La tutela della coscienza
03-Feb-07

A proposito di Pacs, smaltita la sbornia delle lettere incrociate tra il Cavaliere e sua moglie, siamo tornati alla libertà di coscienza. Ultimamente questo è il massimo livello di tutela della libertà che passa il convento all’interno di Forza Italia. Eppure non tutti mostrano di gradire.
Marcello Pera (sito personale in ristrutturazione perenne, ndr), quello del Manifesto per l’Occidente, vuole mettere sotto tutela pure la nostra coscienza. Sostiene che
«Non solo non possiamo votare i Pacs, non possiamo neppure dire, come purtroppo ho sentito dire, che Forza Italia lascia la libertà di coscienza.»
E noi che ci eravamo illusi sulle doti libertine di Silvio Berlusconi e avevamo sperato in un suo colpo di genio e in un invito a sostenere le unioni di fatto.
Il “niet” di Pera è quello che succede quando si lascia troppa libertà. Forse non siamo abbastanza maturi per gestirla, quando è eccessiva. Meglio era dirlo subito, che non si vuole far nulla, meglio era sostenere chiaramente che si vuole mettere in difficoltà la maggioranza di Centro Sinistra.
Pure Antonio Martino, l’ultimo giapponese, non si sbilancia. Quando dice che «Avere lasciato la libertà di coscienza significa soltanto che su questo, che non è un tema del nostro programma politico, gli iscritti di Fi hanno opinioni diverse, come è legittimo che sia.»
Che Pera fosse un cattolico pentito e quindi ancora più estremista, lo avevamo capito. Ci sembra di capire che lo abbia capito pure lui. Che Martino fosse diventato un po’ pavido, non ce lo aspettavamo: mica sarà sulla strada della conversione?


