Attenti a quei mafiosi

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Tristemente ci accingiamo a scrivere gli ultimi articoli su questo blog. Presto sarà chiuso, con un provvedimento di qualche giudice clericale, uno di quelli che applica la giustizia divina e rifiuta quella statuale. Abbiamo definito Alois Ratzingeril capo di un’altra mafia” e per questo saremo condannati. Nella sentenza, il giudice sosterrà la nostra colpevolezza nell’avere fatto un paragone tra un’organizzazione criminale e la Chiesa e, in un improvviso vuoto di memoria, ignorerà che il termine mafia o mafioso fa parte da sempre, e oggi più che mai, di un vocabolario quotidiano.

Ignorerà anche che qualche illustre linguista definisce la mafia come un

gruppo di persone strettamente solidali fra loro allo scopo di conseguire, lecitamente o illecitamente, determinati vantaggi e difendere con ogni mezzo gli interessi della propria categoria“?

Va da sé che i vantaggi e gli interessi difesi dalla Chiesa (solo quelli economici valgono in Italia oltre 1 miliardo di euro di 8 per mille…), lo sono in modo lecito. Almeno così speriamo che sia. Magari potremmo sostenere che indagini e provvedimenti verso i preti pedofili perseguiti solo all’interno di contesti ecclesiastici siano meno lecite, ma non per questo criminali. Sono solo “non permesse” dalle leggi statuali, ma tant’è.

Un altro atteggiamento della Chiesa, mafioso solo in questo senso è ovvio, è il vizietto di fare cadere i governi della Repubblica Italiana. Dopo essersi scordati Porta Pia, la Cei, il Cardinale Ruini e il Papa stesso hanno sicuramente giocato un ruolo preminente nella caduta dell’ultimo governo Prodi. Lo hanno fatto strizzando l’occhio alla destra, all’UDC e permettendo al buon Mastella di imboccare la strada dell’apparentamento con il Pdl di Fini e Berlusconi.

In questo oggi il Vaticano e la Destra si incamminano a braccetto verso le elezioni, probabilmente concertando la scelta dei temi elettorali. Berlusconi e Fini contano sul voto cattolico e per questo hanno deciso di affiancare la Chiesa, in un abbraccio mortale che rischia di provocare la rimonta di Veltroni. L’elettorato liberale di destra, prima o poi, riscoprirà la vocazione vaticana anti-modernista, anti-occidentale, anti-liberale, terzo-mondista e finto-pacifista, temi per altro comuni alla sinistra massimalista con la quale il Vaticano continua ad andare a braccetto nella migliore tradizione del catto-comunismo in salsa italiana.

Potremmo definire Berlusconi, Fini e il Vaticano una banda di mafiosi? Se pensiamo che il loro scopo sia quello di chiedere il pizzo ai cittadini, sicuramente no. Ma se siamo convinti, come lo siamo, che abbiano stretto rapporti solidali per difendere i loro vantaggi elettorali e politici, sicuramente sì. Per questa nostra ammissione, dovremo chiudere il blog. Prima di farlo però, continuiamo ad ammettere.

Berlusconi: da venditore di sogni ad esperto di usato sicuro

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L’altro ieri, per puro caso, ci è capitato di sedere davanti alla televisione mentre Porta a Porta ospitava Silvio Berlusconi. Mentre lo guardavamo ed ascoltavamo, siamo stati assaliti da una strana sensazione di incredulità e di disagio davanti ad uno spettacolo quantomeno inatteso. Ci sembrava un Berlusconi inedito, irriconoscibile, quasi che un alieno avesse preso possesso del suo corpo.

Il giorno dopo, sempre per puro caso, abbiamo letto un illuminante articolo di Massimo Gramellini sulla Stampa. Scriveva, tra l’altro:

«…l’uomo dei miracoli se ne sta seduto con imbarazzo dietro la scrivania di ciliegio…(era) tutto come una volta. Tutto tranne lui…ha scelto la prima sortita televisiva…per inscenare l’unico spettacolo a cui non ci aveva ancora abituati: la sua metamorfosi…la metamorfosi di Berlusconi comincia quando riconosce di essere Superman solo per i suoi nipotini…Dice che di fronte allo sconquasso…nessun governo, nemmeno il suo, potrà ridare la prosperità agli italiani in tempi brevi…Nel nuovo patto che gli piacerebbe sottoscrivere con gli italiani non c’è più spazio per i sogni caramellati della pubblicità…Se Walter (Veltroni) gioca a fare Obama, Berlusconi si sente Hillay: l’usato sicuro…è la rappresentazione di sé che ha deciso di dare in questa campagna. Ed è una mossa sorprendente ed imprevedibile…Il Berlusconi demagogo mai avrebbe deto che la colpa dei partitini è degli italiani che li votano…diventa naturale immaginare che Berlusconi si sia ricordato della profezia di Montanelli sugli italiani che, dopo averlo provato una volta, si sarebbero vcacinati e non l’avrebbero votato più. Perciò lui si è fatto nuovo. Silvio 2, come Rambo, ma senza la vendetta».

Gramellini ha espresso esattamente le nostre sensazioni. Il Berlusconi che conoscevamo non esiste più. Non sappiamo se si tratti di una metamorfosi voluta oppure se l’età e il logorio di 14 anni di politica in prima linea abbiano inevitabilmente provocato degli smagliamenti. Non possiamo neanche giudicare quanto benefica o letale possa poi risultare questa trasformazione.

Certo è che sono sparite le bollicine ed i toni trionfali ai quali ci aveva abituati. Toni e promesse espressi con la convinzione di chi sa di potercela fare, sempre e comunque. Al loro posto ora ci sono discorsi più pragmatici, prudenti ed è venuta a mancare una certa aggressività. L’uomo si è sgonfiato? O è maturato? Difficile dirlo.

Gli elettori esprimeranno il giudizio nelle urne, scegliendo a ruoli invertiti. Da una parte un Berlusconi passato nelle file della vecchia guardia e che si esprime da uomo navigato, dall’altra un Veltroni che, nelle intenzioni, innova, corre da solo, “fa discorsi onirici” e promette sconvolgimenti.

Se questa campagna è stato il risultato dell’implosione di un modello politico obsoleto, di sicuro ci fa intravedere cambiamenti sorprendenti. Vedremo come andrà a finire. Speriamo bene, perché peggio di così…

Cavaliere, attento agli errori

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Pare certo che presto si andrà al voto. Noi che abitiamo all’estero e siamo iscritti all’AIRE siamo curiosi di verificare personalmente come (non?) funzionano le procedure di voto. Molti penseranno che la direzione presa sia una vittoria per Silvio Berlusconi, ferocemente contrario a qualsiasi nuovo governo e asserragliato nel fortino del voto dopo che il profumo del potere gli ha provocato una potente amnesia. Non ci stancheremo di ricordare a tutti i lettori che, sparigliando le carte, non più di due mesi fa aveva annunciato la nascita del nuovo Partito del Popolo della Libertà - ormai ricoverato in sala di rianimazione, in coma profondo - e, sostenendo l’impellente necessità di una nuova legge elettorale, aveva denunciato i mali del Centro Sinistra, schiavo della sua litigiosità causata anche dalla frammentazoine partitica. In questa sua sortita aveva rotto con tutti gli alleati ai quali rinfacciava di avergli impedito di portare a termine la sua rivoluzione, dopo averlo costantemente tirato per la giacchietta per tutta la legislatura.

A parte il nuovo contenitore partitico senza senso e senza un briciolo di programma politico, la posizione di Berlusconi di allora era pienamente condivisibile. Gli italiani sentono più che mai il bisogno di una maggioranza decisionista, capace di affrontare rapidamente e pragmaticamente i problemi del paese e la frammentazione e la litigiosità - oltre che l’ipocrisia - dei politici ne sono il principale freno. Un sistema elettorale come quello attuale, insieme ai regolamenti parlamentari e all’impossibilità da parte di chi vota di scegliere i propri candidati, sono alla base di queste disfunzioni del nostro sistema parlamentare. Quindi, chiunque abbia dichiarato seri propositi per invertire la marcia, non può che avere l’approvazione ed il sostegno di tutti gli italiani di buon senso.

Ora invece Silvio Berlusconi vira a 180° e ripropone quella che Luca Ricolfi sulla Stampa definisce «minestra riscaldata Insomma, per il campione della coerenza, nulla può fermare la sua marcia verso la vittoria, nemmeno il ricreare le stesse condizioni di ingovernabilità, con gli stessi alleati e le stesse dinamiche caratterizzate da una continua litigiosità.

Per questo noi dichiariamo fin d’ora di dissentire profondamente da questa impostazione con la quale in Cavaliere antepone chiaramente i suoi opportunismi di breve periodo - la vittoria alle elezioni - rispetto alle necessità di riforme istituzionali necessarie al paese, a partire dalla riforma del sistema elettorale. Oltre a dissentire, se le cose rimarranno così, dichiariamo anche che depositeremo nell’urna una scheda bianca (se riceveremo la scheda elettorale, grazie ad una (non) organizzazione creata sotto il governo berlusconiano, s’intende). Così facendo vogliamo contribuire al sostentamento dell’unico partito politico degno di questo nome in Italia: quello della protesta, quella silenziosa nell’urna, del rifiuto di questa classe che dovrebbe dimettersi in blocco, nessuno escluso.

Quanto poi alla vittoria della Cdl, vogliamo avvertire Berlusconi ed i suoi alleati che le cose non sono così facili come sembrano. Con la riedizione della solita minestra grazie al Centro Destra si ripropongono gli stessi problemi del passato, proprio quelli di cui gli italiani non vogliono più sentir parlare. Veltroni e compagni non tarderanno ad impostare la campagna politica sostenendo di essere prigionieri dei “niet” berlusconiani e finiani. Ci spiegheranno che se qualche punto di distacco dovesse diventare qualche decimo di punto, la costituzione di maggioranze vacillanti ed incerte in Senato sarà un fenomeno che si ripropone grazie a chi non ha accettato di dialogare per evitarlo. E non avranno tutti i torti.

Insomma, caro Cavaliere, visto che lei crede di essere, lei e solo lei, capace di vincere e se lei ci vuole sbarazzare dalla sinistra, stia attento che si sta infilando in un vicolo buoi e cieco. Stia attento perché alla fine del vicolo la luce della realtà potrebbe accecarla. Per l’ultima volta, vista la sua età, ormai un po’ avanzata. A proposito, Cavaliere: la Vittoria (Maria Brambilla), quella che doveva spaccare tutto, dove l’ha nascosta? In cantina?

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