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Libero Pensiero ci ha azzeccato. Chi pensa che la vicenda del Procuratore De Magistris sia una evento dove magistratura e politica si affrontano, non guarda lontano, anzi non abbastanza vicino. La disfida è all’interno delle diverse fazioni della magistratura e, per quanto riguarda De Magistris, assistiamo da un po’ di giorni ad una alleanza con un giudice, Valentina Forleo. Perché questa faida si acuisce in questo periodo?
Ci sono due ragioni: la prima è la teoria delle due magistrature. I tribunali calabresi ne sono un esempio lampante. Dice il segretario della Anm, Lelio Rossi:
“C’è una magistrature burocratica, timida verso il potere, ossequiente e talora connivente e un’altra, spesso incarnata dai magistrati più giovani, animata da una genuina tensione ideale e dall’ansia di affermare legalità e uguaglianza per cambiare lo stato della cose esistenti“.
Ovviamente, interrogati, tutti i magistrati dichiarerebbero e dichiarano di appartenere alla seconda categoria. Peccato che, invece, molti di loro appartengano alla prima. A voi decidere l’appartenenza di De Magistris.
Il secondo elemento è la concomitanza di queste faide con la data del 31 marzo 2008. Entro questo termine dovranno essere definiti i destini dei primi 100 magistrati i quali, a causa dei provvedimenti inseriti nella passata finanziaria, saranno trasferiti in una girandola di avvicendamenti per i quali tutta la magistratura si trova in subbuglio. Conoscendo i personaggi, sono iniziate le lotte, le alleanze per riposizionare chi conta laddove si possano mantenere intatti gli equilibri di potere. Da qui l’appoggio della Forleo di turno a De Magistris, dietro il quale si nasconde un non improbabile quanto segreto accordo.
Se però pensiamo che le agitazioni mediatiche, le minacce e le accuse lanciate dai due magistrati siano una bolla di sapone, pronta a dissolversi una volta passata la tempesta, sbagliamo. Ciò a cui assistiamo è uno spettacolo decadente dove dei magistrati, tenuti ad una ferrea riservatezza di ordine deontologico dalla loro missione essenziale nella vita di un paese, si permettono di intervenire a ripetizione e senza contradditorio durante trasmissioni seguite da milioni di spettatori. In questo loro show, contribuiscono a dare del Ministero della Giustizia un’immagine distorta e tendenziosa, strumentalizzando le loro vicende per fini ignorati dalla quasi totalità degli sprovveduti telespettatori.
Oggi sappiamo con certezza che Berlusconi non conta più niente in questo paese. La notizia della sua piena assoluzione nel processo SME è passata quasi inosservata sui giornali e è stata ignorata in televisione. Così come sono state ignorate le disavventure di Clementina Forleo, vittima sacrificale dei poteri, costretta a rinunciare alla scorta dei Carabinieri dei quali non si fida: infatti nessuno le chiede conto, nelle interviste, della dissoluzione dei suoi incredibili teoremi con i quali ha, volutamente, confuso lucciole per lanterne, assolvendo come “resistenti” dei terroristi con il pedigree.
Filippo Facci cita dei dati inquietanti: il 55,8% degli italiani ritiene che la magistratura agisca per fini politici, il 66,4 che non sia imparziale e il 46,3 che i magistrati non meritino alcuna fiducia. Una ragione ci sarà. A noi bastano le esperienze allucinanti avute in passato nei tribunali italiani dove, spesso, ci siamo chiesti se i giudici avessero almeno letto le memorie scritte dagli avvocati e ci siamo dati una risposta che potete ben immaginare.





