La tutela della coscienza

Pacs.jpg

A proposito di Pacs, smaltita la sbornia delle lettere incrociate tra il Cavaliere e sua moglie, siamo tornati alla libertà di coscienza. Ultimamente questo è il massimo livello di tutela della libertà che passa il convento all’interno di Forza Italia. Eppure non tutti mostrano di gradire.

Marcello Pera (sito personale in ristrutturazione perenne, ndr), quello del Manifesto per l’Occidente, vuole mettere sotto tutela pure la nostra coscienza. Sostiene che

«Non solo non possiamo votare i Pacs, non possiamo neppure dire, come purtroppo ho sentito dire, che Forza Italia lascia la libertà di coscienza.»

E noi che ci eravamo illusi sulle doti libertine di Silvio Berlusconi e avevamo sperato in un suo colpo di genio e in un invito a sostenere le unioni di fatto.

Il “niet” di Pera è quello che succede quando si lascia troppa libertà. Forse non siamo abbastanza maturi per gestirla, quando è eccessiva. Meglio era dirlo subito, che non si vuole far nulla, meglio era sostenere chiaramente che si vuole mettere in difficoltà la maggioranza di Centro Sinistra.

Pure Antonio Martino, l’ultimo giapponese, non si sbilancia. Quando dice che «Avere lasciato la libertà di coscienza significa soltanto che su questo, che non è un tema del nostro programma politico, gli iscritti di Fi hanno opinioni diverse, come è legittimo che sia.»

Che Pera fosse un cattolico pentito e quindi ancora più estremista, lo avevamo capito. Ci sembra di capire che lo abbia capito pure lui. Che Martino fosse diventato un po’ pavido, non ce lo aspettavamo: mica sarà sulla strada della conversione?

Le unioni di fatto sono indimostrabili?

Pacs.jpg

Giorgio Napolitano si scopre Presidente senza dubbi. Il suo intervento sulla possibilità che

«si possa trovare una sintesi sulle unioni civili anche nel dialogo con la Chiesa e tenendo conto delle preoccupazioni espresse dal Pontefice e dalle alte gerarchie della Chiesa»

fa sorridere. Non perché crediamo sia ridicolo che un Presidente della Repubblica si immischi in faccende non consone al suo ruolo ma piuttosto perché la possibilità di “sintetizzare” posizioni radicalmente lontane è un’impresa più difficile di una vincita al Lotto.

E infatti, giusto per non smentirsi, le gerarchie non si sono fatte attendere. Monsignor Giuseppe Betori, segretario della Cei, dice che la legge sulle coppie di fatto è superflua perché

«noi riteniamo che un cattolico non possa arrivare al riconoscimento pubblico delle coppie di fatto

E per quanto riguarda le unioni omosessuali,

«è proprio la parola coppia che non appartiene al concetto di famiglia fra uomo e donna. La convivenza non deve aver rilievo pubblico, questo vale sia per le convivenze fra persone dello stesso sesso che per quelle eterosessuali».

La cosa interessante è la ripetizione del concetto del “riconoscimento pubblico, quasi a dire che in privato le coppie omo ed etero spesso formano delle unioni paragonabili nella sostanza a quelle famigliari ma questa realtà, ormai innegabile e diffusa nel nostro paese, non può e non deve essere riconosciuta, appunto pubblicamente.

Il concetto è tutto qui: mancano i presupposti per il riconoscimento di una realtà verso la quale il compito dello Stato è quello di regolarne e tutelarne i comportamenti. D’altra parte una religione che basa le sue fondamenta sul presupposto dell’esistenza di un Dio, indimostrato e indimostrabile, come potrebbe prendere atto e riconoscere una realtà dimostrata e dimostrabile in contrasto con i suoi precetti? Infatti, non potrebbe.

Pacs: un approccio liberale

Pacs.jpg

Piccolo è bello. Ne avevamo già scritto. Si sono ripetuti:

«La DC non voterà la mozioni di Udc e Forza Italia contro i Pacs. Le posizioni dell’Udc e di gran parte del centro-destra sui diritti civili non appartengono al Dna dei cattolici democratici. Sono robaccia da destra cattolica americana, robaccia messa al bando dalla vecchia Dc e tanto meno considerata dalla nuova…il Santo Padre richiama la politica alla difesa della famiglia tradizionale e censura, giustamente dal suo punto di vista, convivenze contrarie alla morale della Chiesa. Il legislatore, anche cristiano, ha tuttavia il compito di disciplinare i comportamenti sociali, non di giudicarli. Di qui il sì del nostro partito alla bozza Pollastrini. Va detto, con onestà, che le stesse posizioni da vecchia destra americana, oltre che all’Udc e a Forza Italia, appartengono alla Margherita e persino a settori di Ds. Il nostro segretario Rotondi ha avuto il merito di riportare in un tema così delicato la traccia culturale dei cattolici democratici.»

Questa la dichiarazione di qualche giorno fa di un parlamentare della Nuova Dc, Franco De Luca. Se queste sono le premesse, la Nuova Dc dovrebbe essere non un piccolo ma un grande partito. Come l’ha definita il “ilRiformista”, è «una lezione democristiana di laicità della politica

Ora ci tocca? Votarli?

Papa e Pacs: solo offese e minacce

Ratzinger_2.jpg

Il Papa torna a parlare di Pacs. Dice che

«Minacce contro la struttura naturale, fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, tentativi di relativizzarla e destabilizzarla…tutto ciò costituisce una offesa alla famiglia e contribuisce a destabilizzarla, violandone la specificità ed il ruolo sociale unico.»

Ora siccome non è possibile porre un limite ragionevole alla ragionevolezza dei Pacs, siamo passati alle offese e ai processi di destabilizzazione.

Non importa che i Pacs siano un modo per dare forma a qualcosa di ben reale e radicato in tutti i paesi occidentali. Non importa che la forma sia fondamentale per la sostanza quando parliamo di diritti individuali. Non importa che Pacs non voglia dire famiglia.

Importa solo la lotta senza quartiere e a colpi bassi contro qualcosa di “diverso“. Importa mantenere solo lo status quo, alla faccia dei cambiamenti, anche epocali. Quindi, cari conviventi, ricordate che da ora in poi siete il preludio a: 1) un’offesa per la famiglia; 2) la sua destabilizzazione. Cominciare a fare la valigie e comprate il biglietto, quello di non ritorno. Ve lo raccomanda il Papa.

Unioni di fatto: un approccio liberale

Pacs.jpg

Un noto politico non sospettabile di essere un liberale accanito dichiara:

«Sono il segretario del (un partito del quale non riveliamo il nome, per il momento ndr), non del Vaticano. E parlo anche con i monsignori ma preferisco parlare con i preti delle parrocchie e con i fedeli. I quali sanno bene, come lo so io, che se quello delle unioni di fatto non è certo, per un cattolico, un modello da seguire, la concezione liberale dello Stato ci impone di rispettare stili di vita diversi dal nostro e di fare un modo che chi li pratica sia dotato dei diritti che hanno tutti i cittadini. La nostra coscienza di cristiani di impone di essere più misericordiosi degli altri verso chi si trova in condizioni di maggiori difficoltà».

Continua:

«I cattolici non fanno politica per realizzare il Vangelo ma per amministrare meglio i diritti di tutti, anche dei non cristiani. Che vanno rispettati. Imporre l’indissolubilità del matrimonio non p un atto né liberale né cristiano…rifiuto il modello Zapatero ma anche quello clericale di Udc e Margherita.»

E ora sulle le unioni di fatto:

«Le unioni di fatto sono, appunto, un “fatto” e possono essere o lasciate al caso o disciplinate. Se due persone vivono da anni assieme e sono migliaia, non è un capriccio ma una scelta che va rispettata e disciplinata per rendere loro la vita più serena…Non voglio equiparare la unioni di fatto alla famiglia naturale fondata sul matrimonio, ma la proposta Pollastrini, che vuole riconoscere loro dei diritti, è giusta. Del resto, se per un cattolico osservante è vietato mangiare carne di venerdì santo, nessuno di noi s’indigna se il vicino di casa la consuma. »

Un flash-back:

«E vorrei ricordare che già sul referendum sulla procreazione assistita la Cdl sbagliò, schierandosi per l’astensione. Tra l’altro, perdemmo molti voti alle politiche, con quella scelta.»

Questo leader politico si esprime rappresentando esattamente il nostro sentire su questo tema e ha un approccio invidiabile al tema del liberalismo, della libertà di scelta dell’individuo e al rapporto con le gerarchie ecclesiastiche. Vorremmo che la sua non fosse una voce isolata. Nella Casa delle Libertà purtroppo lo è. Silvio Berlusconi ha dato libertà di coscienza ai suoi, per rispettare la componente laica, ma sostanzialmente, pare che la pensi come i cattolici del suo partito.

Lui, invece, non rinnega le sue radici cattoliche, ha un alto rispetto della laicità dello Stato, rileva pragmaticamente il “fatto” delle unioni extra-coniugali e sostiene la possibilità di scelta sia per chi vuole costruire una famiglia tradizionale che per chi vuole semplicemente convivere.

Ma chi è costui? Provate ad indovinare.

p.s. se andiamo avanti così, dopo una lunga assenza, nell’urna torneremo a votare il suo partito.

Chiudi
Invia e-mail