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“Thinking”…

Abbiamo due citazioni da parte di due persone importanti nella nostra vita: sorella Inyqua e Ivo Silvestro, aka l’Estinto. Siamo citati perchè loro dicono che il nostro blog li fa pensare. Allora, per curiosità e per cortesia, dobbiamo anche noi scrivere un post. Per curiosità perchè vogliamo riflettere sui motivi che ci spingono a leggere regolarmente un blog e per cortesia perchè un gesto come quello di essere apprezzati e linkati ha un grande valore personale e bloggereccio. Perchè leggiamo soprattutto certi blog? Spesso non ci rendiamo conto della nostra routine quando scorriamo i feed nel nostro lettore. C’è sempre quel qualcosa o quel qualcuno che ci attira, ci magnetizza. C’è uno stile, una consonanza, una frequenza. C’è la possibilità di leggere, sempre con sorpresa, cose che non sapevamo e che impariamo da qualcuno come noi, qualcuno senza padroni nè interessi se non quello di scrivere di sè ed esprimere liberamente le proprie idee ed inclinazioni. Mia sorella Inyqua (è mia sorella, dico, mica una qualunque), Ivo (filosofo dei tempi moderni, senza il quale questo blog manco esisterebbe), Luigi Castaldi (Malvino for Ministro della Sanità!), Cruman e i suoi soci (lo conosco e vi garantisco che è un genio) e Andrea Mancia (nell’anno delle elezioni americane leggete lui e Camillo, il resto in Italia dimenticatelo), provocano spesso sussulti e commenti mentali, sintomi di un’attività anomala dell’intelletto. Con i tempi che corrono, non è cosa da poco         

La “Manna” delle intercettazioni

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Evelina Manna

Benedetto della Vedova ha ragione quando, sulla vicenda delle intercettazioni di Silvio Berlusconi, dichiara che:

«Il degrado che segna i rapporti tra magistratura, politica e informazione è una emergenza democratica che il nostro paese deve affrontare».

Questo è un problema di sempre ma Della Vedova omette di dire che il degrado non è solo relativo alle modalità con le quali sono trattate le intercettazioni ma risulta evidente dal loro contenuto. In altre parole, dovremmo dimenticare per un attimo i nostri giudizio morali sulla colpevolezza o meno di Berlusconi e di Saccà in questa circostanza e valutare attentamente i contenuti delle loro conversazioni.

Da questi emerge che: 1)Saccà considera Berlusconi una persona non troppo spudorata e pressante nelle sue richieste, quindi siamo salvi; 2)Berlusconi giustifica le richieste come il risultato di pressioni alle quali non riesce più a fare fronte, infatti è sempre stata colpa dei suoi alleati; 3)Berlusconi ammette con Saccà che “qualche volta ti chiedo di donne“, affermazione interpretabile a piacere; 4)Giuliano Urbani, membro del CDA Rai in quota a Forza Italia, è “uno stronzo“, affermazione di Berlusconi, molto delicata per uno dei fondatori del partito; 5)il regista della fiction “Barbarossa“, Martinelli, è un cretino, almeno questo è il succo della affermazioni di Saccà; 6)la Lega è un partito di rompi palle con quella loro storia del “Barbarossa” e Saccà è pregato – da Berlusconi – di intervenire per calmarli; 7)Elena Russo ha bisogno di lavorare e Berlusconi, che ci tiene all’abbassamento del tasso di disoccupazione, le cerca un lavoro. Il punto 8? Necessita di un momento di riflessione.

Dopo essere stato violentemente attaccato per la pubblicazione on-line dell’audio di questa famigerata telefonata, finalmente il Cavaliere ha detto ciò che pensa della Rai e che noi ignoravamo:

«Voglio essere chiaro: lo sanno tutti nel mondo dello spettacolo, in certi situazioni, in Rai, si lavora soltanto se ti prostituisci oppure se sei di sinistra…in Rai non c’é nessuno che non sia stato raccomandato, a partire dal direttore generale che non è certo stato scelto attraverso una ricerca di mercato».

Probabilmente ha ragione. Ma allora vorremmo sapere se Evelina Manna è una che si prostituisce o è di sinistra: forse è tutte e due le cose, visto che la sua raccomandazione servirebbe a fare passare nelle file dell’opposizione un senatore della sinistra, almeno così dice Berlusconi nella conversazione con Saccà.

Ricapitolando: Berlusconi telefona a Saccà per fargli sistemare la faccenda Lega in Rai, quella di Elena Russo e per trovare un lavoro a Evelina Manna, quest’ultima merce di scambio per la maggioranza in Senato. La conclusione la sapete tutti: il ribaltone non c’è stato e quindi o la Manna non ha poi tutte queste doti oppure è talmente scarsa che neanche Saccà le ha potuto trovare un lavoro.

A noi, elettori di Centro Destra, non resta starcene ancora qui con questo governo di Centro Sinistra, smarriti e sconcertati e non sappiamo se preferire la faccia di Mortadella o quella di Berlusconi. Almeno adesso siamo certi che il Cavaliere la faccia ce l’ha tosta e che a lui del “degrado che segna i rapporti tra magistratura, politica e informazione” non gliene importa un fico secco. Per gli scettici, qui il la registrazione audio e qui la trascrizione.

Ghulam

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Si chiama Ghulam la bambina afghana della foto e Faiz Mohammed l’uomo. Lei ha 11 anni, lui 40. Ghulan è la vittima di un costume tanto arcaico quanto ancora presente in molti paesi: è’ stata data in sposa all’uomo, che ha pagato per comprarsi la sua 10a moglie. Ora non ha più una vita propria, autonoma e, se sarà fortunata, potrà al massimo avere una istruzione scolastica.

L’Asia meridionale è il luogo dove vive la metà delle decine di milioni di donne obbligate a sposarsi in età adolescenziale. Questa pratica non è più presente nei paesi occidentali avanzati, anche se in alcuni di essi lo è stata ancora fino a pochi anni fa. Ma qui, grazie al cielo, la “decadenza dei costumi” ha anche procurato una impressionante accelerazione di certi cambiamenti epocali, primo fra tutti la condizione della donna.

In Svizzera le donne fino a pochi anni fa non potevano votare. Oggi quasi la metà dei ministri elvetici sono donne. In Italia fino all’inizio degli anni ’80 esistevano le attenuanti per i delitti d’onore. Oggi una cosa del genere è impensabile.

La modernità e l’evoluzione possono essere agevolmente misurate guardando alla condizione della donna. Se è posta sotto tutela, se è priva di diritti, prima di tutto quello all’istruzione, vive in un paese barbaro.

Questa foto ha vinto il premio UNICEF per il 2007. Dobbiamo guardarla e non dimenticare in che situazione privilegiata viviamo. Dobbiamo ricordare quanto le credenze e i dogmi religiosi possano annichilire la dignità e la libertà dell’uomo. Dobbiamo riconoscere quanto benefico possa essere il bieco relativismo e allontanare i nostri sensi di colpa.

Adieu, Luttazzi

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A differenza di Aldo Grasso non riteniamo che Daniele Luttazzi sia “uno dei pochi comici intelligenti della nostra tv“. Forse perché la nostra prima esperienza in uno spettacolo del popolare comico l’abbiamo avuta in teatro, dove abbiamo assistito ai suoi monologhi in diretta e senza montaggi. Questo avveniva in epoche non sospette, quando Luttazzi non era stato catapultato sul pianeta televisivo e non era ancora la vittima di editti bulgari.

Molti sostengono che abbia modificato il suo atteggiamento proprio perché il successo gli ha dato alla testa. Invece non è così. Luttazzi è sempre lo stesso, è un comico sopra le righe che si diverte soprattutto a fare due cose: sferrare degli attacchi personali e usare un linguaggio oltremodo volgare. Per questo non ci piace.

La volgarità nella comicità è sempre e comunque un fatto gratuito. Se ognuno di noi provasse a fare ridere semplicemente usando argomenti che si collocano sotto la cintura, farebbe almeno sorridere, forse pure ridere. Ma sarebbe troppo facile definire l’uomo della strada un comico. Il comico, quello vero, è altra cosa. Almeno per chi crede nella comicità come in una qualità elevata, espressione dell’intelligenza umana e di un’innata capacità di essere auto ironici.

Gli attacchi personali, se reiterati e diffamanti, con la comicità non hanno proprio nulla a che fare. Se il comico dovrebbe esprimere intelligenza, esprimendo rancore o diffamando la sua intelligenza la offende. E, per di più, rischia.

Non crediamo alla favoletta dei diktat di Giuliano Ferrara. Crediamo piuttosto che il direttore di un’emittente televisiva, magari consigliato dai suoi legali, corra ai ripari se valuta troppo elevato il rischio derivante dai danni giudiziari eventualmente causati da una trasmissione di cui è responsabile. Nel caso di Luttazzi ci meravigliamo che Antonio Campo dell’Orto non l’abbia fatto prima, anche perché si tratta pure della sua sedia.

Non si debbono preoccupare quelli che temono per una deriva oscurantista e perché il caso Luttazzi dimostri una “condizione di arbitrio” nella quale “anche chi oggi si sente al sicuro potrebbe essere presto travolto dalla condanna in nome del buon costume“. Nessuno sarà travolto da un caso Luttazzi, non lo è stato nel passato né lo sarà nel futuro. Per travolgere questo paese ci vuole ben altro che un fatto marginale del mondo dello spettacolo.

Né pensino che quelli “che hanno applaudito il licenziamento di Luttazzi, non si rendono conto della gravità dell’avvenimento“. Ce ne rendiamo ben conto, eccome. Non della gravità del licenziamento ma del fatto che in Italia i media continuino a scommettere sul successo di personaggi che fanno della volgarità, dell’insulto e della diffamazione gratuita la principale espressione del loro talento.

Dovremmo chiederci (o chiedere a Luttazzi), perché tanto odio, tanto rancore verso gli italiani e, soprattutto, verso certi personaggi, con i quali non ha mai avuto niente da spartire. Forse è un argomento di ricerca scientifica, psicologica o psichiatrica. Non avremo mai risposta perché Luttazzi non apparirà più sugli schermi, senza che l’Italia abbia perso qualcosa.

Hat tip: grazie a Daw, l’accusa di Repubblica, secondo la quale la battuta su Ferrara sarebbe un plagio; il comunicato ufficiale dell’emittente La7 sulla chiusura di Decameron; il post di Daw, nel quale si preannunciava la chiusura: chi semina vento raccoglie tempesta; la lettera di Giuliano Ferrara sul caso.

Chi ha paura dell’AIDS? Noi no

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Karol Sikora, famoso oncologo inglese, docente di oncologia dell’Imperial School of Medicine di Londra ed ex Direttore del Dipartimento di Oncologia dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha pubblicato di recente sul “Daily Mail” un rapporto sull’AIDS. Ne risulta ciò che ormai è davanti ad i nostri occhi e cioè che la terribile pandemia, annunciata all’inizio degli anni ’70 dai Gallo ed i Montagnier, pandemia non è. Secondo gli illustri scienziati, entro la fine del millennio oltre 300 milioni di individui avrebbero dovuto soffrire di AIDS conclamato e il numero dei morti si sarebbe dovuto contare in decine di milioni.

Invece nulla di tutto ciò è successo. L’AIDS è un fenomeno ancora in grandissima parte circoscritto ad alcune categorie a rischio, sul pianeta il numero di malati non mostra una tendenza ad aumentare e la mortalità è drammaticamente diminuita.

Queste notizie, pubblicate alla vigila della giornata per la lotta contro l’AIDS, non hanno tardato a causare delle violente reazioni. Non sappiamo se Sikora e quelli che sostengono le sue teorie epidemiologiche sono stati linciati da una certa stampa ma di certo i media non hanno esitato a dare il più ampio rilievo alle teorie catastrofiste. Il Corriere ha pubblicato il 29 novembre scorso un servizio di due pagine intere dedicato all’AIDS. Il titolo ed i sottotitoli sono chiari: i sieropositivi sono in aumento e il contagio cresce soprattutto tra gli eterosessuali.

Il messaggio è sempre il solito: si tenta di terrorizzare la gente comune, per lo più eterosessuale, facendo credere che un rapporto con una persona sconosciuta sia un rapporto a rischio AIDS. Si sostiene inoltre che quasi il 50% dei nuovi casi siano eterosessuali mentre quelli tra i tossicodipendenti e gli omosessuali sono ridotti al 20-28%. Si omette però di far notare che, aggiungendo 20 a 28 si arriva appunto quasi a 50 e che quindi la metà dei casi rappresentati da categorie numericamente molto piccole – i gruppi a rischio – rispetto allo stesso numero nell’oceano degli eterosessuali, dimostrano proprio il contrario: il contagio continua ad essere un problema proprio tra le categorie a rischio.

Il fatto è che l’AIDS, come pure altre pandemie o epidemie, pur non avendo raggiunto la gravità prevista dai suoi scopritori, continua ad essere oggetto di interessi convergenti: medici, ricercatori, istituti di ricerca, case farmaceutiche, governi, istituzioni di vario genere e la chiesa cattolica. Tutti pronti a cavalcare l’onda emotiva, dimenticando che in moltissimi casi non si tratta di AIDS ma di altre malattie e che ormai quando si parla di sieropositività non si può più parlare di morte certe e di atroci sofferenze. E tutti pronti ad incassare. I soldi degli ignari contribuenti, pieni di sensi di colpa.

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