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Indulto: che manna!

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L’indulto è diventato una manna per molti politici e giornalisti. Basta che qualcuno parli di una banale scazzottata davanti al bar sotto casa mia e, oplà, è colpa dell’indulto. Per non parlare della situazione napoletana o degli omicidi efferati che avvengono ogni giorno dappertutto in Italia.

Chi la fa da parafulmine è Romano Prodi, che è il capo e quindi paga per tutti. Lui si difende e rimanda la palla nel campo avversario ricordando, a chi se ne fosse dimenticato, il voto di approvazione della norma svuota-carceri. Quel giorno, tranne una parte di An e della Lega, hanno votato tutti a favore. Eravamo alle porte della calura estiva e le carceri stavano scoppiando. Gli uni lo hanno voluto perché, essendo al governo, avrebbero dovuto gestire la patata bollente dei detenuti rivoltosi, gli altri perché si sarebbero presi le colpe di 5 anni di inedia sul tema.

Erano tutti d’accordo ma adesso non lo sono più. Fa eccezione quel sant’uomo di Gaetano Pecorella, avvocato, fedelissimo di Berlusconi, personaggio pacato ma dalle idee chiare. Lui lo rivoterebbe perché non c’era alternativa e sostiene che, a scapito delle notizie di cronaca nera in circolazione in questo periodo, le conseguenze del provvedimento sono trascurabili nella vita del paese. Ribadisce però che la misura non può bastare ma che ci vogliono riforme del sistema giudiziario e carcerario e anche investimenti.

Gli fa eco Giuliano Pisapia, altro sant’uomo, sacrificato sull’altare di Mastella il giorno della nomina del ministro della Giustizia. In più si è sobbarcato il compito di responsabile della task force che dovrebbe studiare la riforma della giustizia. Lui dice che l’indulto ci voleva e indica tra la riforme più impellenti l’introduzione delle pene alternative per molti reati minori perché la vera piaga sono le carceri e il danno che fanno sulle persone che delinquono, già problematiche di per sé. Pare che il tasso di recidiva degli ex carcerati arrivi al 70% in certe zone d’Italia.

Il Centro Destra si è giocato la partita dei detenuti in modo magistrale. Non ha fatto nulla per modificare il sistema giustizia e ha lasciato il peso e l’impopolarità di una situazione esplosiva sulla spalle del Centro-Sinistra. Paradossalmente, ha pure contribuito a peggiorare la situazione, per esempio con la legge Fini sulle droghe, causa di un aumento importante del numero dei detenuti, salvo poi contribuire in modo decisivo a formare la maggioranza per approvare l’indulto. E ora che il provvedimento è passato, pochi si ricordano che Forza Italia e l’Udc l’hanno votato in massa.

A osservare i politici si imparano tante cose.

Silvia Baraldini: il nostro sistema è in crisi

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Silvia Baraldini, ex terrorista, ex membro del partito eversivo negli Stati Uniti (Black Panther Party), condannata negli USA nel 1983 ad una pena cumulativa di 43 anni di carcere per concorso in evasione, associazione sovversiva e due tentate rapine ed ingiuria al tribunale. Estradata in Italia nel 1999, era agli arresti domiciliari dal 2001. Adesso è libera, dopo avere fatto richiesta di potere beneficiare dell’indulto e dopo che la procura generale e la Corte di Appello hanno esaminato i documenti relativi all’accordo con gli Usa, secondo il quale la Baraldini era impegnata a rinunciare al benefici passati, presenti e futuri offerti dalle leggi italiane.

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Cittadini immigrati o cittadini integrati?

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Qualcuno lo ha definito l’Armageddon dell’occidente, il 22 Agosto, data significativa nel calendario musulmano perché ricorda il volo notturno del profeta Maometto sul cavallo alato di Buraq, dalla Mecca a Gerusalemme, poi verso il Paradiso e di nuovo verso la Terra. In questa data era forse destinato ad accadere l’attentato degli attentati mentre ora potrebbe essere un qualsiasi giorno del calendario anche se i pericoli non sono ancora da considerare passati. La determinazione delle frange terroristiche è forte mentre quella dell’occidente a considerare il fenomeno per quello che realmente rappresenta, in modo pragmatico e scevro da ideologie, non lo è altrettanto. Già si levano i commenti e le considerazioni di chi vuole, a tutti i costi, cercare cause e originialtre“, per una minaccia tanto devastante quanto sottovalutata, della quale noi occidentali, per primi, dobbiamo considerare le responsabilità.

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L’indulto tra riforme ed effetti collaterali

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Dopo la firma dell’indulto il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano interviene ed indica il cammino che è ora necessario intraprendere:

«Il provvedimento di clemenza serve a lenire una condizione intollerabile di sovraffollamento e di degrado delle carceri. Ma ora bisogna ridurre la durata dei processi e rivedere il sistema delle pene».

A questo, aggiungiamo noi, dovrebbe seguire anche un progetto organico di riforma del sistema carcerario che miri ad evitare il fenomeno, molto diffuso nel nostro paese, del “rientro” e cioè della tendenza da parte degli ex-carcerati a continuare a delinquere.

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L’indulto passa al Senato

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L’indulto passa al senato in fretta e furia. A favore hanno votato 245 senatori, contrari 56, 6 gli astenuti. Il presidente di turno è stato nientemeno che Roberto Calderoli, quello della maglietta anti islamica, un campione di maratone visto che in un’ora e mezza è riuscito a gestire la bocciatura di 1.500 emendamenti. Alla fine, nonostante il suo partito, la Lega, fosse contrario a questo provvedimento, il vicepresidente del gruppo dell’Ulivo al Senato, Luigi Zanda, si è complimentato con lui per la “brillante conduzione dell’aula”.

Il ministro della Giustizia Clemente Mastella tranquillizza tutti dichiarando che Erika e Pietro Maso non escono (subito) dal carcere. La discesa in piazza del ministro Di Pietro non è servita e lui ribadisce che di questa scelta sbagliata pagheremo a lungo le conseguenze. Il Vaticano per bocca del cardinale Raffaele Martino si dice soddisfatto e i carcerati di Regina Coeli pure. Pare anche Previti.

Adesso aspettiamo l’amnistia. Per le riforme scommettiamo che andrà a finire a tarallucci e vino. (qui il video ANSA)

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