualche illustre intellettuale di sinistra, che il clero è una “lobby che chiede e promette favori e benefici” è anche vero che una libera istituzione laica come la più grande università italiana, si deve porre al di sopra di qualsiasi ambizione lobbistica ed accettare la tribuna papale.

Non ci spaventano i timori di Marcello Cini, professore emerito, firmatario della petizione volta ad impedire la visita papale, quando si duole perché i liberi studiosi corrono il pericolo di subire una prescrizione da parte del Papa su ciò che “debbano o possano dire e pensare“. Alcune delle più prestigiose università americane hanno ospitato dittatori e religiosi dalla vena integralista, invitandoli nelle aule magne per un discorso e la vita è continuata come prima. C’è però una differenza con la visita papale alla Sapienza.

Negli USA, così come nessuno si azzarda a protestare giudicando inammissibili tali inviti, qualsiasi discorso di una personalità é poi seguito da un confronto, un dibattito e, spesso, da pesanti contestazioni. Siamo certi che ciò non avverrà con Ratzinger. Chi invoca la reciprocità dovrebbe invece invocare una condizione alla quale si dovrebbe sottomettere il Pontefice: quella di accettare il dibattito. Se così fosse, le migliaia di docenti e di studenti potrebbero accogliere il discorso papale come un fertile terrerno per domandare, confutare e rifiutare, nel dialogo, molte impostazioni ed imposizioni tipiche del dogmatismo religioso.

Invece, nessuno invoca il confronto, nessuno prepara il terreno per la battaglia dialettica. Stiamo pure certi che, finita la protesta di uno sparuto gruppo di docenti, la mediocrità ed il perbenismo di molti piccoli uomini, proni davanti al grande uomo, prevarrà e se ne staranno tutti zitti ammettendo così la sconfitta.

Non possiamo continuare a protestare per le ingerenze ed il tentativo di riportare la società indietro di secoli. Chi vuole fare il laico, laico sia. Abbia il coraggio delle proprie azioni e smetta di piagnucolare e consideri questa visita un’occasione unica. Gli intellettuali ed i politici che tengono veramente alla sopravvivenza della libertà, dove la religione sia un fatto accettato ma non condizioni l’evoluzione delle società, dovrebbero affermare il primato della ragione, della scienza, della tecnologia e della modernità affermando sempre e con coraggio che qualsiasi diktat del clero non potrà mai essere un’intimidazione.

Invece noi abbiamo i piagnistei ed i leader politici, come Walter Veltroni, i quali, davanti agli ammonimenti del Papa sui degradi metropolitani, chiedono venia e tacciono. Ciò di cui ha bisogno il nostro paese sono personaggi politici come la signora Fernàndez de la Vega, vice-premier del governo spagnolo, che ha dichiarato:

«La società spagnola non è disposta a tornare ai tempi in cui una morale unica era imposta a tutto il Paese, né ha bisogno di tutele morali. Né tantomeno ne ha bisogno il governo che non le accetta. Non è tollerabile che venga a mancare il rispetto dovuto al governo ed al Parlamento…in più senza il rispetto della verità.»

Affermazioni di questo genere rassicurano chi, come noi, teme per un’evoluzione oscurantista della società ma in Italia c’è evidentemente bisogno di rassicurazioni da parte del Papa sul fatto che lui ci può garantire la vita eterna. Rassicurazioni per creduloni.

Revisionismi

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Sandro Bondi da giovane amava fare il comunista. Anzi, era proprio comunista. Poi, piano piano, ecco la conversione. Fino a diventare uno dei pilastri della direzione di Forza Italia. Il partito del cavaliere doveva essere il nuovo partito liberale d’Italia e dopo quasi 15 anni dalla sua fondazione sappiamo bene come sono andate a finire le cose.

Di liberale non è rimasto quasi niente, né in campo economico né per quanto riguarda i temi etici. Tutta la forza propulsiva derivategli dalla novità, tutto lo spirito fusionista con il quale erano stati messe insieme ex socialisti, ex democristiani, ex manager, ex repubblicani ed ex liberali, si è andata spegnendo. Ma non ci saremmo mai immaginati che, grazie a Bondi, FI potesse fare la concorrenza ai comunisti nel tentativo di costruire un asse con il clero.

Il sodalizio catto-comunista, unico baluardo a resistere al crollo della Prima Repubblica, sembrava fino a ieri inattaccabile. Il Pd poteva essere considerato il coronamento di 40 anni di tentativi di compromesso storico. Poi ci si è messo Veltroni a trattare male il Vaticano e ora, Binetti e Bondi, vogliono farla pagare agli ex comunisti, rei di trattare il clero peggio di Togliatti.

Paola Binetti, saltando sul cavallo di Bondi, dichiara infatti che

«La 194 è datata, ha trent’anni e per rivedere le linee guida della legge sono disponibile a dare il mio contributo alla formazione di una maggioranza trasversale.»

Ma se la 194 è datata, visto che è stata una legge che ha rotto un tabù, non dovrebbe invece andare nel senso di un’estensione? Oppure vogliamo sostenere che per trent’anni è stata un fallimento ed è meglio tornare alle migliaia di aborti clandestini?

Sandro Bondi sostiene che la mozione per una revisione della legge sarà presentata a titolo personale. La cosa puzza di bruciato. Ora vogliamo sapere cosa farà il suo leader, visto che, quando si è reso necessario, ha dimostrato di sapere mettere a tacere tutti, amici e nemici. Non è l’ora di mettere a tacere anche un Bondi, il quale non solo deraglia su questi temi ma ha dimostrato di non sapere cavare un ragno dal buco?

UPDATE: ci era sfuggita questa dichiarazione, apparentemente in contrasto con le notizie riportate dai media. Invece, se letta con attenzione, la dichiarazione rende le notizie ancora più preoccupanti.

UPDATE2 : bellissimo articolo del solito Filippo Facci

Bye Alitalia

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Avevamo scritto che, comunque fosse andata, la vendita di Alitalia sarebbe stata una débacle per il paese. Non potrà essere altrimenti perché una società di quelle dimensioni, in un settore strategico come i trasporti, con quel cumulo di perdite e le storture di mercato che si trascina da anni non può essere acquistata da qualcuno senza conseguenze.

Le conseguenze ci saranno e saranno pesanti. Malpensa, costruita ex novo pochi anni fa, 20 milioni di passeggeri e migliaia di posti di lavoro, sarà ridimensionata. Alitalia sarà inglobata nella più grande compagnia aerea del mondo e non si sa che fine farà. Il mondo del trasporto aereo nostrano sarà governato da altri, non da noi e speriamo in bene.

Dopo che Padoa Schioppa ha dato il via all’acquisto da parte di Air France i politici di destra e di sinistra del nord insorgono. Volevano essere “preventivamente consultati” e, vista la mal parata, ora minacciano la piazza oppure insistono per una moratoria, quasi che per l’aeroporto lombardo fosse stata decretata la pena di morte.

Solo Mercedes Bresso pone il dito sulla piaga. Dice che anche se gli slot Alitalia saranno ceduti ad altre compagnie più competitive, i problemi saranno risolti solo a metà. I problemi, quelli strutturali, saranno ancora lì e per quelli dovremo ringraziare proprio chi strilla.

Malpensa è un progetto nato obsoleto e soffre di ritardi infrastrutturali paurosi rispetto alla sua importanza e alle potenzialità. Vorrebbero che si tenesse conto del suo ruolo di “hub” ma per essere tale dovrebbe essere raggiungibile facilmente dalle principali città italiane del nord mentre, da Milano, per esempio, spesso è più facile andare a Bergamo. A chi è capitato di atterrare da sud e sedere sul lato ovest di un aereo, la vista della superstrada di raccordo con la MI-TO, asfaltata solo a metà, deve essere apparsa un fantasma.

Insomma, i Formigoni, le Bresso, i Penati e tutti i leghisti, dove erano? Che hanno fatto per risolvere il problema Alitalia e quello di Malpensa durante gli anni di governo? E dove era il Cavaliere, capitano d’industria, l’uomo che doveva introdurre in politica i sani principi dell’efficientismo aziendale? Ovvio, o era in elicottero o sul suo Gulfstream, un po’ lontano per accorgersi dei problemi veri.

Ora non si può più piangere. Si può solo sperare che francesi ed olandesi siano clementi con noi poveri mangiaspaghetti, artisti e corrotti. Sperare che si crei spazio per altri vettori con il gusto del rischio e della competizione. Sperare che la competizione sia possibile in un mercato, quello delle rotte MI-Roma, in cui i vettori italiani la fanno da padroni a spese dei viaggiatori.

Chissà se la soluzione invocata da Beppe Grillo, quella di vendere Malpensa a Ryanair, non sia poi così inverosimile. In altri paese l’avrebbero presa in considerazione, nel nostro ne dubitiamo: se passasse di mano non si potrebbero più riassumere gli addetti che rubano nei bagagli.

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