8 milioni di che?

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Back to il “Partito del Popolo” (o delle Libertà?). Avevamo parlato della mania di creare contenitori. Di per sé non è un peccato mortale, a condizione che il sistema elettorale permetta una selezione per eliminare la maggior parte dei partitini. Il peccato è il contenuto. Ai cittadini, quello interessa: cosa li aspetterà sui temi economici, sociali, etici o sulla politica estera? Quale futuro per i loro figli? Non si sa.

Il nuovo partito dice di volere “libertà” ma nascerebbe sulle ceneri di una coalizione che di riforme liberali ne ha fatte pochissime, mancate tante e toppate pure (vedi la riforma del sistema elettorale, quanto di meno liberale ci possa essere). Inoltre propone alla maggioranza un dialogo per una nuova riforma elettorale, fatta la quale si andrebbe a votare. Ma perché Berlusconi vuole riformare il sua sistema? Allora lo dica, chiaramente: il mio sistema è una schifezza.

Abbiamo fatto una piccola ricerca, qui e là, sulla raccolta di firme perché, francamente, dopo i 3 milioni raccolti dalla sinistra per le primarie del PD, 8 milioni di adesioni sono un po’ tantine, pure se a chiamare a raccolta è Berlusconi. E infatti qualche dubbio c’è, anzi più di un dubbio. Senza contare le figuracce televisive.

Dobbiamo infine riconoscere che aveva ragione Luigi Castaldi a pretendere l’esautorazione di Daniele Capezzone da Direttore Politico di LibMagazine. Ha avuto ragione anche quando, dopo poche ore dalla sua nascita, è uscito da Decidere.net. Capezzone è persona intelligente, molto intelligente e preparata. Molto preparata a buttarsi nel fuoco per il suo nuovo datore di lavoro, insomma, a prostrarsi, senza neanche battere ciglio.

Come Castaldi, ce ne andiamo da Decidere.net, solo più in ritardo. Siamo un po’ ritardati, lo ammettiamo.

Hat tip: Sgembo

Casbah

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La Casbah, nel nostro immaginario, doveva trovarsi solo in luoghi dominati da minareti, con clima caldo e secco e tante donne dal viso nascosto. Per questo siamo rimasti basiti nel leggere l’articolo di Filippo Facci, apparso circa un mese fa sul blog Macchianera.

Il quadro è desolante, soprattutto perché l’autore descrive una verità cruda, reale e dimostrata con cifre incontestabili. Alcuni commenti critici tentano di dimostrare la vena razzista del giornalista, apparentando la comunità islamica ai negri ed ai meridionali. La teoria è semplice: i diversi ci sono sempre stati, anche ai tempi dei calabresi operai nelle catene di montaggio della Fiat. Fanno paura e quindi, quando si parla dei “nuovi” diversi, i musulmani, si ripercorrono i soliti luoghi comuni, triti e ritriti. Ma alla fine, vedrete, il tempo darà ragione ai buonisti terzomondisti e tutti ci ritroveremo reciprocamente integrati.

Facci, invece, pur non facendo previsioni, usa la descrizione della realtà per spiegarci come ci troviamo di fronte ad un fenomeno nuovo. Prima di tutto i numeri sono impressionanti e poi i negri e i meridionali non hanno mai tentato di imporre il loro modello sociale. I musulmani tengono sotto tutela le donne e non permettono a nessuno di cambiare religione. L’obbiettivo di alcuni dei loro più potenti imam è quello di guidare l’emigrazione musulmana verso il “trionfo”. Tanto per fare qualche esempio.

Non ci risulta che i calabresi abbiano mai voluto “calabresizzare” Torino o Milano. Non lo hanno fatto né ci hanno provato quando sono emigrati in altri paesi. Forse perché non sono musulmani o forse perché avevano altro a cui pensare: nel mondo musulmano, invece, l’impressione è che si viva una specie di ossessione, che la gente si senta accerchiata dal demone occidentale e debba per forza abbatterlo, pena la propria estinzione.

La casbah si trova quindi a Milano. E, a pensarci bene, anche in questa città i minareti cominciano a spuntare come i funghi, il clima non è più cosi freddo e umido come qualche decennio fa e le donne dal viso nascosto circolano ormai ovunque. Ma spesso non ce ne rendiamo conto, non vogliamo crederci, quasi che la cosa non ci riguardi.

Vogliamo qui riconoscere i meriti di Filippo Facci. Nel panorama del giornalismo italiano, spesso costellato di personaggi melensi e di opportunisti, ci sembra che lui non abbia paura di perdere il posto e che fornisca all’ignaro cittadino un’informazione ed un punto di vista spesso fuori dagli schemi e molto veritieri. Ci sentiamo di condividere quasi sempre le sue posizioni e, per questo, da oggi si trova al primo posto tra i nostri preferiti del mondo giornalistico. (vedi profilo).

Il “Partito del Popolo”, “ma anche” delle Libertà?

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Qualche tempo fa pensavamo che l’Italia avesse una possibilità e che l’uomo adatto a dare un’energica sterzata potesse guidare il paese fuori dalla palude. Qualche tempo dopo abbiamo dovuto ammettere che l’azione dell’uomo era stata insoddisfacente, sia a causa dei veti incrociati degli alleati che della sua incapacità a perseguire con tenacia una politica di riforme liberali. Recentemente abbiamo dato credito allo stesso uomo e alle sue infinite capacità, scommettendo sul successo di una politica di opposizione, che avrebbe potuto far tesoro degli errori passati.

Il credito si è esaurito velocemente. Ad un anno e mezzo dall’elezione del Centro Sinistra al governo, dall’opposizione non abbiamo sentito che ritornelli: prima quello del furto, delle elezioni truccate e poi quello della sicura caduta del governo Prodi. Ora siamo alle porte dell’inverno e il freddo non ci ha portato né una revisione dei risultati delle elezioni né tanto meno una caduta di Mortadella. Anzi, il risultato è ormai lontano nella memoria degli italiani e, con l’approvazione della finanziaria, Romano e i suoi “Prodi” hanno passato il test decisivo di sopravvivenza. Dall’altra parte, non un accenno ad un programma alternativo di governo, non una parola su qualche riforma liberale, in un paese dove ormai i cittadini non hanno più neppure la libertà di uscire di casa senza ricevere una botta in testa ed essere rapinati.

Invece Silvio Berlusconi ha fondato un partito. Ora, quindi, abbiamo capito il suo silenzio sui programmi e le riforme: era troppo impegnato a riflettere su come salire sul palcoscenico, dopo che la sinistra aveva definitivamente dimostrato di non avere intenzione di cedere le armi tanto facilmente. Silvio è salito sulla scena da par suo, con un colpo di mano, anzi, di spugna. In un attimo ha cancellato gli schemi e le alleanze con gli altri partiti della Casa delle Libertà e cerca di catalizzare i voti neo-centristi, sulla pelle di Forza Italia.

La scorsa estate aveva già annunciato il progetto e poi l’aveva smentito. Pensavamo che l’avanzata dei battaglioni di Michela Vittoria Brambilla fosse una mossa con scopi di deterrenza. Avevamo definito l’eventuale veridicità dell’intenzione una cosa ridicola. E così la definiamo ancora.

Ormai la politica italiana si è definitivamente incapsulata nei contenitori. Nessuno rischia più di dichiarare con onestà cosa sia necessario fare per rilanciare il paese, per farlo uscire dalla spirale di decadenza e di impoverimento. Nessuno si azzarda più a parlare di “contratti”, di prendere impegni e di affermare cose impopolari. Tanto meno Berlusconi o Veltroni.

Tutti però, fondano partiti, creano contenitori. In una seconda repubblica, risorta dalle ceneri della prima, con lo scopo di eliminare la frammentazione partitica, i partiti proliferano più che mai. Le formule sono regine ma quale sia il risultato della loro soluzione, nessuno lo dice né lo sa.

Veltroni è stato soprannominato il signor “ma anche” e ha creato il contenitore PD, Berlusconi si rassegna all’evidenza della coriacità di Prodi e crea nientemeno che il contenitore “Partito del popolo” di Pepponiana memoria.

Certo è che alla liberta di creare partiti senza programmi né intenzioni, si dovrebbe dare un limite, creare una specie di contingente, come le quote degli immigrati. Ma se così si facesse, state pure certi che qualcuno si inventerebbe una manovra elusiva per aggirare il limite. Invece dei partiti, creerebbero i partitini. Anzi, gli pseudo-partiti. I partitini ci sono già, piccoli piccoli, infimi, infimi. Ignobili.

Hat tip: Inyqua, Watergate, BeppeGrillo, The Mote in God’s Eye

Caso De Magistris: la verità è oltre le apparenze

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Libero Pensiero ci ha azzeccato. Chi pensa che la vicenda del Procuratore De Magistris sia una evento dove magistratura e politica si affrontano, non guarda lontano, anzi non abbastanza vicino. La disfida è all’interno delle diverse fazioni della magistratura e, per quanto riguarda De Magistris, assistiamo da un po’ di giorni ad una alleanza con un giudice, Valentina Forleo. Perché questa faida si acuisce in questo periodo?

Ci sono due ragioni: la prima è la teoria delle due magistrature. I tribunali calabresi ne sono un esempio lampante. Dice il segretario della Anm, Lelio Rossi:

C’è una magistrature burocratica, timida verso il potere, ossequiente e talora connivente e un’altra, spesso incarnata dai magistrati più giovani, animata da una genuina tensione ideale e dall’ansia di affermare legalità e uguaglianza per cambiare lo stato della cose esistenti“.

Ovviamente, interrogati, tutti i magistrati dichiarerebbero e dichiarano di appartenere alla seconda categoria. Peccato che, invece, molti di loro appartengano alla prima. A voi decidere l’appartenenza di De Magistris.

Il secondo elemento è la concomitanza di queste faide con la data del 31 marzo 2008. Entro questo termine dovranno essere definiti i destini dei primi 100 magistrati i quali, a causa dei provvedimenti inseriti nella passata finanziaria, saranno trasferiti in una girandola di avvicendamenti per i quali tutta la magistratura si trova in subbuglio. Conoscendo i personaggi, sono iniziate le lotte, le alleanze per riposizionare chi conta laddove si possano mantenere intatti gli equilibri di potere. Da qui l’appoggio della Forleo di turno a De Magistris, dietro il quale si nasconde un non improbabile quanto segreto accordo.

Se però pensiamo che le agitazioni mediatiche, le minacce e le accuse lanciate dai due magistrati siano una bolla di sapone, pronta a dissolversi una volta passata la tempesta, sbagliamo. Ciò a cui assistiamo è uno spettacolo decadente dove dei magistrati, tenuti ad una ferrea riservatezza di ordine deontologico dalla loro missione essenziale nella vita di un paese, si permettono di intervenire a ripetizione e senza contradditorio durante trasmissioni seguite da milioni di spettatori. In questo loro show, contribuiscono a dare del Ministero della Giustizia un’immagine distorta e tendenziosa, strumentalizzando le loro vicende per fini ignorati dalla quasi totalità degli sprovveduti telespettatori.

Oggi sappiamo con certezza che Berlusconi non conta più niente in questo paese. La notizia della sua piena assoluzione nel processo SME è passata quasi inosservata sui giornali e è stata ignorata in televisione. Così come sono state ignorate le disavventure di Clementina Forleo, vittima sacrificale dei poteri, costretta a rinunciare alla scorta dei Carabinieri dei quali non si fida: infatti nessuno le chiede conto, nelle interviste, della dissoluzione dei suoi incredibili teoremi con i quali ha, volutamente, confuso lucciole per lanterne, assolvendo come “resistenti” dei terroristi con il pedigree.

Filippo Facci cita dei dati inquietanti: il 55,8% degli italiani ritiene che la magistratura agisca per fini politici, il 66,4 che non sia imparziale e il 46,3 che i magistrati non meritino alcuna fiducia. Una ragione ci sarà. A noi bastano le esperienze allucinanti avute in passato nei tribunali italiani dove, spesso, ci siamo chiesti se i giudici avessero almeno letto le memorie scritte dagli avvocati e ci siamo dati una risposta che potete ben immaginare.

La sinistra e le norme d’emergenza

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Walter Veltroni si è imposto. In una improvvisata conferenza stampa tenuta in Campidoglio ha detto chiaramente che non c’è tempo e che il decreto sicurezza deve essere gestito come una misura di emergenza, quindi con un decreto legge. Detto fatto. Il governo approva il provvedimento sulle espulsioni, costruito ad hoc per la criminalità romeno.

L’approvazione del Consiglio dei ministri riprende, senza modifiche, le norme sulle espulsioni previste dall’articolo 14 del quarto Ddl del pacchetto sicurezza approvato dal Consiglio dei Ministri. Il decreto attribuisce al prefetto il potere di allontanamento dal territorio nazionale di cittadini comunitari, sulla base della direttiva UE, per motivi di pubblica sicurezza. L’allontanamento resta di esclusiva competenza del ministro solo per i cittadini dell’Unione che soggiornano in Italia da più di dieci anni o sono minori e per motivi di ordine pubblico o di sicurezza dello Stato.
Veltroni aveva già ammesso che “prima dell’ingeresso dei romeni nella UE, Roma era una città più sicura“. Ora però si contraddice e, invocando l’urgenza di misure emergenziali, dice che dovevano essere prese già nel 2001. Non si capisce quindi se il problema risale ad allora o a quest’anno, dopo l’entrata dei romeni nella comunità. Il buon Walter forse non ricorda che il governo Berlusconi aveva varato le norme Bossi-Fini, architettate proprio sui rimpatri. Queste prevedevano l’immediata espulsione anche dei cittadini con permesso ma senza lavoro.
Il problema però non è questo ma la magistratura. Il tentativo di costruire un meccanismo giuridico con il quale lo straniero che non rispetta determinati requisiti possa essere allontanato dall’Italia e rimpatriato, si è sempre scontrato con una linea politica di ultra sinistra. A boicottare questa impostazione, ci hanno pensato i magistrati, inventandosi teoremi alquanto dubbi per annullare i decreti di espulsione.

Ora, invece, la sinistra tace. Il gioco si è fatto pesante e i media non aspettano altro che i cadaveri di qualche inerme cittadino massacrato da romeno di turno per suonare la grancassa. Purtroppo i cadaveri abbondano e quindi, senza neanche troppe sorprese, ci ritroviamo ad assistere al concerto dei muti. I terzomondisti hanno deciso che la Romania, dal gennaio di quest’anno, è un paese occidentale e capitalistico, insomma: è uscita dalla lista dei paesi poveri. Nessuno si azzarda a contestare norme piuttosto insolite e “di destra”, visto lo sconcerto e la paura degli elettori, anche quelli di sinistra. Il che ci fa pensare alla malafede di chi, utilizzando slogan e schemi ideologici ormai passati di moda, ha insistito per anni sulla necessità di essere clementi, di dialogare e di risolvere i problemi della povertà. Sono bastati l’aumento dei morti ammazzati delle rapine e un elevato rumore mediatico per far crollare tutto.
La cosa certa è che il problema si poteva prevedere. Alcuni paesi l’hanno fatto in Europa e i lì per i cittadini romeni non è possibile circolare senza un controllo alle frontiere. I politici di sinistra non capiscono che l’antipolitica avanza e che con i loro tardivi interventi non fanno altro che peggiorare la situazione, dando ragione a chi, prima di loro, aveva sollevato il problema.

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