Il “Partito del Popolo”, “ma anche” delle Libertà?

giullare.jpg

Qualche tempo fa pensavamo che l’Italia avesse una possibilità e che l’uomo adatto a dare un’energica sterzata potesse guidare il paese fuori dalla palude. Qualche tempo dopo abbiamo dovuto ammettere che l’azione dell’uomo era stata insoddisfacente, sia a causa dei veti incrociati degli alleati che della sua incapacità a perseguire con tenacia una politica di riforme liberali. Recentemente abbiamo dato credito allo stesso uomo e alle sue infinite capacità, scommettendo sul successo di una politica di opposizione, che avrebbe potuto far tesoro degli errori passati.

Il credito si è esaurito velocemente. Ad un anno e mezzo dall’elezione del Centro Sinistra al governo, dall’opposizione non abbiamo sentito che ritornelli: prima quello del furto, delle elezioni truccate e poi quello della sicura caduta del governo Prodi. Ora siamo alle porte dell’inverno e il freddo non ci ha portato né una revisione dei risultati delle elezioni né tanto meno una caduta di Mortadella. Anzi, il risultato è ormai lontano nella memoria degli italiani e, con l’approvazione della finanziaria, Romano e i suoi “Prodi” hanno passato il test decisivo di sopravvivenza. Dall’altra parte, non un accenno ad un programma alternativo di governo, non una parola su qualche riforma liberale, in un paese dove ormai i cittadini non hanno più neppure la libertà di uscire di casa senza ricevere una botta in testa ed essere rapinati.

Invece Silvio Berlusconi ha fondato un partito. Ora, quindi, abbiamo capito il suo silenzio sui programmi e le riforme: era troppo impegnato a riflettere su come salire sul palcoscenico, dopo che la sinistra aveva definitivamente dimostrato di non avere intenzione di cedere le armi tanto facilmente. Silvio è salito sulla scena da par suo, con un colpo di mano, anzi, di spugna. In un attimo ha cancellato gli schemi e le alleanze con gli altri partiti della Casa delle Libertà e cerca di catalizzare i voti neo-centristi, sulla pelle di Forza Italia.

La scorsa estate aveva già annunciato il progetto e poi l’aveva smentito. Pensavamo che l’avanzata dei battaglioni di Michela Vittoria Brambilla fosse una mossa con scopi di deterrenza. Avevamo definito l’eventuale veridicità dell’intenzione una cosa ridicola. E così la definiamo ancora.

Ormai la politica italiana si è definitivamente incapsulata nei contenitori. Nessuno rischia più di dichiarare con onestà cosa sia necessario fare per rilanciare il paese, per farlo uscire dalla spirale di decadenza e di impoverimento. Nessuno si azzarda più a parlare di “contratti”, di prendere impegni e di affermare cose impopolari. Tanto meno Berlusconi o Veltroni.

Tutti però, fondano partiti, creano contenitori. In una seconda repubblica, risorta dalle ceneri della prima, con lo scopo di eliminare la frammentazione partitica, i partiti proliferano più che mai. Le formule sono regine ma quale sia il risultato della loro soluzione, nessuno lo dice né lo sa.

Veltroni è stato soprannominato il signor “ma anche” e ha creato il contenitore PD, Berlusconi si rassegna all’evidenza della coriacità di Prodi e crea nientemeno che il contenitore “Partito del popolo” di Pepponiana memoria.

Certo è che alla liberta di creare partiti senza programmi né intenzioni, si dovrebbe dare un limite, creare una specie di contingente, come le quote degli immigrati. Ma se così si facesse, state pure certi che qualcuno si inventerebbe una manovra elusiva per aggirare il limite. Invece dei partiti, creerebbero i partitini. Anzi, gli pseudo-partiti. I partitini ci sono già, piccoli piccoli, infimi, infimi. Ignobili.

Hat tip: Inyqua, Watergate, BeppeGrillo, The Mote in God’s Eye

Imam “at large”

bellydanceholiday.jpg

Una delle lodevoli intenzioni della Consulta Islamica, inventata dall’ex Ministro degli Interni, Giuseppe Pisanu, è quella di ridimensionare il ruolo degli imam estremisti nelle moschee italiane. Gli imam sono delle figure dubbie, non sottoposte ad alcuna verifica e spesso questi sedicenti predicatori sono degli infiltrati nei luoghi di culto, la cui missione è la diffusione di concetti di stato e di società nei quali prevalgano i dettami della sharia.

L’Ucooi, organizzazione che dichiara essere la più rappresentativa all’interno delle moschee italiane, rifiuta l’accettazione dei principi della Carta dei Valori così come sarebbero partoriti dalla collaborazione governo-rappresentanti delle comunità islamiche. Anzi, invece di sottoporre gli imam predicatori a verifiche sulla loro legittimità, preparazione e sul loro rispetto dei principi fondanti della nostra società, passa al contrattacco.

E’ di questi giorni la notizia di un corso per imam, insegnato da un certo Salem Shekhi, non certo un teologo moderato ma un esponente importante di una delle organizzazioni europee più estremiste, il Concilio europeo per la Fatwa e la Ricerca. Questa organizzazione ha uno statuto poco rispettoso dei principi fondanti le democrazie occidentali e proclama la superiorità dei precetti islamici sulle leggi dello stato e sulle democrazie. Va da sé che sostiene anche l’inferiorità e la messa sotto tutela della donna e la punizione con la morte degli apostati.

Se si voleva iniziare un nuovo corso negli insegnamenti religiosi tenuti nelle moschee e sviluppare una forma di collaborazione per facilitare una comprensione della civiltà occidentale da parte dei fedeli musulmani, per ora si è ottenuto l’effetto contrario. L’errore sta nelle premesse: si pensa che sia possibile dialogare con organizzazioni come l’Ucooi, per la quale i fondamenti della propria esistenza sono la separazione tra la comunità musulmana e le altre, la costruzione di un cammino di conflitto e l’eliminazione di qualsiasi ostacolo all’instaurazione del califfato. Chi ignora questi dati di fatto continuerà, nella migliore tradizione buonista e altermondista, a prendere in giro noi poveri occidentali, sempre più ubriachi di buone intenzioni basate sulla collaborazione ed il reciproco rispetto; il tutto mentre una nuova generazione di imam estremisti si forma davanti ai nostri occhi in una qualsiasi moschea.

Non neghiamo che sia difficile trovare le giuste modalità per evitare che questa nuova tendenza si espanda oltremodo nella comunità islamica, ma non siamo certo noi a dovere indicare la strada perché ciò avvenga. Chi dovrebbe farlo ha però bisogno di guardare la realtà senza fette di salame sugli occhi.

Ai proibizionisti diciamo: chi la fa l’aspetti

ubriaco.gif

Un servizio della trasmissione televisiva “Le Iene” ed alcuni articoli apparsi su quotidiani e periodici, ci raccontano l’insuccesso del provvedimento con il quale il Parlamento ed il Governo hanno proibito la vendita di alcolici dopo le 2 di notte nei “locali di intrattenimento“. Nelle discoteche e nei bar con musica dal vivo i gestori rischiano ora la chiusura da 7 a 30 giorni se sono sorpresi a vendere alcol fuori orario.

Le conseguenze nefaste di questo ennesima follia proibizionista non si sono fatte attendere. Ora molti avventori, per evitare di rimanere a secco, fanno “il pieno” prima dello scoccare dell’ora fatidica e si ritrovano più ubriachi che mai. Per chi invece vuole continuare fuori orario il consumo di whisky o champagne, sono stati sviluppati gli escamotage più fantasiosi: bottigliette mignon di vodka (anche portate da casa), cestelli di ghiaccio nei quali tenere in fresco le bottiglie ordinate pochi minuti prima della serrata o qualche minuto d’aria fuori dalla discoteca per rinfrescare l’ugola al baracchino o al bar adiacente.

Da che mondo e mondo proibire cose del genere non serve a nulla, anzi, questo caso ci insegna che certe misure possono avere un effetto boomerang. I politici spesso preferiscono mostrare i muscoli o introdurre misure che garantiscano un ritorno elettorale piuttosto che affrontare il problema in modo serio. Quindi niente massicce campagne di informazione e di sensibilizzazione nelle scuole o sui media per spiegare le conseguenze reali di un abuso di alcol, né iniziative di repressione serie contro chi, ubriaco fradicio, si mette tranquillamente alla guida a notte fonda.

La cosa desolante è che questo atteggiamento politico è trasversale. L’emendamento proibizionista è stato presentato da un parlamentare di An ma accolto dal governo e votato da una maggioranza che include maggioranza ed opposizione. Ora qualcuno pensa di metterci una pezza, come la senatrice di Alleanza Nazionale, Giorgia Meloni, alla quale fanno eco i ministri Bianchi e Turco, disponibili a rivedere il provvedimento. Vediamo che si inventano ma ci sembra che ci sia poco da fare.

Licenziamenti facili

forbice.jpg

I commenti seguiti al licenziamento dei 5 dipendenti fannulloni di Bolzano sono piuttosto sorprendenti. Di certo, da parte dei massimi esponenti della politica di sinistra nonché dei sindacati, non potevamo aspettarci dichiarazioni così bellicose nei confronti dei tanto amati lavoratori. Ed invece…

Il ministro del lavoro, Cesare Damiano dice che

«è giusto licenziare»

perché chi non svolge il proprio compito

«si prende gioco della collettività»; «ritengo molto giusto che, agendo in situazioni specifiche e documentate e applicando i contratti, nel caso di lavoratori pubblici più volte avvisati circa la necessità di compiere il proprio dovere, si arrivi anche al licenziamento».

Paolo Pirani, segretario confederale UIL dichiara pure che:

«Non c’è nessun modello Bolzano che debba fare scuola. C’è un modello fatto di leggi e di contratti, che vanno fatti rispettare per far funzionare la pubblica amministrazione e ridare dignità ai lavoratori».

È proprio vero che in questo paese solo la sinistra può fare le riforme. Accettare politicamente la possibilità di licenziare un dipendente solo perché lavora poco e male o, in modo reiterato, non si presenta sul luogo di lavoro e porta giustificazioni palesemente false, è una rivoluzione copernicana.

Attendiamo ora la reazione dei dipendenti e, soprattutto, il giudizio della magistratura. Questa è stata la protagonista principale di 40 anni di tendenze giurisprudenziali che hanno, di fatto, annientato qualsiasi tentativo da parte delle politica e degli imprenditori, di porre un limite alla dilagante inadempienza dei dipendenti, soprattutto nel settore pubblico.

Il comportamento dei giudici ci incuriosisce molto. Non dobbiamo dimenticare che in una larga parte della magistratura - un settore dello Stato - i fannulloni non mancano. Cosa succederà se i politici avvalleranno i licenziamenti anche nei Palazzi di Giustizia? O forse questa mossa politica è stata già negoziata in cambio di una immunità?

Purtroppo anche in questo caso dobbiamo registrare il fallimento della politica del lavoro da parte del Centro Destra. Dopo avere varato riforme come la Legge Biagi ed avere ridato all’occupazione la possibilità di tornare a crescere, il governo Berlusconi si è impantanato in un maldestro tentativo di abolizione dell’Art. 18, maldestro e mal riuscito. Il risultato è stato uguale allo zero.

Ora i politici della Casa delle Libertà, ormai scavalcati a destra dalle mosse del Ministro Damiano, tacciono e noi, poveri elettori, pure. Certo ci fa piacere vedere che, basta volerlo e basta applicare le leggi, le derive pericolose possono essere corrette anche in questa povera italietta. Ci duole registrare che gli attori di questo salutare cambiamento stiano sul fronte dove, un tempo, sedevano i parlamentari con il pugno alzato. Inammissibile.

L’Italia dei record

champagne.jpg

Nelle ultime settimane L’Italia sta cercando di riprendersi le posizioni perse in alcune classifiche.

Per esempio, nell’ambito dei diritti umani, ora può fregiarsi di appartenere al gruppo dei paesi peggiori del pianeta. La Cassazione ha recentemente confermato l’assoluzione di musulmani rei di avere picchiato la loro figlia con la motivazione che “viveva all’occidentale“. L’episodio si riferisce alle gesta di due genitori marocchini e del loro figlio, residenti a Brescia, che hanno picchiato e sequestrato la figlia Fatima, comportamenti ora legittimati per ragioni “culturali” dal massimo organo giudiziario del paese.

Nonostante il giudizio di condanna in primo grado, nel quale il tribunale aveva condannato i tre per avere “brutalmente picchiato” la figlia a causa delle frequentazioni del fidanzato non musulmano e, più in generale, per non avere vissuto secondo le abitudini tipiche della sua cultura, l’appello e poi la Cassazione hanno ribaltato il verdetto: anche se la ragazza era stata rinchiusa in casa, legata ad una sedia e poi picchiata, l’assoluzione dei carnefici è intervenuta

perché aveva avuto istinti suicidi, terrorizzata dalle possibili ritorsioni che la sua famiglia avrebbe sicuramente messo in atto, per avere incontrato un uomo invece di andare al lavoro“.

E dire che un illustre precedente avrebbe dovuto mettere in guardia i custodi dei nostri diritti di fronte alla legge…

Un altro ambito nel quale l’Italia sta invece recuperando posizioni preziose è quello dell’export. Avendo ormai saturato il mercato interno della criminalità organizzata, la ‘ndrangheta calabrese ha iniziato la sua marcia verso la conquista dei mercati esteri. E da dove avrebbe potuto cominciare se non da quello più ricco in Europa e cioè dalla Germania? Il settuplice omicidio di Duisburg mette in guardia i nostri partner: da oggi non potranno più fare i loro comodi ed esportate prodotti, tecnologie e servizi verso l’Italia, sperando così di mettere in crisi il nostro sistema socio-economico: per ogni milione di euro di squilibrio della bilancia commerciale, si prenderanno almeno un morto, di morte ammazzato.

Per non contare l’export di armi, arrivato nel 2006 alla soglia dei 2 miliardi. Nonostante le promesse elettorali di Prodi e la presenza di una cospicua frangia di parlamentari pacifisti nella maggioranza, Libia, Venezuela, Emirati Arabi Uniti, Colombia e Nigeria, sono fra i paesi che hanno acquistato dal nostro paese «bombe, siluri, razzi, missili, accessori, navi da guerra, apparecchiature per la direzione del tiro, armi, sistemi d’arma, munizioni, aeromobili»: ormai siamo al 6° posto nella classifica mondiale.

E’ interessante notare come, nel 2003, il governo Berlusconi avesse già ammorbidito le norme di controllo delle esportazioni di armi, eliminando l’obbligo di accompagnare le forniture con il certificato di uso finale, pensato per impedire le triangolazioni. Il governo Prodi ha fatto di meglio: prima non si potevano esportare armi in paesi colpevoli di violazioni di diritti umani, ora le violazioni devono essere “gravi.

Queste cose non devono sorprenderci: il nostro Presidente del Consiglio è un abile opportunista e non fa passare giorno nel quale sia la moglie che la botte non ricevano un colpo. Figuriamoci se Hamas, i campioni della violazione di ogni diritto dei cittadini palestinesi, organizzazione terroristica e criminale di primo piano nel pianeta, non poteva passare inosservata nei pensieri del nostro premier. Quindi, avanti con il dialogo. Tra criminali e pure un po’ sordi, a patto che l’Italia stia sempre in cima alle classifiche.

Chiudi
Invia e-mail