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Facciamoci una “doverosa obiezione di coscienza”

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A chi sostiene il diritto della Chiesa di intervenire nelle cose pubbliche, ora poniamo una domanda: dopo che il Papa ha chiesto a medici, infermieri (e vabbè…), ai politici e ai giudici una “doverosa obiezione di coscienza” quando siano coinvolti nella tutela della vita umana individuale, cosa è necessario fare nel caso ciò comporti la violazione delle leggi dello Stato?

Ai destinatari di codesto invito papale, poniamo un’altra domanda: se la propria coscienza li portasse a negare la legittimità dell’intervento della Chiesa in direzione della violazione di una legge della Repubblica, cosa farebbero?

Non è un mistero che l’autore di questo blog non sia cattolico e che non sopporti facilmente molti atteggiamenti della Chiesa su questioni etiche e sociali e, più in generale, il suo dogmatismo. Ma ogni giorno di più l’autore di questo blog sviluppa un’empatia verso molti cattolici, sempre più schiacciati tra le posizioni anacronistiche di questo papato e la realtà della loro vita sociale, professionale ed affettiva.

Pensiamo, ad esempio, ai cattolici omosessuali, che ora scoprono essere pervertiti, malati e deviati. Oppure ai medici e agli infermieri, già troppo impegnati con scelte difficili quando si trovano davanti a certi drammi della vita, a giovinette in stato di gravidanza con situazioni socio-famigliari che non possiamo neanche immaginarci; più in generale, a scelte etiche e professionali legittime da un punto di vista giuridico e deontologico, ma totalmente censurate da chi rappresenta su questo mondo la legge divina in cui credono.

Pensiamo che questa Chiesa stia creando una generazione di cattolici sempre più in crisi, dubbiosi, disorientati, che non sanno più a cosa e a chi credere. La nostra modesta opinione è che Papa Ratzinger abbia in mente una selezione “eugenetica“, per perdere tutti i cattolici non abbastanza “fedeli” e portare su posizioni più radicali i “fedelissimi“. Per fare cosa, poi? Forse per l’adunata nel fortino del Vaticano, quando scoccherà l’ora dell’ultima battaglia contro il nemico islamico. Sennò perché tutto ciò?

Luca Volontè beve liquido amniotico

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laRepubblicadà la notizia del momento: Luca Volontè accusa Premier e Ministri di omicidio!

Welby è morto: è l’ora degli sciacalli

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Piergiorgio Welby quando stava bene

Dopo avere scritto un articolo su Giorgio Welby ma solo per manifestare la nostra solidarietà e per chiarire da che parte stiamo, avevamo pensato di attendere gli eventi. Che ora sono precipitati. Giorgio Welby è morto, aiutato da persone misericordiose, ma il bello viene ora. E’ l’ora degli sciacalli.

Grazie a Chiara Lalli e Giuseppe Rigalzi, a Inyqua e a Malvino, sappiamo che lo sciacallaggio in politica può arrivare a limiti inaspettati anche per un paese come l’Italia, dove la politica assomiglia più ad un’operetta da avanspettacolo.

Ora c’è la caccia al medico, dietro la quale si cela la caccia a chi potrebbe decidere che la morte di Welby non sia da dimenticare, che questo caso abbia fatto emergere una volta per tutte questioni da affrontare e non più da ignorare.

La questione Welby era semplice: se uno di noi è ammalato senza speranza ma può alzarsi ed uscire da un ospedale rifiutando le cure e anche contro il parere dei medici, nessuno potrà obbiettare qualcosa. Anche se questa decisione porta dritta alla tomba in tempi brevi e senza cure. Ma se qualcuno è sottoposto a dei trattamenti dai quali non si può sottrarre perché impossibilitato, come Welby, in barba ai suoi diritti individuali, sacri ed inalienabili, chiunque lo aiuti ad interrompere le cure ed a morire, è passibile di una condanna fino a 15 anni di carcere.

Ora che questo è successo ed invece di lasciare che, eventualmente, la giustizia segua il suo corso c’è chi ha deciso di fare opera di sciacallaggio politico sulla memoria di Pergiorgio Welby e di utilizzare questo caso come clava nell’arena politica. Evidentemente il fascino ed il sapore del voto cattolico superano qualsiasi ragionevolezza.

E quindi abbiamo Alfredo Mantovano (AN) che punta il dito contro i criminali che “uccidono per propaganda politica allo scopo di invocare una legge che generalizzi la morte” (generalizzi la morte, chissà poi che vuol dire…), oppure Domenico Di Virgilio, responsabile sanità di Forza Italia (il nuovo partito, la nuova Forza Italia, se continua così non li votiamo più), che sostiene la necessità di prendere provvedimenti contro il medico: “va sottoposto a procedimento da parte degli organi competenti, sia professionali che giuridici“. Nota, badate bene, sottoscritta anche dalla Gardini, la Ceccacci e la Carlucci, tra le altre (chissà perché tante donne, boh). Lasciamo stare la Binetti perché alla fine ci interessa di più lui, il sommo, “l’individuo dalla carità pelosissima“, come l’ha definito qualcuno: Luca Volontè, il quale chiede l’arresto dei “colpevoli di questo omicidio“.

E noi facciamo come hanno fatto gli amici Inyqua, Jinzo e Malvino: scriviamo una mail a Volontè, al suo indirizzo alla Camera dei Deputati, volonte_l@camera.it. Scrivete anche voi, anche se siete d’accordo con lui, alla fine facciamo la conta così forse, emigra. E non dimenticatevi di leggere questo articolo, altissimo, di Alexis.

Trackbacked to: TheRightNation

Unioni di fatto: un approccio liberale

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Un noto politico non sospettabile di essere un liberale accanito dichiara:

«Sono il segretario del (un partito del quale non riveliamo il nome, per il momento ndr), non del Vaticano. E parlo anche con i monsignori ma preferisco parlare con i preti delle parrocchie e con i fedeli. I quali sanno bene, come lo so io, che se quello delle unioni di fatto non è certo, per un cattolico, un modello da seguire, la concezione liberale dello Stato ci impone di rispettare stili di vita diversi dal nostro e di fare un modo che chi li pratica sia dotato dei diritti che hanno tutti i cittadini. La nostra coscienza di cristiani di impone di essere più misericordiosi degli altri verso chi si trova in condizioni di maggiori difficoltà».

Continua:

«I cattolici non fanno politica per realizzare il Vangelo ma per amministrare meglio i diritti di tutti, anche dei non cristiani. Che vanno rispettati. Imporre l’indissolubilità del matrimonio non p un atto né liberale né cristiano…rifiuto il modello Zapatero ma anche quello clericale di Udc e Margherita.»

E ora sulle le unioni di fatto:

«Le unioni di fatto sono, appunto, un “fatto” e possono essere o lasciate al caso o disciplinate. Se due persone vivono da anni assieme e sono migliaia, non è un capriccio ma una scelta che va rispettata e disciplinata per rendere loro la vita più serena…Non voglio equiparare la unioni di fatto alla famiglia naturale fondata sul matrimonio, ma la proposta Pollastrini, che vuole riconoscere loro dei diritti, è giusta. Del resto, se per un cattolico osservante è vietato mangiare carne di venerdì santo, nessuno di noi s’indigna se il vicino di casa la consuma. »

Un flash-back:

«E vorrei ricordare che già sul referendum sulla procreazione assistita la Cdl sbagliò, schierandosi per l’astensione. Tra l’altro, perdemmo molti voti alle politiche, con quella scelta.»

Questo leader politico si esprime rappresentando esattamente il nostro sentire su questo tema e ha un approccio invidiabile al tema del liberalismo, della libertà di scelta dell’individuo e al rapporto con le gerarchie ecclesiastiche. Vorremmo che la sua non fosse una voce isolata. Nella Casa delle Libertà purtroppo lo è. Silvio Berlusconi ha dato libertà di coscienza ai suoi, per rispettare la componente laica, ma sostanzialmente, pare che la pensi come i cattolici del suo partito.

Lui, invece, non rinnega le sue radici cattoliche, ha un alto rispetto della laicità dello Stato, rileva pragmaticamente il “fatto” delle unioni extra-coniugali e sostiene la possibilità di scelta sia per chi vuole costruire una famiglia tradizionale che per chi vuole semplicemente convivere.

Ma chi è costui? Provate ad indovinare.

p.s. se andiamo avanti così, dopo una lunga assenza, nell’urna torneremo a votare il suo partito.

Attentati clericali

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Questo Papa è incontenibile. Non facciamo a tempo a scrivere che lui rincara la dose.

“Benedetto XVI denuncia “lo scempio” che, nella nostra società, si fa del “diritto alla vita”. Nel Messaggio per la Giornata mondiale della Pace (1. gennaio 2007) Papa Ratzinger parla con dolore delle morti silenziose “provocate dalla fame, dall’aborto, dalla sperimentazione sugli embrioni e dall’eutanasia”. E si chiede: “come non vedere in tutto questo un attentato alla pace?”. (fonte Ansa)

Parliamo delle morti, Santo Padre.

Per esempio di quelle provocate dalla fame, data principalmente dall’esplosione demografica, in molti parti del mondo alimentata dalla “politica” della Chiesa in tema di uso dei mezzi contraccettivi.

Per esempio quelle provocate dagli aborti, gravidanze non volute, spesso conseguenze dell’ignoranza di giovani ed adulti, alle quali la Chiesa, con le sue politiche anti-abortiste per lo più “astensionistiche” sui rapporti sessuali, inconsapevolmente contribuisce.

Sugli embrioni e sull’eutanasia c’è poco da dire. Le posizioni sono distanti ed inconciliabili.

Sull’attentato alla pace, pare assodato che l’unico vero antidoto contro le guerre siano i sistemi di stato democratici, non esattamente quello che lei rappresenta con le sue gerarchie vaticane.

Per cui se di minaccia si può parlare e di responsabilità, Santo Padre, si faccia un esame di coscienza, si consulti con gli esperti, quelli veri, e scoprirà che una delle cause principali delle guerre e dei genocidi in questo periodo storico è l’esplosione demografica, della quale la Chiesa porta spesso pesanti responsabilità.

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