Fate parlare Ratzinger e poi confutate
15-Gen-08
Come scrive sulla Repubblica di oggi Adriano Sofri, speriamo che il rettore dell’Università della Sapienza di Roma continui sulla strada intrapresa: quella di permettere, in nome di Galileo, al Papa di parlare. Se è vero, come ha sostenuto qualche illustre intellettuale di sinistra, che il clero è una “lobby che chiede e promette favori e benefici” è anche vero che una libera istituzione laica come la più grande università italiana, si deve porre al di sopra di qualsiasi ambizione lobbistica ed accettare la tribuna papale.
Non ci spaventano i timori di Marcello Cini, professore emerito, firmatario della petizione volta ad impedire la visita papale, quando si duole perché i liberi studiosi corrono il pericolo di subire una prescrizione da parte del Papa su ciò che “debbano o possano dire e pensare“. Alcune delle più prestigiose università americane hanno ospitato dittatori e religiosi dalla vena integralista, invitandoli nelle aule magne per un discorso e la vita è continuata come prima. C’è però una differenza con la visita papale alla Sapienza.
Negli USA, così come nessuno si azzarda a protestare giudicando inammissibili tali inviti, qualsiasi discorso di una personalità é poi seguito da un confronto, un dibattito e, spesso, da pesanti contestazioni. Siamo certi che ciò non avverrà con Ratzinger. Chi invoca la reciprocità dovrebbe invece invocare una condizione alla quale si dovrebbe sottomettere il Pontefice: quella di accettare il dibattito. Se così fosse, le migliaia di docenti e di studenti potrebbero accogliere il discorso papale come un fertile terrerno per domandare, confutare e rifiutare, nel dialogo, molte impostazioni ed imposizioni tipiche del dogmatismo religioso.
Invece, nessuno invoca il confronto, nessuno prepara il terreno per la battaglia dialettica. Stiamo pure certi che, finita la protesta di uno sparuto gruppo di docenti, la mediocrità ed il perbenismo di molti piccoli uomini, proni davanti al grande uomo, prevarrà e se ne staranno tutti zitti ammettendo così la sconfitta.
Non possiamo continuare a protestare per le ingerenze ed il tentativo di riportare la società indietro di secoli. Chi vuole fare il laico, laico sia. Abbia il coraggio delle proprie azioni e smetta di piagnucolare e consideri questa visita un’occasione unica. Gli intellettuali ed i politici che tengono veramente alla sopravvivenza della libertà, dove la religione sia un fatto accettato ma non condizioni l’evoluzione delle società, dovrebbero affermare il primato della ragione, della scienza, della tecnologia e della modernità affermando sempre e con coraggio che qualsiasi diktat del clero non potrà mai essere un’intimidazione.
Invece noi abbiamo i piagnistei ed i leader politici, come Walter Veltroni, i quali, davanti agli ammonimenti del Papa sui degradi metropolitani, chiedono venia e tacciono. Ciò di cui ha bisogno il nostro paese sono personaggi politici come la signora Fernàndez de la Vega, vice-premier del governo spagnolo, che ha dichiarato:
«La società spagnola non è disposta a tornare ai tempi in cui una morale unica era imposta a tutto il Paese, né ha bisogno di tutele morali. Né tantomeno ne ha bisogno il governo che non le accetta. Non è tollerabile che venga a mancare il rispetto dovuto al governo ed al Parlamento…in più senza il rispetto della verità.»
Affermazioni di questo genere rassicurano chi, come noi, teme per un’evoluzione oscurantista della società ma in Italia c’è evidentemente bisogno di rassicurazioni da parte del Papa sul fatto che lui ci può garantire la vita eterna. Rassicurazioni per creduloni.



