Mia moglie vuole due cognomi, anzi tre. Io sono d’accordo

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Oggi ho comprato la Stampa e ho letto l’articolo di Chiara Saraceno e le sue critiche a Marcello Pera. Pera aveva scritto un articolo sullo stesso quotidiano, criticando e dissentendo su un disegno di legge di prossima discussione in Senato. L’argomento è la possibilità di attribuire al figlio, con dichiarazione revocabile, il cognome del padre oppure della madre oppure di entrambi.

Apriti cielo. Nonostante una sentenza della Corte Costituzionale - la quale ha stabilito che

«l’attuale sistema di attribuzione del cognome dei figli è retaggio di una concezione patriarcale e di una tramontata potestà maritale»

- i “laicisti” (termine usato dal senatore con intento chiaramente dispregiativo), hanno stabilito che bisogna cambiare la tradizione.

Ovviamente la tradizione non si può cambiare, secondo Pera. Guai a cambiare la tradizione. Ma, in fin dei conti, di che stiamo parlando? Non certo di sfasciare l’istituzione della famiglia, quanto, eventualmente, di affermare un principio di libertà e di uguaglianza tra la moglie e il marito, anche dal punto di vista del cognome.

Come ha fatto notare la Saraceno, nella cattolicissima Spagna

«la trasmissione del doppio cognome - materno e paterno - è antichissima e rimane tuttora. Nel passato era un uso rinvenibile anche in alcune zone della Sardegna. In entrambi i casi, certamente non per qualche intervento diabolico dei laicisti, che ormai sembrano aver sostituito i comunisti nel ruolo di mangiabambini nell’immaginario teodem e teocon. E senza che ciò provocasse particolari indebolimenti all’istituto familiare e alle singole famiglie».

Oplà! E ora come la mettiamo?

Pera cerca di prendere i lettori per fessi e scrive che

«Oggi la donna che si sposa perde il proprio cognome e prende quello del marito».

Sinceramente non sapremmo se si riferisca veramente all’Italia. Come fa notare la Saraceno,

«Qualcuno dovrebbe informare Marcello Pera che, contrariamente a quanto da lui sostenuto…, in Italia le donne sposandosi non perdono il proprio cognome, ma aggiungono al proprio quello del marito. E sia professionalmente che da un punto di vista amministrativo è il loro cognome da nubili quello che conta. Perciò in famiglia ci sono già due cognomi, anche se “il cognome di famigliaè solo quello del marito».

Ma tant’è.

Ma Pera insiste:

«Torniamo ora dalla sostanza al nome. Se si obbliga la donna che si sposa a perdere il proprio cognome (o viceversa), si viola il principio di uguaglianza. Ma se si introduce il cognome doppio e se ne affida la trasmissione alla discrezionalità dei singoli, si rischia di violare il principio dell’unità e unilinearità della sostanza familiare».

E daje. Il senatore è convinto del fatto che la donna, sposandosi, perda il proprio cognome. E non ammette il diritto ai “singoli” di decidere con discrezionalità la scelta del cognome doppio. E’ ovvio che un ateo deciso a considerare la famiglia prima di tutto una «società naturale», non può ammettere la possibilità di autodeterminazione e di libertà dell’individuo nella scelta del cognome. Se siamo a questo punto, figurarsi altre scelte.

Fortunatamente, nel panorama desolato della stampa italiana esistono quotidiani come la Stampa. Ospitano i Pera come le Saraceno e danno la possibilità di giudicare lo stesso tema da due angolazioni opposte.

Quanto alla famiglia, Marcello Pera dovrebbe rilassarsi un po’. Siamo convinti che la nascita ed il consolidamento di altre forme di unione, così come i cambiamenti della tradizione non costituiscano un pericolo per l’esistenza dell’istituto famigliare. Anzi, semmai lo rafforzano. Ma, si sa, quando i propri punti di riferimento sono troppo intrisi di dogmatismo, la paura è tanta.

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Ma lui sta nel partito alleato alla Casa delle Libertà?

Siamo dispiaciuti

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I grandi sconfitti di questo week end sono i DS. Né di qui né di là, sono scomparsi. Non hanno avuto il coraggio di difendere i Dico né quello di andare al Family Day. E’ ovvio che in queste condizioni qualsiasi tentativo di approvare norme che regolino le coppie di fatto non può avere successo. E’ altrettanto ovvio che l’elettorato cattolico fa paura e le stime (a nostro avviso errate) sui pericoli della sua perdita sono elevate.

La sinistra laica esce pesantemente sconfitta da questa tornata elettorale, questo referendum paragonabile a quello sulla procreazione assistita. Almeno in quel caso si trattava di una consultazione prevista dalla legge, qui, invece, si tratta di una consultazione abusiva. Ma consultazione resta.

Chi avrà ora il coraggio di continuare con questo progetto di legge? Chi nella sinistra, estrema o meno, se la sentirà di continuare un dibattito parlamentare con il centro cattolico della coalizione? E chi, nella Casa delle Libertà, oserà esporsi per sostenere le coppie di fatto dopo che anche Silvio Berlusconi ha dato manforte alla Chiesa cattolica e a Savino Pezzotta? Nessuno.

Qualcuno tenta ancora di difendere Berlusconi dopo i suoi comportamenti di questo ultimo fine settimana. Si dice che lui

«ha proposto da mesi di utilizzare gli strumenti del codice civile, migliorandoli se necessario: in altre parole tipizzare un contratto, senza imitiare un istituto - il matrimonio - nato storicamente per l’unione tra uomo e donna, senza che questo sia contro nessuno.»

Se l’ha fatto, la sua è stata un’iniziativa encomiabile. Peccato che le proposte siano rimaste tali e che ad esse non siano seguiti, da parte sua, posizioni forti ed indignate come quelle nei confronti della legge sul conflitto d’interesse o del decreto Gentiloni. Chissà perché. E chissà perché poi sia andato in piazza a fianco dei preti, di Buttiglione, Volontè e di chi odia gli omosessuali.

Questa manifestazione è stata, pur se indirettamente, un altro esempio della forza che la Chiesa cattolica riesce ad esprimere quando esercita un’ingerenza sulla vita politica del paese. Nei paesi islamici dove non esiste una separazione tra Stato e Chiesa non c’è bisogno di ingerenze, perché la vita sociale è regolata dalla sharia. Da noi i meccanismi sono più sottili e ci danno l’illusione di funzionare in un ambito democratico. Tuttavia gli italiani, soprattutto i cattolici, dimenticano che il Vaticano è uno Stato sovrano i cui rapporti con lo Stato italiano sono regolati dal Concordato e che vive grazie ad oltre un miliardo di euro versati dai cittadini nelle sue casse. A casa nostra questa si chiama appunto “ingerenza“, da non confondere con la libertà di esprimere le proprie opinioni.

Siamo dispiaciuti per i molti cattolici liberali contrari alle manifestazioni oceaniche della sinistra che avevano lo scopo di intimidire l’azione di governo. Siamo dispiaciuti che questa manifestazioni sia sostenuta dagli stessi cattolici, inconsapevoli di costringere una minoranza di milioni di italiani, eterosessuali e non, a tornare nelle caverne. Siamo anche dispiaciuti per i cattolici, elettori della Casa della Libertà, omosessuali, eterosessuali che vivono un rapporto di coppia e si trovano oggi senza qualcuno disposto a considerare le loro istanze.

Siamo dispiaciuti per questo paese in decadenza, nel quale sta prevalendo una nuova forma di anti-modernità.

Ieri il Family Day. Oggi un addio

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Il Family day, la traduzione inglese di “Giorno della famiglia” (chissà perché poi…) si è concluso. Ci volevano le parole di un sindacalista come Savino Pezzotta per descriverci l’ondata oceanica di partecipanti: “un milione e mezzo” (…). D’altra parte non poteva che andare così, visto che destra e sinistra si erano messi d’accordo con gli organi di comunicazione vaticani per sostenere un’iniziativa propagandistica degna di una campagna elettorale.

La nostra posizione su questo evento non l’abbiamo mai espressa e non lo faremo oggi perché a farlo meglio di noi ci ha pensato Daw. Chi scrive è un uomo sposato per la seconda volta, crede nell’istituto della famiglia ma soprattutto vorrebbe che lo Stato adempisse al suo dovere di regolare giuridicamente comportamenti sociali che non si possono ignorare. E crede che dovrebbe farlo prendendo atto delle realtà, senza pregiudizi né discriminazioni.

Per noi questo è un giorno triste che accompagna un sentimento di abbandono. Ci sentiamo sempre più lontani da questa destra e dal suo leader. Silvio Berlusconi ha scelto il modo peggiore per schierarsi. Dopo avere preso a pretesto una vignetta come scusa per da man forte alla Chiesa cattolica, con la quale sembra essere legato da un patto d’acciaio, dichiara:

«I cattolici di sinistra sono in una contraddizione insuperabile. Non si può essere allo stesso tempo cattolici - e come tali riguardosi della dottrina della Chiesa e dei suoi insegnamenti su varie questioni - e stare invece con chi è frontalmente dall’altra parte».

Parole sconcertanti e senza senso.

Non è possibile recriminare sugli attacchi alla Chiesa, sui paventati tentativi di mettere la museruola ai cardinali e poi sostenere il divieto per chi sta a sinistra di stare con chi è “dall’altra parte“. Ma poi, che vorrebbe dire “stare dall’altra parte”? Forse che qualcuno a sinistra vuole l’eliminazione fisica della Chiesa? O norme che cancellino l’istituto della famiglia come è concepito nel nostro ordinamento?

Piuttosto, Cavaliere, ci dovrebbe spiegare con quale coerenza lei partecipa ad una manifestazione di questo tono quando la sua storia personale le consiglierebbe, quantomeno, di starsene in disparte: lei è divorziato, non rispetta la sua famiglia perché si premura di non nascondere i suoi tradimenti coniugali, ha una figlia non sposata in stato interessante ed un’altra sposata con un uomo dalle tendenza sessuali molto chiacchierate. Non che queste condizioni siano degne di biasimo ma la faccia, Cavaliere, dove l’ha messa?

Il Family Day non è stata una manifestazione di sostegno a qualcosa ma contro qualcosa. Contro i Dico, i riconoscimenti delle coppie di fatto eterosessuali e, soprattutto, dello stesso sesso. Citiamo, una per tutte, la dichiarazione di Don Benzi:

«Non esiste scientificamente l’omosessualità, è una devianza».

Caro Cavaliere, il suo comportamento di oggi è la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Consideriamo terminata la sua carriera di leader, purtroppo in modo assai ridicolo. Rileviamo che, grazie alle sue improvvide scelte, anche Forza Italia e quindi la Casa delle Libertà, sono destinati a morte sicura. Come ha oggi scritto Giuliano Ferrara nel suo editoriale sul Foglio, la sua delfina sarebbe tale Vittoria Brambilla, una fotocopia degli uomini di paglia suoi fedelissimi, come Bondi, Cicchitto, Vito, Frattini (inviato a Bruxelles al posto di Mario Monti dopo un tentativo di contrabbandare Rocco Bottiglione ndr) e tanti altri. Forza Italia sarà un partito di nessuno, grazie ad una delfina che è nessuno. Grazie comunque, Cavaliere, per averci fatto sognare: ora però dobbiamo guardare altrove.

Round-up: Inyqua, Daw, Babs, IlMegafono, Benedetto della Vedova, Dall’altra parte, Dyotana, Orizzonte Liberale

Gargarismi di uso comune

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Leggo su un noto quotidiano di una dichiarazione del noto filosofo Rocco Buttiglione (quello mandato a Bruxelles da Silvio Berlusconi al posto di Mario Monti per fare tremende gaffes sugli omosessuali ndr):

«I politici di sinistra si stanno comportando oggi con i cristiani come i nazisti fecero con gli ebrei

A parte che chi scrive qui non è di sinistra, ci permettiamo di non prendere neanche in considerazione questa affermazione. Non perché (almeno fin’ora) nessun esponente della sinistra politica, nei confronti dei cattolici, abbia mai fatto degli stermini di massa o promulgato leggi razziste o messo in campo gli eserciti per conquistare il mondo. E neanche perché i cattolici, generalmente, non siano circoncisi.

E’ piuttosto perché, come ha detto qualcuno, se

«i professori con sei lauree svuotano le parole di ogni autorità morale, le parole che evocano fantasmi terribili diventano gargarismi di uso comune».

Siccome Bottiglione appartiene ad una di queste categorie, non è proprio da prendere in considerazione, a prescindere.

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